2003

Caterina va in città

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Caterina va in città
Caterina va in città

Dalla cittadina di Montalto di Castro, la tredicenne Caterina si trasferisce con la sua famiglia nella Capitale dopo che suo padre, insegnante di ragioneria pieno di aspirazioni frustrate e un pò nevrotico, ha chiesto il trasferimento in una nuova scuola; per la ragazzina sarà l'occasione di scoprire un mondo del tutto nuovo per lei, un mondo in cui come ti vesti dice chi sei, in cui anche i tredicenni devono decidere come schierarsi politicamente e in cui perfino la prima cotta diventa una questione molto complicata.
laschizzacervelli ha scritto questa trama

Titolo Originale: Caterina va in città
Attori principali: Alice Teghil, Sergio Castellitto, Margherita Buy, Federica Sbrenna, Carolina Iaquaniello, Claudio Amendola, Zach Wallen, Martino Reviglio, Giulia Elettra Gorietti, Margherita Mazzola, Martina Tasquetta, Galatea Ranzi, Flavio Bucci, Silvio Vannucci, Renata Orso Ambrosoli, Alessandra Celi, Raffaele Vannoli, Roberto Benigni, Michele Placido, Corrado Fortuna, Simonetta Martone
Regia: Paolo Virzì
Sceneggiatura/Autore: Francesco Bruni, Paolo Virzì
Produzione: Italia
Genere: Drammatico, Commedia
Durata: 105 minuti

Non sopporto Caterina! / 23 Gennaio 2017 in Caterina va in città

Ho sempre odiato questo film…l’ho visto due volte, e odiato sempre con maggiore intensità. Storia del passaggio all’adolescenza? No, storia di una ragazzina parecchio invornita e irritante. Il fatto che proviene da un piccolo paesino non la giustifica, poichè si comporta come se provenisse da un pianeta completamente diverso.

30 Luglio 2013 in Caterina va in città

Ho rivisto recentemente questo film di Virzì con estremo piacere: Caterina… è un racconto delicato che parla del difficile passaggio dall’infanzia all’adolescenza, in cui il regista toscano indulge con simpatia su alcuni luoghi comuni senza appesantirli sterilmente.
Caterina è una ragazzina timida ma sufficientemente serena ed equilibrata e lo “scontro di civiltà” entro cui si ritrova improvvisamente invischiata rappresenta il trapasso dalle sicurezze impuberi all’orizzonte scarsamente delineato della maturità.
Gli stereotipi caratteriali e tipologici a cui si affida sono tanto bene interpretati dai singoli attori (una delle migliori prove di Castellitto, a parer mio, che, comunque, non si esime dallo sbraitare, come suo solito) da non risultare banali, né leziosi e l’aura vagamente favolistica che circonda il racconto non infastidisce, ma -anzi- rassicura lo spettatore che segue con occhio benevolo e partecipe le vicende della ragazzina.

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12 Gennaio 2013 in Caterina va in città

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Tutti avevano parlato molto bene di questo, che era uno dei pochi Virzì-film che mi ero perso. Caterina è una pischella di anni 13 che, in seguito a un trasferimento del padre professore a Roma, si sposta dalla provincia alla città. E ambientarsi nel passaggio dal paese alla metropoli facile per un ca**o non è. La classe è divisa tra la curva di quelli con kefiah e trucco dark, figli di girotondini ricchi e stupidi, e quelli fasci e fighetti, figli di altrettanto ricchi parlamentari di AN. Lei se li passa tutti, sballottata di qua e di là in un vortice di novità che la trascina e la costringe a guardare, dapprima con occhi stupidi e poi partecipativi, mondi tanto diversi e bizzarri. Per quando la dicotomia destra/sinistra sia piuttosto schematica e scolpita con l’accetta, è impossibile per chiunque credo non ritrovare elementi/forme/atteggiamenti che si sono incontrati anche nella propria esperienza, e riconoscercisi e distaccarsene dandogli il giusto valore. La storia diventa quindi un pretesto per un inizio di analisi sociologica, che è il vero punto forte e profondo del film. Il giudizio sulla borghesia romana odierna è abbastanza impietoso, perché alla fine di veramente a posto non si trova nessuno, solo Caterina quando decide di rimanere come ca**o era che tanto vale. Al tirare i nodi quelli di sinistra sono un filino meno stronzi di quelli di destra, ma non è di gran consolazione. Per Castellitto provo un sincero odio/fastidio, qui fa la parte del professore fallito con velleità intellettuali e mi sembra un ruolo perfetto per lui. Quindi sostengo non che sia stato bravo ma che gli sia venuto particolarmente bene perché è quello che è, miglior personaggio fatto da Castellitto forevva&evva. Infatti alla fine sparisce e se ne va, che si può volere di più?

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