8 Recensioni su

Logan - The Wolverine

/ 20177.3254 voti

E con questo si è chiusa un’era / 17 Ottobre 2018 in Logan - The Wolverine

Truculento, cupo, epico, drammatico. Tutto questo è “Logan”, ultima (ahimè) interpretazione del mitico Hugh Jackman nei panni del più amato mutante dei fumetti Marvel. Dimenticatevi tutti i film finora visti sugli X-Men: questo film è un western-on the road con i poteri, nonché una triste parabola sulla vita. Effetti speciali ridotti al minimo, ma proprio questo è il vero punto di forza. L’azione presente è dura, cruda, così spettacolarmente naturale. Grazie di tutto Hugh.

Leggi tutto

Attento, finirai per farti male! / 30 Aprile 2017 in Logan - The Wolverine

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Dunque, io mi son fatto un taglietto a un dito (col ca**o, è una ferita mortale!) e già volevo che venissero ridiscusse le Convenzioni di Ginevra. Poi vado al cinema e questo fa letteralmente a fettine quattro messicani nei primi 54 sec O_O ah-uh-ah, manco avevano fatto niente, gli avevano giusto sparato. Bien, ho totalmente perso l’ordine e visione d’insieme dei film Marvel, nella mia mente baluginano sparpagliati come le stelle nel cielo in una notta buia e priva di luna e lampioni e falò. Qui, per fortuna, i personaggi si eliminano anziché aggiungersi, ché sennò l’entropia aumentava. 2029, Logan fu-Wolwerine fa il conducente di auto di lusso in Texas, quel che il dibattito su Uber ci ha insegnato si chiama in gergo NCC. Poi è alcolizzato, ha l’adamantio dentro che l’ammazza chiano chiano e tiene il dottor X, ultranovantenne e coi poteri che fanno giacomogiacomo, in posto fatto di ruggine e polvere dopo il confine col Messico. I mutanti si stanno estinguendo. Quand’ecco che compare una che prima muore (l’azione più ripetuta del film) e poi gli smolla una bambina che è mutante fatta in casa con esperimenti di medici nazimultinazionali. Insomma la mission diventa portare sta niña oltre la frontiera col Canada, insieme ad altri fake-mutanti come lei, perché i cattivi sembrano onnipotenti ma eh oh uh se vai oltre il Canada no eh, lì sei salvo. Ok. Intanto si annusano e intrecciano le dita, lui fa un po’ la figadilegno sentimentale (no l’affetto non te lo do perché sono brutto sporco e dannato) ma scopre di poterle dire “Son tuo padre! (carramba)”, cercano di vivere vite vere. Tutte le persone che conoscono muoiono – ma povera famiglia di contadini nigga. Ma tutti eh. Muore X, muore Calibano che era simpatico e casalingua. Il road movie accelera e rallenta in continuazione, coi cattivi che li tallonano e loro che sfuggono e si rigenerano e prendi 2000 dolla quando passi dal via. Il succo è che l’eroismo è al tramonto, Jackman risulta un incrocio bombato di steroidi tra Eastwood nei film di Leone e Harvey Keitel, è sporco e cicatrizzato e avrebbe bisogno di una psi, un po’ perché in effetti ha un sacco di problemi (tipico dei supereroi), un po’ per conciliare il supereroismo con la vita amara da mainagioia. E #mainascopata, tra l’altro. Onore al merito perché finalmente non si combatte più contro Megazord e in palio non c’è l’universo tutto, che a me il gigantismo, già nei fumetti, aveva un po’ stufato; a me piace(va) quando i supereroi combattevano i rubagalline, al massimo dei ladri vestiti pacchiani ma senza troppe velleità, ed erano tutti più belli e più veri. E più morti, come Wolwerine, deve ben succedere.

Leggi tutto

La Stangata di Mangold / 15 Aprile 2017 in Logan - The Wolverine

Un superhero movie senza superhero? Idea interessante, peccato che Mangold bari dopo pochissimi minuti offrendoci un “Last of Us” dei poveri e qualche zampillo di sangue in più che però non desta particolare sorpresa, per un prodotto al solito impersonale e fiacco più dello stesso protagonista.

