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Recensione su Interstellar

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10 aprile 2015

C’è poco da fare: il cinema di fantascienza non è altro che una nota a piè di pagina di 2001 Odissea nello spazio. E lo sarà chissà per quanti anni ancora.
Niente di nuovo sul fronte interstellare, mi viene da dire parafrasando un altro classicone intramontabile.
Questo nuovo film di Nolan cattura, affascina, sicuramente non annoia, ma di contro lascia troppe perplessità.
Se il film si fosse concluso prima di quel pasticciaccio brutto del buco nero, dove il lato scientifico, fino a quel momento accettabilmente maltrattato, inizia a essere preso pesantemente a ceffoni, forse il giudizio avrebbe potuto essere diverso.
Ci saremmo potuti persino dimenticare di quelle storie di fantasmi e disturbi gravitazionali che avevano dato origine a tutto, e che per essere spiegate hanno portato al patatrac logico-scientifico dell’opera.
Certa fantascienza, quando decide di spingersi così in là, non dovrebbe ossessionarsi con l’intenzione di spiegare tutte le cose a tutti i costi, finendo inesorabilmente nel ridicolo.
La lezione del 2001 di Kubrick, pur così copiato, in ciò non è stata recepita.
Film così dovrebbero sollevare interrogativi, anche filosofici, evitando di esporsi al lancio di ortaggi per la pretesa di voler fare la figura di quelli che non lasciano nulla al caso.
Ciò premesso, il film andrebbe idealmente diviso in tre parti: una introduzione che fatica a ingranare e che deve aver portato non poche persone ad abbandonare la sala anzitempo. Una parte centrale discreta, dove vengono spese le idee migliori, anche se con i difetti suscritti. Un finale schizofrenico e surreale: come se si fosse finiti, proprio malgrado, dentro un dipinto di Dalì o di Escher.
Attori per nulla eccezionali, anzi, per il vero, abbastanza anonimi.
Come anonime sono le musiche di accompagnamento (i grandi film di fantascienza sono sempre stati retti da colonne sonore indimenticabili).
Un film che è insieme irritante e stimolante.
E tutto il resto è 2001…

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