2010
35 Recensioni su

Il cigno nero

/ 20107.41123 voti
Il cigno nero

Un film non per tutti / 1 Novembre 2017 in Il cigno nero

Un film non adatto a tutti. Definirei così, con queste poche parole, il film di Darren Aronofsky.
Tra le tante critiche negative che ho letto su questa pellicola quella che mi ha maggiormente colpita è il senso di irritazione che hanno provato tutti coloro che vivono o hanno vissuto nel mondo della danza, offesi per come il regista descrive in modo così superficiale un mondo così duro, fatto di sacrifici e privazioni.
Personalmente non sono d’accordo, io che ho vissuto indirettamente il mondo della danza(non sono una ballerina, non lo sono mai stata data la mia incapacità innata di ballare ma ho visto molto da vicino questo ambiente tramite una familiare insegnante di danza) trovo che il ritratto fatto da Aronofsky sia perlomeno realistico, il ritratto di un mondo fatto si di sacrifici e privazioni(e io so quanto si debba soffrire per arrivare a certi livelli, quanto si debba lottare per raggiungere certi traguardi, quanti bocconi amari si devono mandar giù per accontentare i desideri delle spesso e volentieri insensibili insegnanti di danza) ma anche di invidie, rancori e, a volte, anche di soprusi.
Il mondo della danza è difficile, chi studia e chi ha studiato per anni questa splendida disciplina lo sa meglio di me e sa quanto un essere fragile come Nina ne possa venire risucchiata fino al suo annientamento totale.
La personalità complessa, la sua fragilità, la sua insicurezza, la sua forte condizionalità e condiscendenza nei confronti della dispotica madre mi hanno turbata molto, forse perché in lei rivedo le mie stesse insicurezze, le mie stesse paure, rivedo una parte di me stessa che, per quanto io mi sforzi di nasconderla, esce sempre allo scoperto.
Anch’io come tanti ho trovato meravigliosi i venti minuti finali, un apoteosi in crescendo di dramma ed emozioni accompagnate dalle splendide musiche di Ciaikovskij.
Mai film aveva lasciato dentro di me un simile turbamento, una simile inquietudine interiore.
Grandissima Natalie Portman, mastodontica nella sua interpretazione, alla faccia di chi la considera ancora un’attrice sopravvalutata.

P.s. A me Vincent Cassel fa troppo sangue.

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Non mi è piaciuto / 9 Febbraio 2017 in Il cigno nero

La storia sembra presa da una puntata di Amici di canale 5…che a me non piace…
Per il resto il film è curato molto bene. Mediocre come opinione soggettiva, (per me la sostanza conta più della forma), tra l’altro mi sono fatto ingannare da trailer e foto che fanno pensare ad un film di tipo fantasy.
Buono se devo dare una opinione oggettiva, ma la recensione e soggettiva…

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Un film potente sulla riscoperta di sé / 27 Gennaio 2017 in Il cigno nero

Tra horror e thriller psicologico, Il cigno nero di Aranofsky sviscera in maniera precisa e potente la ricerca e riscoperta di sé della protagonista Nina, e la sua lotta interiore tra due anime opposte: fragile e insicura, da un parte, aggressiva e passionale, dall’altra. Due anime che albergano in un solo corpo, con la seconda messa a tacere e oppressa troppo a lungo dalla presenza ingombrante della madre. Per dar vita al cigno nero, alter ego e nemesi del cigno bianco, Nina dovrà ritrovare se stessa e riuscire a dare sfogo e piena espressione anche al suo lato più oscuro, attraverso una completa autodistruzione. Perché solo superando i propri limiti e le imposizioni del super-io, si può raggiungere l’estasi, arrivare a una ricostruzione di sé e ricongiungersi con se stessi.

