Recensione su Quasi Nemici - L'importante è avere ragione

/ 20176.821 voti

Gradevole, ma prevedibile fino all’ultimo fotogramma / 5 Agosto 2021 in Quasi Nemici - L'importante è avere ragione

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Il film di Yvan Attal scorre placidamente su binari ben definiti, prevedibile fino all’ultimo fotogramma. Però, al netto di semplificazioni e qualche passaggio assolutamente non approfondito, intrattiene il tempo necessario, senza troppi ricami inutili.

Daniel Auteuil interpreta un docente universitario cinico e senza peli sulla lingua, maestro e sopraffino praticante di retorica e provocazione. Per quanto sufficientemente caratterizzato dall’attore, il personaggio di Auteuil è tratteggiato in modo molto superficiale. Resta una sfinge per la durata di tutto il film: è “solo” un misantropo? Quali sono i problemi a cui accenna il direttore del dipartimento universitario, accennando alla sua assunzione in facoltà? Ricorda il Boris Yellnikoff di Woody Allen (anche per via del doppiatore italiano comune, Luca Biagini!), ma non è rappresentato con analoga ricchezza.
Camélia Jordana è una studentessa di giurisprudenza di nascita e cultura araba abituata a fronteggiare lingue biforcute e pregiudizi che, attraverso uno strano allenamento, scopre quanto sia interessante, utile e proficuo saper padroneggiare l’arte della parola e, con essa, modellare la realtà.

Il titolo italiano del film ammicca gratuitamente a quello (sempre italiano) del successo cinematografico francese di qualche anno fa, Quasi amici (2011) di Toledano e Nakache, con cui, al di là del contesto parigino, condivide casualmente qualche sparuto dettaglio.
Sinceramente, ignoro a cosa possa riferirsi il titolo originale, Le brio (tradotto, Il brio).

Lascia un commento

jfb_p_buttontext