LOGAN: LA FINE DI UN’ERA E DI UN MONDO CHE STA SCOMPARENDO / 21 Marzo 2017 in Logan - The Wolverine

Nel capitolo conclusivo della serie Spin Off Hugh Jacman veste per l’ultima volta i panni del tormentato antieroe dagli artigli di adamantio alla continua ricerca della sua identità.
In un futuro imprecisato, il mondo è profondamente cambiato. Gli X-Men non esistono più, se non nelle pagine di fumetti che ne narrano le gesta e nei ricordi sbiaditi di un mutante malato e invecchiato. Quello che un tempo si faceva chiamare Wolverine oggi è un uomo sul viale del tramonto, con un passato violento e nessuno stimolo per il futuro. Isolato da qualsiasi forma di calore umano, ritroverà la forza per un ultima battaglia grazie a una giovane mutante dai suoi stessi poteri.
Dopo averci provato con il (molto sottovalutato) remake di Quel treno per Yuma Mangold rispolvera la sua competenza per il western e, tra citazioni e influenze più o meno esplicite di classici del genere come Shane- Il cavaliere della valle solitari o i più recenti The Cowboys di Mark Ridell o Gli Spietati di Clint Eastwood, restiusce a Wolverine la sua essenza e la sua purezza, mettendo subito in chiaro quale sarà il tono del film. Logan è violento, e molto. Da stomaci forti, per intenderci, e la carneficina iniziale ne è la dimostrazione: mai si era visto un prodotto Marvel così esplicito e feroce.
Non solo: puntando fortemente sulla rappresentazione estrema della violenza – che Mangold dimostra di conoscere e di saper rappresentare al meglio – e sull’introspezione, Wolverine è libero da qualsiasi censura visiva e morale, in modo da elavare al centro della narrazione non l’immortale e (quasi) invincibile mutante ma “l’uomo” Logan, sfruttando a pieno la profondità di un personaggio gia potenzialmente devastante.
In uno scenario boderline da terra di confine, tra Mexican Standoff e inseguimenti on the road scanditi e impreziositi dalle note della malinconica Hurt di Johnny Cash, Mangold mette da parte l’ambientazione nipponica del secondo capitolo per una ambientazione postapolittica, inscenando una sorta di western utopistico, con scenografie che ricordano a tratti l’ultimo Mad Max:Fury Road di George Miller. Wolverine non è più nè un soldato in cerca di una morte onorevole nè un Ronin senza padrone destinato a vivere per sempre in cerca di un destino: ormai è solo Logan, un pistolero dal passato violento e tormentato, unicamente dedito all’alcool e all’autodistruzione, in cerca di un’ultima opportunità di redenzione. In declino psico-fisico e in isolamento affettivo, Logan ritrova se stesso per proteggere ciò che resta del suo attempato mentore ormai menomato dall’alzahimer Charles Xavier, altrimenti noto come Professor X e Laura, una giovanissima mutante con i suoi stessi poteri, da un gruppo di mercenari al soldo di una multinazionale interessata a controllare il potere dei mutanti.
E’ così che in Logan torna anche il sostrato politico tanto caro ai creatori di X-Men, e la questione razziale e la discriminazione tornano al centro della storia. Il gene X è visto come una minaccia e non come una risorsa, e in quanto tale va eliminata. Mai come oggi la finzione cinematografica e la realtà (politica e sociale) sono state così vicine, influenzandosi e superandosi a vicenda: in un contesto dove la paura del diverso fa da padrone, il protezionismo e l’omologazione sembrano le uniche barriere (o gli unici muri, per usare una terminologia attuale) contro la diversità e le sue forme più varie. Tralasciando il discorso politico e continuando a ragionare in 16:9, una cosa è certa: Logan è una scommessa che spezza il conformismo del piatto universo Marvel e dimostra che un modo diverso di fare cinecomic esiste. Man mano che gli artigli di Logan spezzano arti e mietono vittime, la sensazione di assistere a qualcosa di straordinario diventa sempre più una certezza. Il duo Mangold – Jackman sovverte il “pensiero unico” targato Marvel e vince la sua scommessa, firmando un’opera conclusiva che sa tanto di opera prima, quantomeno nel suo genere, un pò come fece Sergio Leone con i suoi spaghetti western.
Se Christopher Nolan col suo Cavaliere Oscuro ha elevato lo standard ad un livello successivo, Mangold da ulteriore dignità al genere, compiendo un passo ulteriore verso il pieno riconoscimento. Certo, il prezzo che paga è altissimo, ma il sacrificio di Logan è un sacrificio necessario. Jackman, d’altronde, ha dato tutto se stesso alla parte, rendendo onore al personaggio che l’ha proiettato nell’olimpo dei grandi di Hollywood con un’interpretazione magistrale, mettendosi in gioco come mai aveva fatto nei precedenti 17 anni di Wolverine e spingendo se stesso oltre ogni limite fisico ed emotivo. E non poteva essere altrimenti, visto che pochi attori hanno avuto il privilegio di invecchiare insieme al proprio alter ego cinematografico (ogni riferimento a Rocky Balboa non è puramente casuale).
Stesso discorso vale per l’ottimo Patrick Stewart che presta per l’ultima volta il suo carisma al telepata Charles Xavier, affetto da una malattia neurologica degenerativa che gli causa continui attacchi psichici dalle potenzialità devastanti, ma ancora capace di regalare bagliori di speranza e di luce, contraltare perfetto al pessimismo cronico che avvelena la mente e il corpo di Logan.
Da segnalare la prova di Boyd Hoolbrook nel ruolo del villain, che lascia l’universo Netflix per dare la caccia ai mutanti invece che ai Narcos e il debutto della giovanissima Dfane Knee nel ruolo di Laura (X-23), giovane mutante che sicuramente farà parlare di se negli anni a venire. Mangold e la Marvel stessa hanno lasciato intendere che la storia di X-23 e dei suoi giovani amici è tutt’altro che finita.
Nonostante alcuni difetti più o meno evitabili, l’ultimo atto di Wolverine è un film maturo, triste, malinconico, capace di raccontare la fine di un’era e di un mondo che sta scomparendo, un vero e proprio atto d’amore, un omaggio cupo e nostalgico a un cinema e a una generazione che non c’è più, ma allo stesso tempo è molto più che un grido di speranza verso le generazioni che verranno.