La scissione dell’io e la doppia personalità viene espressa con grande efficacia dalla divina Natalie Portman e dalla grande maestria del regista, tra allucinazione, rimandi, metafore e allusioni.
Molte le polemiche seguite all’uscita del film da parte del mondo del balletto, che accusavano il regista di dare un’idea di quel mondo cinica e crudele. A ben vedere, l’obiettivo del regista non è raccontare la realtà, una fotografia del mondo del balletto, ma sviscerare una metamorfosi, narrare il percorso di una donna che scava dentro di sé per ritrovarsi.

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Un Aronofsky in grande spolvero / 3 Dicembre 2015 in Il cigno nero

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Signori e signore, questo è un Film con la “F” maiuscola! Il regista Darren Aronofsky non ha deluso nemmeno questa volta! Tutto in questo film è perfetto o quasi, un film che ti tiene incollato allo schermo dall’inizio alla fine! Una Natalie Portman spettacolare che interpreta una ballerina dall’animo puro e insicuro, che vuole essere sempre la “prima della classe”, schiacciando così tanto sull’accelleratore e portandosi a superare i propri limiti a scapito però della sua stessa sanità mentale, merita giustamente l’oscar vinto come attrice protagonista. L’evoluzione del suo personaggio è mostrata perfettamente con l’entrata in scena del suo “maestro” severissimo Vincent Cassel (grande anche lui) e della ballerina un po più “libera” e spregiudicata oltre che sicuramente più determinata Mila Kunis (buona prova anche per lei) che instaurerà un rapporto piuttosto ambiguo di amore/odio con la protagonista che la farà impazzire portandola negli inferi della sua stessa psiche a lottare per la sua integrità psichica. Da segnalare anche la presenza di una madre (Barbara Hershey) ex ballerina troppo soffocante nei rapporti con la figlia che come spesso avviene nella realtà pone le speranze di un riscatto personale attraverso le gesta dell’erede.
Che dire, il mondo del balletto ne esce con le ossa rotte, si respira un’aria torbida, piena d’odio e di invidie degne della corte di Luigi XVI, esempio lampante è l’incontro/scontro tra l’ex étoile uscente per limiti d’età (Winona Ryder) e il nuovo che avanza (Natalie Portman) con la seguente scenata di gelosia della ex stella con il maestro Cassel, reo di averla sostituita.

Non posso che consigliare questo film, tutti dovrebbero vederlo e capire cosa può fare la troppa ambizione, l’arrivismo, il troppo stress e la troppa competizione a una persona sana di mente.

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Sette stelle e mezza / 18 Settembre 2015 in Il cigno nero

La prima cosa che ho detto a fine film è stata “ah”, subito dopo “wow”.
La Portman è meravigliosa, io sono un po’ di parte ma qui è stata veramente bravissima. Non quanto in V per Vendetta (foto profilo, cough cough), ma non pretendevo tanto.
Tralasciando le scene sull’orlo dello splatter e quelle sull’orlo del porno, il film è stato fantastico, ho sentito le mie budella torcersi per tutta la sua durata.
Il finale è un capolavoro. Il mio finale preferito in assoluto.

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16 Settembre 2014 in Il cigno nero

Film che mi è piaciuto molto e rappresenta abbastanza bene una mente pazza, dovrei quasi rivederlo per rifarmi un’idea migliore

6 Luglio 2013 in Il cigno nero

Non ho mai visto un balletto in vita mia, né, tantomeno, sono ferrato in psicologia (anche se, in tal caso, sarebbe forse meglio parlare di psichiatria). Così, come premessa.
E ammetto anche di aver avuto fin dal principio ben chiaro “cosa” Aronofsky volesse portare in scena, quale la strada che il personaggio della Portman avrebbe percorso, e quale la fine dell’intera faccenda. E con ciò?
No, perché non è “il cosa”, ma “il come” a rendere questa pellicola estremamente coinvolgente.
La tensione è palpabile, in un delirante crescendo fino agli ultimi quindici minuti di riprese, quando l’entrata in scena del cigno nero non può che mozzare il fiato.
L’ossessione convince e la violenta lotta interna al centro della sceneggiatura è tanto dilaniante per la protagonista quanto affascinante, nella resa, per lo spettatore. E il merito è tutto della Portman, ovviamente. Eccezionale. Veramente.

