Recensione su Elegia americana

/ 20206.554 voti

Un deludente Ron Howard / 27 Novembre 2020 in Elegia americana

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Dopo qualche film documentario e un capitolo della saga di Star Wars, Ron Howard è tornato al cinema di fiction con il film Netflix Elegia americana.
Però, la rappresentazione di un certo sottoproletariato statunitense non mi è parsa proprio nelle corde di Howard.
Nel tentativo di essere realistico ma empatico, Howard si è dimostrato non troppo capace nel gestire una materia come quella offerta dal libro autobiografico di J.D. Vance (che è anche tra i co-produttori del film) che, sulla carta, mi pare sia emotivamente molto coinvolgente .

In breve, Elegia americana parla di ricerca di riscatto: i membri della famiglia protagonista discendono da pionieri e montanari del Kentucky e, pur fieri di questa genealogia, correttamente, vorrebbero levarsi di dosso l’etichetta di bifolchi (hillbillies) con cui, spesso, vengono tacciati gli abitanti del Midwest degli USA (ci provano vari personaggi, nel corso del film). Però, sembra che, per alcuni di loro, sia davvero difficile scrollarsi via le tare che questa nascita ha portato con sé: anche chi possiede doti particolari, sembra destinato a restare inchiodato a un destino comune scritto secoli prima e consolidatosi in anni di pregiudizi (anche autoinflitti), di depressione economica e sociale e di disattenzione da parte del Governo.

Purtroppo, lo sviluppo del film è convenzionale e il risultato è un racconto piatto e didascalico che affronta la storia (edificante) di un singolo senza coinvolgere in alcun modo la problematica comunità di cui fa parte, che resta sempre sullo sfondo, più che indistinta. Ho avuto l’impressione che, appoggiandosi alla sceneggiatura curata da Vanessa Taylor, Howard si sia limitato a procedere per scene madri (a parer mio, poco convincenti), senza sviluppare mai l’interessante tema di contorno.
Amy Adams e Glenn Close sembrano aver scelto uno di quei ruoli perfetti per ipotecare Globes e Oscar 2021. Ma, per quanto offrano una prova interessante, le due attrici non mi sono parse supportate da uno script adeguato: i loro personaggi sono prevedibili e monocorde (semplicemente disperato quello di mamma-Adams, convenzionalmente rude quello di nonna-Close).
Non conoscevo né Gabriel Basso, né Owen Asztalos (rispettivamente, J.D. adulto e quello adolescente), e, artisticamente, non mi sono piaciuti entrambi: ho colto qualcosa di “televisivo”, in loro, che non mi ha convinto molto. Haley Bennett timbra il cartellino, nel ruolo della sorella, e non mi è sembrata molto credibile in versione teenager.

Ci sono diversi passaggi che mi sono parsi inconclusi, ma uno su tutti mi ha lasciato interdetta.
Durante il funerale del nonno, la voce fuori campo di J.D. dice qualcosa come: “Non mi ero mai accorto, fino a quel momento, quanto il nonno avesse protetto mia madre dal mondo”. In un’altra scena del film, Bev (la Adams)
ha una crisi di cui lo spettatore non conoscerà mai genesi o sviluppi: la donna è in strada, non si capisce cosa sia successo, ha un polso ferito, ce l’ha con la figlia e grida: “Era mio padre, non il tuo! Qualcuno mi aiuti!”. Durante il film, scopriamo che, quando Bev e sua sorella erano piccole, il personaggio della Close era stata vittima di violenza domestica, da parte del marito, e che, in casa, le botte e le male parole da entrambe le parti si sprecavano. Quindi, esattamente, da cosa il padre ha protetto le figlie, se, nel corso del tempo, ha contribuito a destabilizzare l’ambiente famigliare, a renderlo particolarmente invivibile? Intendo questo, quando dico che Howard ha proceduto alla ricerca di scene madri che, però, al netto di frasi che cercano l’effetto a tutti i costi, risultano zoppe, perché gli mancano la giusta costruzione d’ambiente, la completezza narrativa.

Per me, finora, è il peggior film di Ron Howard che, pure, ho sempre apprezzato per la vivacità dei racconti e la scelta (molto eterogenea) degli argomenti.

P.s.: che cos’è un “Terminator neutro”? Che film ha visto nonna-Close?

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