Recensione su Il castello maledetto

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16 ottobre 2017

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

In una notte di tempesta, in una remota regione del Galles, un gruppo di viaggiatori chiede rifugio nell’unica abitazione che trovano, l’inquietante magione dei Femm, bizzarra famiglia composta dal pavido e ambiguo Horace, dalla poco ospitale sorella Rebecca, dall’altro fratello folle Saul, tenuto sotto chiave, dal vetusto patriarca Sir Roderick di 102 anni e dall’enorme maggiordomo muto e dalla sbronza cattiva Morgan. Inutile dire che per gli ospiti sarà una notte che difficilmente dimenticheranno. Poco conosciuta opera del regista di Frankenstein (1931), L’uomo invisibile (1933) e La moglie di Frankenstein (1935) della Universal, questo film presenta in realtà una situazione, un gruppo di persone sorprese dal cattivo tempo costrette a chiedere riparo, una location, la vecchia e tenebrosa casa del titolo, e dei personaggi, tutti ben caratterizzati, che diverranno paradigmatici per il genere e non solo. Basti pensare ai casi estremi come dell’incipit di The Rocky Horror Picture Show, alla degli Addams e tutte quelle dei film gotici successivi, e al maggiordomo degli stessi, Lurch, ricalcato fisicamente sulla figura del Frankenstein classico, ma con caratteristiche, come l’esprimersi a grugniti, del domestico di casa Femm. Non a caso i due caratteri sono interpretati dallo stesso attore, un perfetto Boris Karloff. Notevole è il resto del cast. L’istrionico Ernest Thesiger, che qualche anno dopo sarà il magnifico Pretorius in La moglie di Frankenstein, interpreta in modo eccentrico il ruolo di Horace. Memorabile la sua espressione mentre si rivolge ai vari ospiti durante la cena, pronunciando col suo particolare accento la celeberrima frase “Have a poe-tay-toe”. Anche questo film, come si può intuire, presenta il sottile umorismo nero, ai limiti della parodia ma mantenendo inalterati i livelli di tensione e suspense, con cui il regista caratterizzava i suoi lavori. Il film è tratto fedelmente dal romanzo del britannico J. B. Priestley dal bel titolo Benighted (ottenebrato, sorpreso dalle tenebre), negli USA cambiato nel più evocativo e cinematografico The Old Dark House, forse proprio per far da traino al film (in Italia arrivato con un titolo ben più banale) che fu comunque un insuccesso in patria (più fortuna ebbe in Gran Bretagna, paese del regista). Nel 1963 il vulcanico William Castle girò un’altra riduzione del romanzo che però, a parte il titolo e il nome di alcuni protagonisti, raccontava tutt’altra storia. Poco dopo l’uscita, la pellicola di Whale sparì per diversi anni e fu considerata perduta fino al 1968, quando il regista Curtis Harrington riportò fortunatamente alla luce questo gioiellino.

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