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2 Luglio 2013 in Il cigno nero

Tutte le ovvietà psicologiche in un bignami formato pellicola, ogni luogo comune di questo campo viene esposto senza troppi riguardi perchè comunque l’importante è farlo passare per un prodotto colto e dai profondi significati.

E il Cigno Nero danzò nella luce / 31 Maggio 2013 in Il cigno nero

Il buio, la carne, il sangue, la luce. Il sogno della perfezione che, tra vorticanti pirouettes e ronds de jamb psicologici, ci trascina in un incubo ossessivo e visionario, diretto da un ispiratissimo e impeccabile Darren Aronofsky. Il Cigno Nero è tutto questo e molto di più. Uno di quei film che sprigionano la forza del Cinema e la sua essenza più pura, un dramma che fa della potenza dell’immagine il suo punto di forza.

La strepitosa Natalie Portman è Nina Seyers, disciplinata ballerina classica che viene scelta da Thomas Leroy (Vincent Cassel) per interpretare, nel balletto Il lago dei cigni, sia il dolce Cigno Bianco che il seducente Cigno Nero. E la ricerca sfrenata della perfezione ci getterà negli abissi psicologici di Nina, costretta a specchiarsi nella sensuale, a tratti voluttuosa, Lily (Mila Kunis) e a combattere ossessioni e frustrazioni di una madre iperprotettiva (Barbara Hershey) che, nei tesissimi tratti del volto, somiglia pericolosamente alla signora Voorhees di Venerdì 13.

L’inizio è un prologo onirico, con Nina, bianchissima, quasi lucente, che balla circondata dalle tenebre (per levità e tematiche non possiamo non pensare ai titoli di Raging Bull) e poi precipita in atmosfere degne dei dipinti di Fussli. È solo il primo di una serie di flash oscuri e psicotici che diventeranno sempre più frequenti ed estremi, guidati dal tema cromatico dominante del bianco e del nero. L’arredamento dell’abitazione di Thomas è emblematico di questo bi-cromatismo psicologico: da una parete occhieggiano, quasi totemiche, le macchie di Rorschach.

Col passare del tempo, bianco e nero diventano sempre più onnipresenti, in un continuo rincorrersi, completarsi e annullarsi a vicenda, incapaci, come lo è Nina, di rinunciare all’assolutezza e ridursi a sfumature di grigio. L’unico colore che può scaturire da questo scontro è il rosso del sangue, persino nel metamorfico balletto finale. Uno spettacolo visivo di rara bellezza, potente, lirico, maestoso, apoteosi di un dramma intenso e viscerale.

Aronofsky segue la solida strada segnata da The Wrestler, riproponendoci il tema del corpo perfetto eppure martoriato nella sua umanità, dell’artista che solo nell’ovazione fragorosa del pubblico e in un’esibizione perfetta trova il suo unico scopo di vita, personaggi che si tuffano a capofitto nella performance della vita, senza curarsi delle conseguenze perché l’ideale è uno, solo e sublime: l’Arte, la perfezione.

Aronofsky ci è riuscito.

