Elegia americana

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Elegia americana

Film ispirato a una storia vera. Ohio. J.D. Vance , ex marine e studente in giurisprudenza a Yale, sta per ottenere un importante lavoro. Ma una crisi famigliare lo riporta nella casa da cui si è allontanato e che ha cercato di dimenticare. J.D. deve affrontare il passato e la sua famiglia, in particolare la madre Bev.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Hillbilly Elegy
Attori principali: Amy AdamsAmy AdamsGlenn CloseGlenn CloseGabriel BassoGabriel BassoHaley BennettHaley BennettFreida PintoFreida PintoBo Hopkins, Owen Asztalos, Jesse C. Boyd, Stephen Kunken, Keong Sim, Morgan Gao, Ethan Suess, Jono Mitchell, Bill Kelly, David Dwyer, Ethan Levy, Caleb Dwayne Tucker, Sunny Mabrey, Lucy Capri, David Alexander, Emery Mae Edgeman, Tierney Smith, Carly Tamborski, Zac Pullam, Mostra tutti

Regia: Ron HowardRon Howard
Sceneggiatura/Autore: Vanessa Taylor
Colonna sonora: Hans Zimmer, Dave Fleming
Fotografia: Maryse Alberti
Produttore: Brian Grazer, Ron Howard, Diana Pokorny, Julie Oh, J.D. Vance, Karen Lunder 
Produzione: Usa
Genere: Drammatico, Biografico
Durata: 117 minuti

Dove vedere in streaming Elegia americana

Un buon Ron Howard / 17 Marzo 2021 in Elegia americana

Non credo sia un capolavoro ma nemmeno un film da criticare cosi amaramente.
La drammatica e triste storia (vera) di una famiglia che si ripercuote in 3 generazioni (nonna, madre e figlio), distrutta come molte, come gia tante volte il cinema ha raccontato, ma che qui trasmette angoscia, dolore e speranza.
Splendide le protagoniste femminili, Close e Adams, e Ron Howard mantiene la sua regia costante anche se senza picchi incalzanti.
Però da vedere.
7/10.

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Il trucco non basta / 25 Gennaio 2021 in Elegia americana

Dramma familiare che emerge a momenti e condiziona i destini di tre generazioni, nel circolo vizioso del provincialismo e della rassegnazione.

Il genere, che frequento spesso e volentieri, del “ritorno al paesello” qui trova una variante meno nostalgica e più esistenziale: non già la conclusione di un passato lasciato in sospeso ma il tentativo di integrarlo nel presente e nel futuro senza soluzione di continuità.

L’impresa è titanica, e se quella integrazione si realizzerà mai non potrà nascondere le cicatrici né dimenticare il dolore.

È una cronaca di tante piccole epifanie nate da flashback traumatici e momenti risolutivi di empatia: tanti rapidi picchi fra battiti regolari, come un elettrocardiogramma. Un resoconto necessariamente terapeutico per l’autore J.D. Vance.

Le interpreti della madre e della nonna del protagonista, Amy Adams e Glenn Close, si caricano di trucchi prostetici per incarnare due donne dall’aspetto esuberante sotto il quale si nasconde una vita di stenti e di resilienza, che è quanto l’autore ha sentito il bisogno di recuperare e celebrare nella sua Elegia, più famigliare che “americana”.

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Un deludente Ron Howard / 27 Novembre 2020 in Elegia americana

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Dopo qualche film documentario e un capitolo della saga di Star Wars, Ron Howard è tornato al cinema di fiction con il film Netflix Elegia americana.
Però, la rappresentazione di un certo sottoproletariato statunitense non mi è parsa proprio nelle corde di Howard.
Nel tentativo di essere realistico ma empatico, Howard si è dimostrato non troppo capace nel gestire una materia come quella offerta dal libro autobiografico di J.D. Vance (che è anche tra i co-produttori del film) che, sulla carta, mi pare sia emotivamente molto coinvolgente .

In breve, Elegia americana parla di ricerca di riscatto: i membri della famiglia protagonista discendono da pionieri e montanari del Kentucky e, pur fieri di questa genealogia, correttamente, vorrebbero levarsi di dosso l’etichetta di bifolchi (hillbillies) con cui, spesso, vengono tacciati gli abitanti del Midwest degli USA (ci provano vari personaggi, nel corso del film). Però, sembra che, per alcuni di loro, sia davvero difficile scrollarsi via le tare che questa nascita ha portato con sé: anche chi possiede doti particolari, sembra destinato a restare inchiodato a un destino comune scritto secoli prima e consolidatosi in anni di pregiudizi (anche autoinflitti), di depressione economica e sociale e di disattenzione da parte del Governo.

Purtroppo, lo sviluppo del film è convenzionale e il risultato è un racconto piatto e didascalico che affronta la storia (edificante) di un singolo senza coinvolgere in alcun modo la problematica comunità di cui fa parte, che resta sempre sullo sfondo, più che indistinta. Ho avuto l’impressione che, appoggiandosi alla sceneggiatura curata da Vanessa Taylor, Howard si sia limitato a procedere per scene madri (a parer mio, poco convincenti), senza sviluppare mai l’interessante tema di contorno.
Amy Adams e Glenn Close sembrano aver scelto uno di quei ruoli perfetti per ipotecare Globes e Oscar 2021. Ma, per quanto offrano una prova interessante, le due attrici non mi sono parse supportate da uno script adeguato: i loro personaggi sono prevedibili e monocorde (semplicemente disperato quello di mamma-Adams, convenzionalmente rude quello di nonna-Close).
Non conoscevo né Gabriel Basso, né Owen Asztalos (rispettivamente, J.D. adulto e quello adolescente), e, artisticamente, non mi sono piaciuti entrambi: ho colto qualcosa di “televisivo”, in loro, che non mi ha convinto molto. Haley Bennett timbra il cartellino, nel ruolo della sorella, e non mi è sembrata molto credibile in versione teenager.

