Recensione su Caterina va in città

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12 gennaio 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Tutti avevano parlato molto bene di questo, che era uno dei pochi Virzì-film che mi ero perso. Caterina è una pischella di anni 13 che, in seguito a un trasferimento del padre professore a Roma, si sposta dalla provincia alla città. E ambientarsi nel passaggio dal paese alla metropoli facile per un ca**o non è. La classe è divisa tra la curva di quelli con kefiah e trucco dark, figli di girotondini ricchi e stupidi, e quelli fasci e fighetti, figli di altrettanto ricchi parlamentari di AN. Lei se li passa tutti, sballottata di qua e di là in un vortice di novità che la trascina e la costringe a guardare, dapprima con occhi stupidi e poi partecipativi, mondi tanto diversi e bizzarri. Per quando la dicotomia destra/sinistra sia piuttosto schematica e scolpita con l’accetta, è impossibile per chiunque credo non ritrovare elementi/forme/atteggiamenti che si sono incontrati anche nella propria esperienza, e riconoscercisi e distaccarsene dandogli il giusto valore. La storia diventa quindi un pretesto per un inizio di analisi sociologica, che è il vero punto forte e profondo del film. Il giudizio sulla borghesia romana odierna è abbastanza impietoso, perché alla fine di veramente a posto non si trova nessuno, solo Caterina quando decide di rimanere come ca**o era che tanto vale. Al tirare i nodi quelli di sinistra sono un filino meno stronzi di quelli di destra, ma non è di gran consolazione. Per Castellitto provo un sincero odio/fastidio, qui fa la parte del professore fallito con velleità intellettuali e mi sembra un ruolo perfetto per lui. Quindi sostengo non che sia stato bravo ma che gli sia venuto particolarmente bene perché è quello che è, miglior personaggio fatto da Castellitto forevva&evva. Infatti alla fine sparisce e se ne va, che si può volere di più?

10 commenti

  1. Stefania / 30 luglio 2013

    Io esco pazza per una scena insignificante: Castellitto, con giornale sottobraccio e tazzina del caffè in mano, apre la porta del bagno per occuparlo, ma Caterina è già lì, avvolta nell’asciugamanone perché ha appena terminato di fare la doccia. Lei caccia un urlo e si precipita, imbarazzata, fuori dal bagno, travolgendo Castellitto che si rovescia il caffé addosso. Beh, l’espressione di Castellitto, la dinamica dei movimenti (quando si dice: “naturale” 😉 ), non so, per me è una piccola scena perfetta, riassume tante “cose” di Virzì 🙂

  2. Bisturi / 30 luglio 2013

    Io, personalmente parlando, Virzì lo trovo insignificante, i suoi film sono una fumata di sigaretta. E oggi lo spacciano come il rappresentante PIU’ di spicco della nuova commedia al’italiana. Bah… 🙂

    • Stefania / 30 luglio 2013

      Io “parteggio” per Virzì: i suoi film (a parte un paio di eccezioni), per me, sono puro relax (nel senso buono del termine), benché le storie si somiglino molto tra loro. Amo molto la sua “domesticità” ed il fatto che sia semplice ritrovarsi in quel che racconta. Non credo che in Italia ci siano altri “realizzatori” di commedie altrettanto validi.

      • Bisturi / 30 luglio 2013

        Verdone non lo batte nessuno, è l’unico che sà, nel cinema di oggi, cosa voglia dire fare commedia a parer mio! Ha quella profondità e giusta amarezza che avevano gli intoccabili della commedia. Virzì non mi dà questo, i suoi film sono abbozzati, stereotipati e forzatamente politicizzati, Ferie d’Agosto ne è un esempio lampante, centro sinistra da una parte, centro destra dall’altra e tutti i più banali luoghi comuni gettati come coriandoli sui due gruppi. Io che sono di Sinistra, e lo dico, non mi ci vedo in quella rappresentazione! E gli altri film non sono da meno, anche se qui Castellitto è davvero bravo 🙂

