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Recensione su Ladri di cadaveri – Burke & Hare

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20 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Un film sull’Inghilterra, sui bassifondi e a suo modo sull’illuminismo. É l’ultimo film di John Landis, che da anni non girava niente, e visto che John Landis ha fatto i Blues Brothers ma anche un sacco di altra roba che spacca (voglio dire, quanto piaceva a me da piccolo Il principe cerca moglie???) era da vedere di default.
A Edinburgo c’è una gran lotta tra due illustri professori per accaparrarsi i cadaveri delle esecuzioni, per i loro studi di anatomia. Il professor Monroe riesce con una legge ad avere tutti gli impiccati, l’altro, il professor Knox, rimane senza. É così che si crea una domanda, e quando c’è la domanda ecco arrivare Burke ed Hare a fornire l’offerta. Loro sono due irlandesi sfigati e truffaldini, uno furbo e con una moglie sempre sbronza, l’altro sognatore e romantico. Dapprincipio vendono i cadaveri dei loro vecchi affittuari quando muoiono. Poi, visto che si rendono conto di come sian soldi facili, iniziano la strada per diventare dei veri serial killer, pur con la goffaggine loro. Nel frattempo uno dei due, quello romantico, si innamora di una gnocca che vuol fare teatro, mettere in scena Shakespeare, e le finanzia l’opera. E c’è poco altro, è un filmetto ma fatto abbastanza bene, ha svariate gag divertenti, il morto rigido piegato in due per farlo stare nella botte, fiotti di sangue qua e là, e rappresenta di nuovo un mondo buio e cupo dove ogni espediente è buono per cavarsela, anche se si parteggia per i killer, che son cattivi ma non sul serio, e dove gli scienziati non hanno scrupoli a pagare per farsi portare dei cadaveri, purché il progresso della scienza sia l’ideale che illumina il loro cammino.

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