Recensione su Contracted

/ 20136.031 voti

The Walking Death. / 1 aprile 2014 in Contracted

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Questo piccolo ma decisamente ben realizzato horror indipendente affronta con originalità il tema degli zombie, proponendo anche (evvai!) un’ipotesi plausibile circa la fonte primigenia del contagio epidemico.

In realtà, il pretesto utilizzato per rappresentare il veicolo del contagio è quasi metaforico: il sesso non protetto è portatore di malattie veneree che, qui, degenerano in una mutazione fisica che, nel giro di settantadue ore, conduce alla morte cerebrale ma non esattamente a quella fisica, e che, nel frattempo, consente di trasmettere, inconsapevolmente o meno, la “malattia”, con una deriva verso la demenza mentale che richiama, non a caso, la sifilide.

Gli spunti offerti dal film sono molteplici e soggiaciono sotto l’impalcatura orrorifica del racconto.
La protagonista, per esempio, una ragazza bella e psicologicamente fragile che, in passato aveva sviluppato tendenze autolesioniste, dedicandosi anche alla droga e all’alcool, è alla ricerca di un’identità ed il suo desiderio di comprendere quale sia il proprio posto nel mondo la fa aggrappare disperatamente ad un’altra ragazza, le fa rifuggire le soluzioni di comodo (rappresentate dall’interessamento nei suoi confronti di un ragazzo timido) e, contemporaneamente, le consente di sviluppare un rapporto di odio/amore nei confronti della madre (piccola pecca: le varie icone sacre sparse per casa sono decisamente superflue e didascaliche).
La sua identità personale e di genere viene messa in discussione da un atto di violenza (Samantha è ubriaca e, assai probabilmente, viene drogata quando incontra l’ “untore”), le viene impedito di evolversi con cognizione, dal momento del contagio in poi le sue reazioni fisiche e psicologiche diventano inattese e incontrollabili.
Il disfacimento del corpo della protagonista non è solo funzionale alla narrazione horror, ma pone l’accento sul suo smarrimento personale, sull’incapacità (forse, sulla sua immaturità) di organizzare la propria vita, di prendersi realmente cura di sé: in questo senso, le orchidee appassite sono un banale ma efficace parallelismo.

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