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La leggenda del pianista sull'oceano

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La leggenda del pianista sull'oceano
La leggenda del pianista sull'oceano

Max Tooney, musicista senza un soldo, si decide a vendere la sua amata tromba per poche sterline ad un negozio di strumenti musicali, ma prima chiede di poterla suonare per un'ultima volta; la melodia che scivola fuori dallo strumento, dolce e malinconica, incanta l'anziano negoziante che ricorda di averla già ascoltata: tra i suoi polverosi dischi infatti ce n'è uno che contiene quel brano, inciso da un misterioso pianista. Max lo riconoscerebbe tra mille: quello che sta ascoltando è Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, il più grande pianista che abbia mai solcato l'oceano, ed è arrivato il tempo che qualcuno racconti la sua incredibile storia. Tratto dal monologo Novecento di Alessandro Baricco.
laschizzacervelli ha scritto questa trama

Titolo Originale: La leggenda del pianista sull'oceano
Attori principali: Tim RothPruitt Taylor VinceBill NunnGabriele LaviaClarence Williams IIIMélanie Thierry, Peter Vaughan, Niall O'Brien, Alberto Vazquez, Luca De Luigi, Femi Elufowoju Jr., Nigel Fan, Roger Monk, Leonid Zaslavski, Bernard Padden, Piero Gimondo, Adriano Wajskol, Nicola Di Pinto, Anita Zagaria, Katy Monique Cuomo
Regia: Giuseppe Tornatore
Sceneggiatura/Autore: Alessandro Baricco, Giuseppe Tornatore
Colonna sonora: Ennio Morricone
Produzione: Italia
Genere: Drammatico, Musica, Fantasy
Durata: 170 minuti

Il pianista / 18 Giugno 2015 in La leggenda del pianista sull'oceano

La curiosa e bizzarra storia di un musicista virtuoso del pianoforte, Danny Boodman T. D. Lemon Novecento (Tim Roth), che ha vissuto tutta la sua vita su un piroscafo, il Virginian, che nei primi decenni del ventesimo secolo faceva avanti e indietro dall’Europa all’America, raccontata attraverso le parole di un trombettista, Max Tooney (Pruitt Taylor Vince), che dopo aver conosciuto Novecento ed esserne diventato amico ha avuto il privilegio di suonare insieme a lui in diverse occasioni.
Tratto da un non entusiasmante raccontino di Alessandro Baricco, “Novecento” (1994), nato come monologo teatrale, incentrato su un personaggio che passa la sua intera esistenza su una nave per sfuggire ai problemi della vita (sai che originalità!), “La leggenda del pianista sull’oceano” (1998) vorrebbe essere un kolossal epico e commovente, ma solo a tratti riesce a coinvolgere ed emozionare.
Che Giuseppe Tornatore (anche sceneggiatore) sia cresciuto ammirando e amando il cinema di Federico Fellini e Sergio Leone è evidente, ma questi ultimi due, veri e propri geni della Settima Arte, rimangono irraggiungibili per chiunque, figuriamoci per uno come lui, che al massimo ha fatto buoni film (lo scomodo “Il camorrista”, 1986, il nostalgico “Nuovo cinema Paradiso”, 1988, il labirintico “Una pura formalità”, 1994, il torbido “La sconosciuta”, 2006, l’autobiografico “Baarìa”, 2009) senza però mai toccare livelli di eccellenza.
Il regista siciliano riempie il film di così tanti virtuosismi registici da rischiare di ubriacare lo spettatore: tra dolly, carrelli e zoom, che si susseguono senza soluzione di continuità, la cinepresa non sta mai ferma, spostandosi di continuo in avanti, all’indietro, a destra, a sinistra, in alto, in basso, con il rischio di cadere nell’esercizio di stile fine a se stesso. Troppi virtuosismi, troppo esibizionismo, troppa voglia di dimostrare di essere un autore.
Tornatore si fa prendere la mano e finisce per esagerare. Peccato, perché quando il regista non abusa dei movimenti di macchina, come nella bella scena in cui Novecento incide una sua composizione ispirata dalla visione di una ragazza (Mélanie Thierry), il film non è male, anche se, oltre alla regia ridondante, ha un altro difetto: quello di far parlare in dialetto alcuni personaggi secondari (come quello del contadino friulano interpretato da Gabriele Lavia). Per fortuna succede poche volte, ma quando capita, viene voglia di tapparsi le orecchie.
Tornatore, poi, ha una concezione piuttosto limitata del virtuosismo strumentale, dato che secondo lui essere un virtuoso del pianoforte significa semplicemente suonare in modo veloce, come se contasse solamente la rapidità di esecuzione e non anche il tocco con cui vengono eseguiti i pezzi. Per quanto riguarda il cast, Tim Roth (che quando suona il piano è doppiato da una pianista professionista, Gilda Buttà) ce la mette tutta per risultare credibile, ma, nonostante l’impegno, non sembra essere l’attore ideale per interpretare la parte di “un pianista straordinario, dalla tecnica strabiliante, capace di suonare una musica mai sentita prima, meravigliosa”.
Gli altri attori recitano discretamente, ma nulla più. La delusione più grande, però, è rappresentata dalla colonna sonora di Ennio Morricone (premiata, nel 1999, con il David di Donatello e, nel 2000, con il Golden Globe), che non riesce mai a far volare il film come avrebbe dovuto e come ci si sarebbe aspettato da un compositore del suo calibro.
La partitura musicale firmata dal maestro italiano perde nettamente il confronto con quella di un altro film in cui il pianoforte la faceva da padrone: ci riferiamo, naturalmente, al bellissimo “Lezioni di piano” (1993) di Jane Campion, per il quale Michael Nyman aveva scritto delle musiche sublimi che contribuivano ad alzare ulteriormente il livello dell’opera diretta dalla cineasta neozelandese, mentre quelle che Morricone ha composto per questa pellicola sono soltanto delle normalissime musiche che non trasmettono particolari emozioni.
In ultima analisi, “La leggenda del pianista sull’oceano” è un film costoso (è stato girato tra Odessa e Roma con un budget di poco inferiore ai quaranta miliardi di lire) e ambizioso con tanti difetti (a quelli sopra elencati c’è da aggiungere l’eccessiva durata: centosessantacinque minuti sono un po’ troppi) e qualche pregio (buone la fotografia di Lajos Koltai e le scenografie di Francesco Frigeri), che tenta, coraggiosamente, di superare i limiti del cinema italiano riuscendoci solo in parte.
Tutto sommato, però, il film non è così brutto come sostengono alcuni e non merita di essere stroncato brutalmente. Tornatore ha fatto di meglio, ma anche di peggio (il ripetitivo “L’uomo delle stelle”, 1995, l’imbarazzante “Malèna”, 2000).

