Recensione su Sto pensando di finirla qui

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Kaufman all’ennesima potenza / 7 Ottobre 2020 in Sto pensando di finirla qui

Charlie Kaufman è un genio, lo sanno anche i sassi. Se la Hollywood di questi tempi non ha avuto bisogno del suo estro, è perché in fondo la cinematografia odierna è lo specchio di quel pungente desiderio di rivivere il passato. Basti pensare a quegli infiniti reboot, remake e revival che circolano nell’ambiente.
Kaufman, con le sue sceneggiature fuori dagli schemi, con le sue iperboli surreali, ha sempre descritto un mondo dentro un mondo. E anche con‘’I’m Thinking of Ending Things’’ ci è riuscito, costruendo nuove scatole cinesi, e altre storie nelle storie.
Storie che non offrono certezze, né solidi appigli a cui aggrapparsi. Storie che si confondono con il tempo; elemento, che come in altri lavori del noto regista, assume un ruolo centrale, e forse in questo adattamento dell’omonimo romanzo di Ian Reid lo è ancora di più, disgregandosi e frammentandosi con il resto, in scenari angusti e spettrali (eppure così evocativi e suggestivi) che richiamano un certo ordine ‘’complesso’’ di pensieri e aspirazioni, radicato nell’animo umano.
Non c’è da stupirsi se nella pellicola assistiamo a un viaggio, a quell’odissea di emozioni e rimpianti che impariamo a chiamare vita.
E Kaufman ci assiste, assiste lo spettatore in questa stimolante ricerca del senso, fra i suoi claustrofobici affreschi della psiche umana, ma guidandoci da lontano, senza prenderci mai per mano.
La regia, al passo con la sceneggiatura, regala attimi di assoluto brivido, alternando l’horror al lato drammatico, senza però intaccarne l’humour poetico e nichilista.
Insomma, Kaufman all’ennesima potenza.

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