Leggi tutto

Insolito Marvel, 7 / 6 Marzo 2017 in Logan - The Wolverine

Molto drammatico e inusuale l’inizio di questo terzo film su Logan, il macho pieno adamantio. La trama l’avete già letta, ma aggiungo che oltre alla nostalgia dei vecchi “X-Men” trapela la sofferenza e l’impotenza di fronte alla vita, che come un umano anche un mutante deve far fronte alle sue scelte e ai suoi dolori. Scene di azione e combattimento ad alta violenza, ma si giustifica nelle ingiustizie subite dai protagonisti, dalla loro continua fuga anche da poveri impotenti: vediamo Logan sofferente e distrutto, uno Xavier vecchio (più di prima!) e sboccacciato e una Laura che, anche se in fase di crrscita come mutante, nasconde una rabbia verso il mondo e la sua ostilità.
Ho sofferto con Logan durante tutto il film, durante le persecuzioni e la protezione verso Laura e Xavier. Credo che questa trilogia su Wolverine si concluda più che bene, nonostante sia in Marvel diverso dal solito, e senza l’ester egg alla fine dei titoli di coda….
Un bel 7.

Leggi tutto

Il voto sarebbe un 7.5 / 6 Marzo 2017 in Logan - The Wolverine

Inizio e prima parte un pò malinconica; siamo nel 2029, i mutanti sono sull’orlo dell’estinzione e Logan (Hugh Jackman), notevolmente invecchiato, fa l’autista di limousine e nasconde oltre confine, in Messico, Charles Xavier (Patrick Stewart), affidandolo alle cure del mutante reietto Calibano.
La loro vita verrà sconvolta dalla scoperta di una giovane mutante, Laura (l’esordiente e bravissima Dafne Keen), a cui cercheranno di offrire protezione (anche se Logan è inizialmente molto riluttante).
Il film acquista un buon ritmo con la comparsa in scena di Laura, fantastica la scena nel nascondiglio di Xavier. Il film ha momenti di pura violenza (oltre alla scena già citata di Laura, anche il primo combattimento di Logan aggredito da un gruppo di malviventi) e sembra quasi che Laura debba vivere sulla sua pelle alcuni momenti dolorosi che fanno parte della crescita da mutante.
Il rapporto tra Logan e Laura è particolare, con Logan ormai quasi distaccato dagli eventi del mondo per il suo passato e per la malattia che lo sta colpendo e che lo rende decisamente più umano (per questo il titolo è Logan, con riferimento al suo lato Umano).
Nel resto del cast da citare Richard E. Grant nei panni del professor Zander Rice (una sorta di Mengele moderno), Eriq La Salle (il dr. Benton di E.R.) nei panni del padre di famiglia che ospita Logan e “compagni”.