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5 Aprile 2013 in Il cigno nero

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Un film molto intenso,e la bravura degli attori (soprattutto la Portman) mi ha tenuto incollato allo schermo,e mi ha permesso di seguire con attenzione tutto il percorso degenerativo della protagonista,vedendo ciò che accade anche nella sua mente. Il finale è davvero emozionante, perchè Nina ballando finisce con identificarsi con Odette,il personaggio che interpreta nello spettacolo,e ad entrambe toccherà una tragica fine. Una mia amica,che fa la ballerina,mi ha detto di essersi sentita offesa,perchè il mondo della danza non è affatto così crudele e maniacale come appare nel film;è un’opinione molto comune in quell’ambiente a quanto pare..io dico sempre che un film è semplicemente espressione del regista,si usano elementi reali per raccontare altro,quindi è ovvio che deve essere preso tutto con le pinze..se avesse voluto essere fedele alla realtà,avremmo avuto la storia di questa ballerina stressata chiusa in sala a provare per ore e a mangiarsi le pellicine attorno alle unghie…..niente di più

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2 Febbraio 2013 in Il cigno nero

La Portman è stata fantastica. Ma il film in se non mi è piaciuto molto. Il balletto invece lo trovato molto bello.

13 Gennaio 2013 in Il cigno nero

Psicologico e intenso. L’interpretazione della Portman è davvero sopra le righe. Peccato per gli effetti speciali scadenti che rovinano un po’ la bellissima fotografia.

PERPLESSA / 12 Gennaio 2013 in Il cigno nero

ottima interpretazione della Portman,premio meritatissimo! Per il resto, non sono rimasta molto colpita mii aspettavo una storia diversa. I castelli mentali creati sino ad oggi sono stati totalmente demoliti. Ma credo che il film non sia così scontato e “semplice” come mi è apparso.. penso che meriti di essere rivisto ed questa volta con occhio diverso..

29 Dicembre 2012 in Il cigno nero

Nina è una ballerina del New York City Ballet che si sottopone ad allenamenti estenuati, per raggiungere la perfezione dopo che le è stata assegnata la parte della protagonista ne Il lago dei cigni, per cercare di riscattarsi e per uscire dalla fase adolescenziale nella quale è costretta da una madre troppo presente ed apprensiva.

Come in The Wrestler, ci troviamo faccia a faccia con la lotta fisica e mentale dei protagonisti, che lottano costantemente con angosce ed insicurezze, che li portano all’autodistruzione, mascherata nella perfezione raggiunta per l’esecuzione della prova davanti ad un pubblico.

Aronofsky si concentra molto sul “dietro le quinte” delle storie che racconta (seguendo un pò lo spunto di The Company di Altman?), ma questa volta il risultato non è eccellente, presentando al pubblico una storia angosciante e paranoica, a tratti isterica, sul sottilissimo confine tra realtà e immaginazione. Nonostante questo, la Portman ha regalato un’interpretazione degna da Oscar (che ha appunto vinto).

E poi la domanda sorge spontanea: ma è davvero così il mondo della danza?

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22 Dicembre 2012 in Il cigno nero

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Nina è una ballerina che viene scelta per la parte principale nel Lago dei Cigni. Dal coreografo, Vincent Cassell, che tra l’altro trovo abbia una tendenza pazzesca a metamorfizzarsi in Aldo Busi, non so perché. Il problema è che lei è tecnicamente perfetta e blabla, e va così tanto iperbenissimo per fare il cigno bianco, ma deve interpretare anche il suo alter ego, il cigno nero, troia e cattiva, che seduce il principe che dovrebbe blabla. Insomma, la ragazza è troppo spaurita e buona, la vedi con muoversi e interagire con altrui indossando questi occhi terrorizzati, che sembra sempre stia per venirle un coccolone. Cassell le dice di masturbarsi di più.
Diciamo subito che la colpa di tutto è della mamma la quale, degna erede della tradizione dei parenti psicotici al cinema, la stravizia, la nutre di pompelmo e tiene mezza segregata in una stanza piena di peluches rosa e carillon. Va detto, anche Vincent non è che abbia scelto nel migliore dei modi, perché che Nina sia mezza schizzata lo si capisce fin da subito, e poi perché poteva scegliere Mila Kunis, che io trovo figa in una maniera veramente sconsiderata O_O e che appunto nel film rappresenta un po’ il sesso e sarà quella che aiuterà Nina a scrollarsi di dosso le sue barriere e a diventare un cigno perfetto, sia bianco che nero. Fatto sta che Nina a tutto ciò rimane veramente sotto, è ossessionata, ha delle visioni di pelle che se ne va, i suoi piedi si palmano e piume nere spingono da sotto la pelle per uscire. Il che ovviamente vede solo lei, e noi, ecc.
Il regista, il simpatico Aronofsky, sembra sia specializzato nel prendere delle situazioni e strozzarle, in modo da ricavarne una lenta/violenta agonia, per chi guarda e per il suoi protagonisti. La falsa riga è la stessa di The Wrestler, ovvero un personaggio portato ai suoi limiti, insieme fisici e psicologici, e che solo nel superamento di questi limiti vede una possibile salvezza. Il che è comunque una caratteristica abbastanza originale e forse persino una qualità. Con il solito rischio, in casi del genere, di non tirare troppo la corda.
Ho già detto quanto era figa quella là? O_O
Ah sì.

