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Recensione su Le streghe son tornate

/ 20137.180 voti

10 maggio 2015

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Si sentiva il bisogno di un’altra commedia horror faceta ma no, iperbolica e violenta, che ricordasse finalmente il primo Dal tramonto all’alba? Eh ca**o sì, finalmente si respira, anche se quelli erano un po’ gli albori dell’iperviolenza. Sì ok, me ne puoi fare sicuramente un elenco di altri, ok.
In un’immaginifica apertura alla Puerta del Sol, che è un luogo dove son stato mille anni fa e non ricordo una cippa ma me ne ha parlato un mio amico andato in postacci con prostitute per addii al celibato a Madrid (sì non c’entra nulla, e beh?), trafficata e centrale, un Cristo argentato, un bambino, un soldatino, Spongebob e l’uomo invisibile (sì, e poi? Un italiano, un francese e un tedesco?) fanno una rapina a un compro oro. Già così la crisi economica spagnola è servita. Scappano, José Cristo è il capo, Sergio il bambino, Antonio il soldatino, gli altri muoiono ma vengono aggregati un tassista e un ostaggio. Diretti in Francia, finiscono in un paesino, Zugarramurdi (note per streghe medievali e su cui c’è una canzone dei Fermin Muguruza, ma tu pensa) di pre-frontiera dove una famiglia trigenerazionale di streghe li irretisce e cattura, c’è da fuggirne. E ora, un minuto di silenzio per quanto è figa Carolina BANG! e per quanto il suo nome sia il più bello dai tempi di Franka Potente in Lola corre. Come del più misogino dei film, me ne avevano parlato, mentre a me è sembrato, ma è forse dovuto a una soggettività di genere, che entrambi, uomini e donne, siano il bersaglio dei dialoghi che si alternano a inseguimenti nei sotterranei e dita mozzate. Certo più diretto sono bersaglio le donne, streghe in quanto tali, anche quelle che streghe nel film non sono, mentre gli uomini ne sono terrorizzati e esasperati e incapaci di. Tutto. Deh! Mi ci rispecchio! E maschile è il punto di vista dei protagonisti, conseguentemente degli spettatori.
Non all’altezza è il finale, non so di che cosa ma di sicuro non dell’apertura, un sabba piuttosto malriuscito che dimostra come moltiplicare le streghe non ne molteplichi anche l’efficacia: ne bastano poche ma stronze ← disclaimer: a rileggerla, è probabilmente la frase più sessista che io abbia mai trovato.

4 commenti

  1. Stefania / 11 maggio 2015

    Oh, evvediché ci troviamo sul fatto che il finale non può quasi nemmeno essere paragonato all’inizio fulminante e riuscitissimo del film. De la Iglesia ha questo difetto, secondo me: si perde sui finali (quelli che ho visto finora, perlomeno).

    • tragicomix / 11 maggio 2015

      sì questo era proprio anonimo 🙁 quello della ballata non lo ricordo a dire il vero, ma ricordo che era un film piaciutomi moltissimo e che in questi giorni sto consigliando a tutti – anche a un signore ignoto che al cinema ci è saltato addosso, a me e ad un mio amico, chiedendo se le streghe ci fosse piaciuto e quanto.
      A quel che so scrivono lui e il suo sceneggiatore di fiducia, quello col nome buffo. E’ curioso che siano così bravi a creare il contesto e poi incapaci di chiuderlo, per quanto chiudere bene sia comunque difficile.

      • Stefania / 11 maggio 2015

        Intendi Jorge Guerricaechevarría 😀 Cognome-scioglilingua! Anche impegnandomi, non so pronunciarlo 😀
        Comunque, proprio Balada… non l’ha scritto con lui: primo titolo da “separati”. Pensavo anche a Crimen perfecto, però: la prima metà è strepitosa, cattivissima, poi scema.
        Ma al signore ignoto il film è piaciuto?

        • tragicomix / 2 giugno 2015

          sì ecco quello!
          Ah ecco non lo sapevo, e l’altro invece mi manca, magari lo segno.
          Il signore non stava più nella pelle da quanto gli era piaciuto, anzi, lo abbiamo dovuto rimettere dentro la pelle :/ per chetarlo. Continuava a dire robe tipo “no cioè capisci è una cosa un po’ diversa, finalmente, pazzesco!”.

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