Recensione su Lo sciacallo

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4 giugno 2015

Basato su un romanzo scritto da Georges Simenon, L’Aîné des Ferchaux (Lo sciacallo) di Jean-Pierre Melville è un’opera valida. Un road movie discreto, un film non eccellente ma che comunque ha ottimi punti di riflessione. Melville si concentra sulla fuga intercontinentale di due personaggi, un pugile fallito (Belmondo) ed un finanziere che ha fatto bancarotta (Vanel). I due lasciano insieme la Francia per latitare negli States. Il regista Melville dirige un film che viaggia a cavallo fra Parigi, N.Y e New Orleans. La mdp dell’autore riesce ad immortalare la paesaggistica americana: un bar della Louisiana di proprietà di un ex galeotto razzista; le luci della New Orleans notturna; i grattacieli della città che non dorme mai. Il regista non si dimentica neppure di dare il giusto peso ai personaggi che incontrano lungo la loro fuga: la svampita autostoppista (Stefania Sandrelli); i militari americani rissosi che dopo averle prese si comportano da amiconi…

Lo Sciacallo però non è solo una fuga dalla legge, è un road movie che parla di amicizia e d’amore. Il pugile Mandet vede nel finanziere una figura paterna, vuole dimostrargli di valere qualcosa ma il finanziere è diffidente.. almeno nella fase iniziale. Per il riccone gli uomini si dividono in tre categorie: ghepardi, pecore e sciacalli. Mandet sicuramente non è una pecora, allora chi o cosa lo rappresenta meglio fra lo sciacallo ed il ghepardo ? Mano a mano che la trama avanza sembra che fra i due scocchi qualcosa più grande dell’amicizia, il rapporto ha un pizzico di omosessualità.

I due partono per lasciare la Francia ma la sfida non verrà superata dal duo..

DonMax

2 commenti

  1. paolodelventosoest / 24 marzo 2017

    Non aggiungo molto alla tua recensione con la quale concordo in toto se non un dettaglio che ho scoperto da poco. Di realmente americano in questo film c’è solo New York; per una serie di problemi – economici di produzione, oltre a un dispetto nei confronti di Charles Vanel che aveva programmato un lungo soggiorno anche per la compagna negli States a seguito della troupe – Melville ordinò di far armi e bagagli e finire le riprese in Francia. Per cui le highways americane altro non sono che l’Esterel francese, così come New Orleans è ricostruita in patria 😀
    Ma questo secondo me va a pieno merito del regista che ha saputo ricreare perfettamente l’atmosfera cajun

    • DonMax / 6 aprile 2017

      Grazie Paolo, non lo sapevo.
      Dopo mi leggo per bene tutti i retroscena, ci voglio vedere più chiaro.
      Melville me l’ha fatta di brutto ‘sta volta 😀

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