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18 Ottobre 2012 in Il cigno nero

ok, bravissima la Portman, ma l’ho trovato esageratamente prevedibile. Se non fosse che non ho ancora capito come si fa a mettere i film nella sezione “purtroppo l’ho visto”, questo ci finirebbe in posto d’onore.

25 Agosto 2012 in Il cigno nero

Film-insalata molto pretenzioso.
(E, per inciso, una col carattere della protagonista nel mondo reale della danza non potrebbe mai arrivare dove arriva nella finzione.)

recensione Il Cigno Nero / 3 Giugno 2012 in Il cigno nero

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Come dice la Celentano: La danza è sofferenza… no non guardo amici me lo ha detto mia sorella. 😉
Ma quanto è bella Natalie Portman?! eh si ve lo svelo subito… l’oscar è
proprio meritato! Che prova ragazzi!

Black Swan (Il Cigno Nero) non è un film facile.
E’ la storia di Nina, una ballerina la cui vita è completamente occupata dalla danza. Vive a New York insieme alla madre, una ex ballerina in pensione che sostiene l’ambizione della figlia (anche troppo…).
Nina viene finalmente scelta come protagonista. L’opera che aprirà la
nuova stagione è: Il lago dei cigni (ovviamente) e Nina dovrà interpretare sia il Cigno bianco che la sua controparte malvagia: il Cigno nero!

In sostanza il film viaggia tra il drammatico e il thriller-psicologico
mettendo insieme la danza e il lato oscuro della mente umana.

Con una trama così, si poteva facilmente cadere in banalità o peggio
ancora in situazioni poco chiare, fortunatamente non è il caso di questo film. Godibile, anche se non esente da qualche scelta che lascia un pò perplessi in alcuni casi ma, tuttavia, passabili perchè sono scelte personali. L’inusuale ambientazione elegante del mondo del balletto risulta molto convincente nel complesso. Il modo in cui ci vengono mostrate le abitudini massacranti del mondo della danza, Tra incidenti e ferite inflitte o autoinflitte a volte non facili da guardare ma che rendono benissimo il concetto. Il film è pieno di situazioni forti ed estreme che vengono mostrate con credibilità.
La parte finale è da applausi! Una vera bellezza! Se non era troppo cafone come cosa mi sarei alzato ad applaudire! 🙂
Infine, la regia è ottima. Ho trovato la scelta di seguire i personaggi con una telecamera a mano fantastica.

Morale della favola: Non prendete troppo sul serio il vostro lavoro.

Voto: 8

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24 Febbraio 2012 in Il cigno nero

Aspettavo da molto di poter vedere questo film, ma alla fine sono rimasta un pò delusa. Gli dò la sufficienza soprattutto per l’ottima prova di Natalie Portman (giustamente premiata con l’Oscar) nei panni della ballerina tormentata dalla sete di successo… però ecco, per me è tutto qui.