Ci sono diversi passaggi che mi sono parsi inconclusi, ma uno su tutti mi ha lasciato interdetta.
Durante il funerale del nonno, la voce fuori campo di J.D. dice qualcosa come: “Non mi ero mai accorto, fino a quel momento, quanto il nonno avesse protetto mia madre dal mondo”. In un’altra scena del film, Bev (la Adams)
ha una crisi di cui lo spettatore non conoscerà mai genesi o sviluppi: la donna è in strada, non si capisce cosa sia successo, ha un polso ferito, ce l’ha con la figlia e grida: “Era mio padre, non il tuo! Qualcuno mi aiuti!”. Durante il film, scopriamo che, quando Bev e sua sorella erano piccole, il personaggio della Close era stata vittima di violenza domestica, da parte del marito, e che, in casa, le botte e le male parole da entrambe le parti si sprecavano. Quindi, esattamente, da cosa il padre ha protetto le figlie, se, nel corso del tempo, ha contribuito a destabilizzare l’ambiente famigliare, a renderlo particolarmente invivibile? Intendo questo, quando dico che Howard ha proceduto alla ricerca di scene madri che, però, al netto di frasi che cercano l’effetto a tutti i costi, risultano zoppe, perché gli mancano la giusta costruzione d’ambiente, la completezza narrativa.

Per me, finora, è il peggior film di Ron Howard che, pure, ho sempre apprezzato per la vivacità dei racconti e la scelta (molto eterogenea) degli argomenti.

P.s.: che cos’è un “Terminator neutro”? Che film ha visto nonna-Close?

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Film ingiustamente stroncato dalla critica / 25 Novembre 2020 in Elegia americana

Ho appena terminato la visione di questo film, Elegia Americana. Elegia…
Sono rimasto colpito da questo film sin da quando ho letto questa parola nel titolo, parola che non avevo mai né sentito né letto prima di allora. Perciò incuriosito e stimolato da questo nuovo termine, e dalla presenza di Amy Adams nel cast in una veste nuova e diversa dal solito, ho avviato il film in prima visione al giorno di lancio su Netflix (cosa che non faccio poi così spesso).
E cosa vi devo dire, mi è piaciuto. Mi è piaciuto molto perché vi ho trovato una recitazione ad alti livelli da parte di tutto il cast, senza alcuna eccezione, con una Haley Bennett che ha dato prova di avere un potenziale in crescita, una Amy Adams che non fa che riconfermarsi film dopo film (e continuo a credere che sarebbe stata una perfetta Tonya Harding nel film Tonya. Più di Margot). Di altrettanta bravura sono stati i due attori che hanno interpretato il ruolo di J.D Vance, Owen Asztalos da giovane (davvero molto bravo), e Gabriel Basso da grande. Ma soprattutto nel cast spicca una eccezionale Glenn Close, la quale per questa interpretazione meriterebbe un’oscar alla migliore attrice non protagonista per questo film, e che mi ha ricordato per questo, in fatto di somiglianza al personaggio e bravura nell’interpretarlo, Allison Janney quando ha interpretato la madre di Tonya Harding qualche anno fa vincendo l’Oscar per quella interpretazione.

Sono rimasto stupito nel sapere che questo film è stato ampiamente criticato, in maniera molto ma molto pesante dalla critica. Davvero, totalmente demolito ingiustamente, definito come uno dei peggiori film mai girati, e il punto più basso della carriera di Ron Howard.
Diamine, certo che i critici sono davvero persone crudeli e dalla mente oscura e incomprensibile. Li ho visti innalzare opere piatte, piene di stereotipi e infarcite di politicamente corretto per poi demolire film come questo che non meritavano tanto astio. Sono anche rimasto stupito nell’entrare su nientepopcorn.it e vedere che c’è chi ha dato addirittura 4 a questo film.
Ad essere onesto non comprendo il perché questo film sia stato tanto criticato così negativamente. Forse deve essermi sfuggito qualcosa? Bah sarà… per me la critica ha sempre avuto scarsa importanza, soprattutto quella specializzata e di chi la fa per lavoro. Non mi sono mai fidato di chi per mestiere critica il lavoro altrui, innalzandolo o demolendolo. I pareri personali senza impegno sono sempre ben accetti, una cosa può piacere e non piacere, ma chi per mestiere si crede di poter esprimere oggettivamente un parere soggettivo criticando il lavoro e gli sforzi altrui, senza alzare nemmeno un dito e forse senza la capacità di farlo, traendo profitto e meriti per questo, non so, parere personale, ma per me trova il tempo che trova e non ha le mie attenzioni.

Comunque tornando alla pellicola, Elegia Americana è un buon film che fa riflettere sulla società che ci circonda e sulla vita personale della nostra e degli altri, spingendoci in qualche modo a essere persone migliori. È stata una sorpresa sapere che questo film è tratto da una storia vera da una autobiografia best-seller. Per quasi due ore ho creduto fosse una storia inventata con fondamenta verosimili, ma sapere che è una storia vera è stato un valore aggiunto che non ha fatto altro che farmi apprezzare ancora di più questo film.

Voto: 7½

Questa volta Netflix c’ha azzeccato. Guardatelo!

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