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13 Dicembre 2013 in La leggenda del pianista sull'oceano

Tornatore si cimenta in produzione hoollywoodiana monumentale quasi in stile a metà tra Titanic e C’era una Volta in America, attraverso una direzione di maniera ma sapendo sfruttare una storia bellissima di Alessandro Baricco interpretata da uno straordinario Tim Roth.

La Leggenda Del Pianista sull’oceano / 23 Luglio 2013 in La leggenda del pianista sull'oceano

Emozionante, riesce a trasmetterti ondate di sensazioni e riesce a farti percepire con grande delicatezza l’aria che si respira sulla scena del set durante ogni preciso istante.Stupendo inoltre il modo in cui si riescono a carpire note di malinconia anche dietro affermazioni che esprimono tutt’altre emozioni. Un film da lacrime agli occhi

un film molto emozionante / 26 Marzo 2013 in La leggenda del pianista sull'oceano

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

La leggenda del pianista sull’oceano è un film di Giuseppe Tornatore uscito nel 1998.
Il film è tratto da uno splendido monologo di Alessandro Baricco che parla di un pianista che visse tutta la sua vita su una nave e che non ebbe mai un’identità perché nacque sulla nave e ci restò per sempre, senza che il mondo sapesse della sua esistenza.
Ovviamente aveva conosciuto molte persone su quella nave ospedaliera (che si chiamava “Virginian”), ma era estraneo al resto del mondo.
Raccontare la storia è fondamentale per poter commentare questo film: in ogni singolo fotogramma si provano tante emozioni e sensazioni proprio perché la storia è molto toccante.
Tutta la storia è osservata da uno sguardo esterno che è quello di Max Tooney (interpretato da Pruitt Taylor Vince), egli vede il suo amico Novecento (curiosa è la storia legata al suo nome) saltare in aria.
Novecento è un personaggio molto importante che spesso ci invita a riflettere su alcune cose soprattutto nella scena del monologo che enuncia prima di esplodere insieme alla sua nave (Tim Roth recita in modo impeccabile).
L’uomo vive senza una meta e senza sapere come comportarsi in un mondo così gigantesco da sembrare infinito, è questo un po’ il senso della storia.
Certo in questi termini è tutto un po’ riduttivo perché nel film vengono toccati molti argomenti profondi: però le scene sono girate e montaggiate così bene da far immedesimare lo spettatore e probabilmente anche emozionandolo.
Non mancano certamente scene spettacolari (cene sono un paio molto belle come quella in cui Novecento non riesce a regalare il suo disco alla ragazza di cui si era invaghito e anche quella dove viene raccontato il duello a pianoforte tra lui e Jelly Roll Morton).
Quindi il film è ben fatto e si consiglia assolutamente la visione e anche la revisione (è un film molto bello quindi in un certo senso è anche difficile visionarlo una sola volta).
In tutto questo è stato tralasciato un elemento fondamentale nella storia e nel film:la musica.
Fondamentalmente la musica in questo film rappresenta un elemento sublime che permette di esprimere sentimenti e di far emozionare. Principalmente per due motivi: il primo è che Novecento, nonostante nessuno pensi a lui nel mondo terreno, esiste e suona in modo sensazionale, il secondo motivo è che Ennio Morricone è un’artista straordinario e per tutto il tempo ci “accompagna” con la sua musica che conferisce un alto valore all’intera opera.
Questo è uno dei film più riusciti di Giuseppe Tornatore e una delle migliori recitazioni di Tim Roth, oltre ovviamente ad un sempre straordinario Ennio Morricone fa sempre delle colonne sonore commoventi e sincere.

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Meraviglioso / 8 Gennaio 2013 in La leggenda del pianista sull'oceano

Uno dei film più belli che abbia mai visto! Una storia che ha dell’incredibile, centinaia di frasi bellissime e significative, e scene spettacolari (vedi il volo del calabrone)!