Recensione su La belle personne

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“A quell’età si è fragili come il cristallo” / 23 Novembre 2013 in La belle personne

Sguardi onesti e tonalità neutra: i veri protagonisti di La belle personne sono i giovani liceali, pallidi e con molti capelli, che sembrano usciti fuori da un’indistinta epoca passata fatta di vestiti dismessi e intensità emotive. Sono aperti, autentici, leggeri e molto indifesi. Loro amano e si struggono, e comunicano con gli sguardi e con i corpi; sono sospesi in un’atmosfera rarefatta, a tratti opprimente, di legami sotterranei e tensioni inespresse.
Léa Seydoux è magnetica, Louis Garrel funzionale al suo ruolo (leggasi: affascinante da sentirsi male); il punto più basso si tocca però [spoiler] sulla lettura del pezzo dei Ricchi e Poveri – rovinato per sempre il pathos della scena – e in generale la pronuncia italiana di Garrel lascia parecchio perplessi. Ad ogni modo un film giusto, con le giuste facce, e con un finale interessante e perfettamente centrato (il film è liberamente tratto da un romanzo seicentesco, La principessa di Clèves), che non lascerà indifferenti i fan di un certo filone estetico Garrel-centrico vagamente stereotipato trasudante francesità.
Va da sé, scettici da cinema francese astenersi.

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