Leggi tutto

Violenza e saggezza: ottimo mix / 3 Marzo 2017 in Logan - The Wolverine

Si chiude un’era, con Hugh Jackman e Patrick Stewart alla loro ultima interpretazione di Wolverine e del Professor X e quello che ne esce fuori è oserei dire quasi un capolavoro. Siamo nel 2029, i mutanti sono quasi tutti estinti. Anche Logan, che campa lavorando che autista, è affetto dall’avvelenamento. C’è sempre però il vecchio Professor Xavier, che vive rinchiuso nel deserto, dopo che con i suoi poteri mentali ha provocato una crisi che ha ucciso gran parte degli X-Men. Lì se ne prende cura Calibano e Logan si fa vivo per portargli le medicine. Ma ad un certo punto Logan viene avvicinato da una donna, che lo implora di portare una bambina nell'”Eden”, in North Dakota. La bambina mostrerà dei sorprendenti poteri e farà capire come sono andate le cose e il perché di questi suoi poteri. Il cyborg Donald Pierce e il Dr. Zander Rice si mettono sulle tracce di Logan. Sarà uno scontro spettacolare, con violenza a palate (film vietato ai minori di 14 anni), ma, al tempo stesso con tanti momenti decisamente tristi, ragionati e che fanno pensare. Un film assolutamente da vedere, un must per gli appassionati, un ottimo modo per chiudere una saga. Ottima la regia, perfetti gli attori (oltre ai due volti più noto, abbiamo anche Richard Grant e Boyd Holbrook, ed anche la giovane Dafne Keen se la cava benissimo).
P.S. una volta tanto non ci sono scene post titoli di coda, perciò non fate come me, i miei amici ed altri ragazzi che siamo stati lì ad aspettare restando a bocca asciutta, andate pure via. Pare però che ci sia una scena pre-film, purtroppo nella nostra versione non pervenuta a quanto sembra.

Leggi tutto

Un film sul Logan uomo e non sul mutante / 2 Marzo 2017 in Logan - The Wolverine

Ben più di un film di supereroi, è questo che mi viene da dire dopo la visione di questo nuovo e ultimo capitolo dedicato al mutante con gli artigli. James Mangold (già regista del precedente capitolo di Wolverine) riesce a creare una storia davvero avvincente e ricca di significati, una pellicola atipica, che rilegge il canone classico del cinecomic. Si tratta di una pellicola per certi versi dark, “marcia”, buia, che mescola i sapori di sangue e morte. I personaggi di Xavier e Logan non sono quelli che siamo stati abituati a vedere nei precedenti film, sono cambiati, sono invecchiati, sono perennemente affaticati e vivono nel ricordo di tempi passati che sono ormai solo lontani ricordi, e guardano con tristezza ed amarezza ad un presente che sembra ormai avergli voltato le spalle e ad un futuro senza più speranze. È qui secondo me la forza del film, nella profondità e nei tratti psicologici dei personaggi, tormentati interiormente, ma con una sorta di saggezza che li porta a fare quasi sempre la scelta giusta. Logan non crede più nella società intorno a lui, ed è profondamente segnato dalle cicatrici sia fisiche ma soprattutto psichiche lasciategli dal passato, ma riesce comunque a trovare la forza per aiutare il suo amico ed ex mentore Xavier ormai gravemente ammalato. Il film non dispensa buoni sentimenti, l’umorismo è regolato al minimo e le scene d’azione sono poche ma ben dosate e a mio parere proprio per questo la pellicola si rivela una degna conclusione della trilogia dedicata al mutante con gli artigli.
Un film che finalmente si discosta totalmente dalle storie e dallo stile dei fumetti.
CAPOLAVORO ASSOLUTO.

Leggi tutto
inserisci nuova citazione

Non ci sono citazioni.

Non ci sono voti.