        • Stefania / 30 luglio 2013

          @rodriguez86: Verdone, da diversi anni a questa parte, mi lascia completamente indifferente: ho l’impressione che voglia dire qualcosa ma che non ci riesca (ma, poi, vedi, tu nei suoi ultimi film, al contrario, qualcosa lo cogli, quindi credo che, alla base, ci sia qualche suo problema espressivo o narrativo, per cui non arriva più in maniera diretta, immediata. Sì, ho la presunzione di dire che il problema è suo e non mio :D).
          Ritengo che Virzì sia consapevole di stereotipare all’eccesso i suoi film e ne ha fatto uno degli elementi della sua cifra stilistica (mi piace pensarlo 😀 ), ma lo schieramento politico, secondo me, è solo accessorio: è un modo come un altro per criticare determinati atteggiamenti e dargli un colore politico è un’éscamotage per metterli in scena. Che, poi, la strumentalizzazione (e banalizzazione?) della politica in questo senso possa non piacere… posso anche capirlo.
          P.s.: neppure io mi ritrovo nei personaggi di sinistra di Ferie… o di Caterina…, ma ne ho visti tanti così :p Così come ho avuto fugacemente la possibilità di conoscere “puri di cuore” come l’amico aspirante poliziotto di Ovosodo, per dire. Insomma, per arrivare al punto, pur usando degli stereotipi, Virzì richiama alla mente cose familiari, conosciute, in cui è facile ritrovarsi. Ed è una cosa che apprezzo molto. Per il resto, de gustibus, ci mancherebbe 😉

          • Bisturi / 30 luglio 2013

            @stefania sul de gustibus non si discute QUASI mai 😀 ….ad ogni modo il cinema italiano è sempre troppo, soprattutto quando non serve, intriso di politica e anche malamente abbozzata! Troppi finti autori 😉

    • alex10 / 30 luglio 2013

      eh @rodriguez86 non si discute quasi mai…
      pure è strano però….pkè io vedo chi dice che il cinema non è questione di gusti…

      critici…
      così dicono di essere…
      e io li ho sempre odiati e mi stanno sul …(per non dire parolacce)

  3. tragicomix / 31 luglio 2013

    solo aggiungere che per me La prima cosa bella è una SIGNORA commedia italiana, non solo nel solco di quelle dei tempi belli (per la commedia italiana) ma anche un po’ più in là. Tutto il resto della produzione virzìana lo trovo invece piccolo e pacato e modesto e delizioso (ti sfottono tutti quando usi quest’aggettivo ma calza :/), e anche intelligente, e questo film forse è l’esempio migliore.
    Che il Verdone degli ultimi anni riesca a essere commedia all’italiana, in quel senso là :/ glom, faceva dei film belli quando io ero piccolo. Poi son cresciuto e lui, non so perché, ha smesso. Uno dice “eh ma è colpa tua…” no! son sicuro! 😀

    • Bisturi / 31 luglio 2013

      Verdone negli ultimi anni è tornato ad altissimi livelli, ha avuto un periodo di appannamento negli anni 90 ma ora va come il vento ragazzi.
      Su La prima cosa bella, spero tu abbia visto Io la conoscevo bene di Pietrangeli, quella era la commedia! La prima cosa bella è come un suo figlio stupido 😉

  4. tragicomix / 2 agosto 2013

    @rodriguez86, Io la conoscevo bene mi manca 🙁 e comunque il fatto che ci sia una donna che cerca di diventare attrice è un tema abbastanza comune 😛
    Su Verdone no, anzi no no, sono in totale disaccordo, ne ho visti un paio degli ultimi e mi ha convinto. A non guardarne più :/ mi sembra che ormai gli vengano fuori commedie italiane brutte e tristi e banali come quelle che escono ogni settimana, gente che litiga e urla e blabla. Caterina va in città già da solo ne vale due :/ Per carità, lui che fa le facce buffe fa sempre ridere eh 😀

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