Recensione su Il treno per il Darjeeling

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14 Marzo 2016

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Il treno per il Darjeeling, a mio avviso, è una delle migliori opere di Wes Anderson. La storia dei tre fratelli Whitman potrebbe essere la storia di una qualsiasi famiglia contemporanea : Francis (Owen Wilson), il biondo ragazzo dagli occhi chiari, maggiore dei tre, che ha profondamente a cuore il senso di famiglia, riunisce i fratelli Peter(Adrien Brody), il fratello di mezzo, bruno ed alto, desideroso di staccare la spina dalle responsabilità che lo attendono a casa, e Jack(Jason Schwartzman), il più piccolo, baffuto e capellone, scrittore-viaggiatore appena mollato dalla ragazza a cui ancora pensa, in un viaggio unico per il Darjeeling ,regione dell’India che i tre raggiungeranno attraverso un viaggio a bordo di un treno in cui avranno modo di confrontarsi attraverso dialoghi surreali e situazioni paradossali. Dietro a questo viaggio e alle varie peripezie che affronteranno, si cela la ricerca della madre che, dopo la morte del marito, nonché padre dei ragazzi, è volata in India per dedicarsi alla spiritualità. Una volta giunti da essa però, lei si tirerà ancora una volta indietro dalle sue responsabilità, lasciando i ragazzi soli ma profondamente e nuovamente uniti l’uno con l’altro. Tralasciando la spettacolarità della fotografia e la suggestività dell’ambientazione, ciò che colpisce è il modo di riprendere da parte del ragazzo texano, quasi esclusivamente attraverso un’unica macchina da presa frontale montata su carrello, dando risalto quindi ai dialoghi fra i tre, momenti più comici e riflessivi che il film conserva. La caratterizzazione dei personaggi è a dir poco ineccepibile, sono uno diverso dall’altro ma profondamente accomunati dal desiderio di ritrovare se stessi e ciò che rimane della propria famiglia, il tutto condito da situazioni a limite dell’incredibile che li condurranno in fiumi,deserti e funerali. Piccoli camei come quelli di Bill Murray e Natalie Portman conferiscono l’ultimo tocco di classe al film, straordinario ritratto di un’estetica da ricercare non solo negli oggetti ma anche nelle parole dei personaggi.

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