Recensione su Il cigno nero

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Cosa si nasconde sulla strada per la perfezione? / 18 febbraio 2011 in Il cigno nero

L’ossessione per la perfezione è parte integrante dell’artista. Ma è una meta (quasi) mai raggiungibile. Il resto è un cammino verso. Un cammino che a mio parere Darren Aronofsky sta compiendo. “Requiem for a dream” e “Pi-Il teorema del delirio” sono opere meravigliose, ma imperscrutabili, un po’ rivolte a se stesse. Con “The Wrestler” Darren è riuscito a trovare un linguaggio comunicativo potente, perdendo però quell’aspetto vertiginoso delle prime opere. In “Il cigno nero” si verifica il ricongiungimento del Darren intimo degli inizi con quello che sa comunicare ad un’intera platea. E la perfezione passetto passetto si avvicina. Molti (gran parte della critica) un po’ storceranno il naso, ma per me è stato uno spettacolo. Un crescente di piroette mentali al quale fanno da immagine i passi de “Il lago dei cigni”.
Inoltre dopo aver visto in questi giorni tanti film che sembrano disegnati apposta per gli attori principali, come se fossero stati commissionati da questi, qua finalmente sono gli attori a doversi adattare al virtuosismo del regista. E Darren li sa guidare benissimo, sa lavorare egregiamente persino con Vincent Cassel… Natalie Portman risulta per gran parte del film fastidiosa nella sua debolezza e frigidità, tanto da non essere attraente come il solito. Ma che ci volete fare? Quello era il ruolo e l’ha saputo ricoprire. Io continuerò a ricordarla come la ragazza dai due volti di Closer, ma la premierei per questi due cigni. La strada è quindi quella giusta, peccato che, come lo stesso Darren ci dice, le minacce sono tante, mentre sono poche le uscite verso la perfezione…

5 commenti

  1. henricho / 21 febbraio 2011

    Sono perfettamente d’accordo! Ci tenevo moltissimo a vedere questo film e la tua definizione è perfetta!
    Mi ha coinvolto fin dall’inizio…Lei è stata meravigliosa, chiusa in quel ruolo che fa venire voglia di prenderla a ceffoni e dirle di svegliarsi! E’ quasi lo spettatore che vuole che si trasformi nel cigno nero..e lei ci riesce alla perfezione!
    E poi la fusione della storia del Lago dei cigni con le vicende dei personaggi è magistrale…questo film supera the Wrestler (lì Mickey Rourke era il 90% del film, qui lei è fondamentale ma il modo di Aronofsky di condurre la storia mi è piaciuto tantissimo…la parte della mammma ex-ballerina che ossessiona la figlia è un crescendo di tensione fantastico..poi anche Mila Kunis mi è piaciuta moltissimo, era il perfetto lato oscuro di Natalie Portman (che in questo film è bellissima! ;-))

  2. lukadrugo / 24 febbraio 2011

    Un film in cui per un’ora buona non succede nulla, apatico, da darti la voglia di spegnere e andare a dormire…
    Una ragazza (la ballerina) che sembra vivere in una famiglia borghese del medioevo, ci mancava solo il principe azzurro che arrivasse a cavallo e la risvegliasse con un bacio…
    Assurdo come, sempre lei, da un giorno a l’altro si trasformi da bambina a prostituta, buttando i suoi peluche rosa e andando a fottersi il primo che capita…

    La seconda parte poteva essere solo migliore della prima… anche se non recupera assolutamente un poco di realtà!
    Fortunatamente con i deliri della ballerina il film si fa un pò interessante e ti risveglia dal letargo in cui eri caduto.

    Probabilmente vincerà qualche Oscar, ma solo per la firma di Arofonosky… ma rispetto a Requiem for a dream il voto per questo cigno nero è totalmente insufficiente.

  3. Matteo Bostsethi / 24 febbraio 2011

    E’ in effetti decisamente portato all’estremo il personaggio di Nina e corre sul filo della poca credibilità. Soprattutto nei punti che hai evidenziato. Penso che accettando, se si vuole, il primo (la famiglia), il secondo (repentino cambiamento) venga da sé. Questo perché i personaggi si inseriscono nello spettro della patologia (quella della madre, quella di lei) e, perciò, i loro comportamenti sono, come dire…un po’ “assurdi”.

  4. sfaceloazzurro / 27 febbraio 2011

    Al contrario io ho preferito la silenziosa ma dilagante patologia della prima parte che la paranoica ricerca di espedienti visivi e sonori (vedi il rumore delle piume che fuoriescono dalla schiena di Nina) per dar corpo , forse troppo davvero troppo, alle allucinazioni della protagonista. Sangue , specchi e sospiri hanno spezzato in alcuni casi quella suspense che c’era già, rendendo il tutto solo più horror ma meno credibile.

  5. Cinica / 12 giugno 2013

    Visto, purtroppo.

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