Bah… / 23 Febbraio 2012 in Il cigno nero

Posso dire anche io: “Ho visto il Cigno Nero”.
La domanda però è un’altra: “Ne vado fiero di dirlo?” e qui si apre un mondo.
Nina (la protagonista) fino a che non si trasforma è di una noia irritante, estremamente lacrima facile e il volto sempre angosciante. La scena del Cigno che balla è molto bella ma nel complesso francamente non riesco a vedere altro di bello.
Dire brutto non me la sento. Dire capolavoro sarei un pazzo.
La sufficienza la strappa ma oggi mi sento particolarmente buono.
Non è di sicuro il mio genere ma non ritengo sia un film da consigliare. Fine del film che ti rimane?
Sto ancora chiedendomelo…

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il cigno nero / 21 Agosto 2011 in Il cigno nero

prima di tutto sposto questa pellicola nella sezione Grandi Film:se lo merita sicuramente.Ieri sono riuscito a visionare questo film e devo dire che mi è piaciuto molto:è molto intrigante sotto l’aspetto visivo ed anche se il genere di cui fa parte(thriller) viene solo sfiorato,la suspense è molto alta per tutto il film,tanto da tenermi incollato letteralmente alla poltrona.Brava la Portman,giustamente premiata con l’Oscar,ma superlativo Vincent Cassell.Con questo film Darren Aronofsky sicuramente si colloca tra i migliori registi dell’ultimo decennio.

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Film piatto quanto la Portman! / 20 Agosto 2011 in Il cigno nero

Film visionato da Wiccio, Manu, Fedy, Pizzo e Marco per la SerataCinema organizzata dal sito LordWiccio.

Beh, i commenti al film sono avvenuti a caldo, come è giusto che sia quando si visiona un film! Da parte mia ribadisco solamente il fatto che da un film premiato mi aspettavo di più, semplicemente mi ha lasciato un po’ di stucco per via delle troppe scene piatte e banalotte.

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…WOW! / 25 Luglio 2011 in Il cigno nero

Finito di vedere due minuti fa… per ora, a caldo, c’è solo sbalordimento e estasi di fronte un film che, permettete l’espressione, ha i controcoglioni, e di cui, simili, difficilmente si trovano.
Darren si riconferma, dopo The Fountain (che tra l’altro consiglio essendo forse il mio film preferito in assoluto), un genio, in bilico tra il banale e l’assurdo, che talvolta però può incorrere in incomprensione.
E’ impossibile muovere una critica costruita e ben motivata a questo film, se non una soggettiva data dal gusto personale. Ma a pensarci.. neanche.
Posso dire che io, che di balletto e danza classica so meno di niente, e meno di niente apprezzo, ho trovato il film grandioso per il fatto stesso che la danza è lo sfondo di altri mille scenari che trovano tutti riscontro nella psiche umana, femminile nella fattispecie.
E questi scenari non possono avere miglior rappresentante se non quella che è stata Natalie Portman, che è veramente la perla, il Cigno Bianco e Nero, la completezza dell’essenza, della fragilità, dell’opposizione, della sessualità repressa, della femminilità controversa, di questo capolavoro.
Oscar più che meritato, in quella che è la giustamente la performance migliore del 2010, ricca di carisma, sfumature, espressioni, sguardi ambivalenti. Merita per il fatto stesso di essere riuscita a sdoppiare se stessa, e allo stesso tempo rinnovarsi nella sua unità di attrice.
E’ perfetta.
Chi trova il film poco funzionale poi, è assolutamente indecente. Un film ritmato, ogni scena è carica di significati, simboli, analogie, non c’è attimo di distrazione, né di respiro. La presenza di scene forti, sanguinolenti e sessualmente forti, rende impossibile definire il film piatto. Ma non lasciatevi ingannare, la bellezza del film non è affatto nel lato un po’ splatter, che splatter non è in quanto sempre molto delicato, introspettivo, quanto più nell’attesa di scoprire cosa può, la psiche umana, turbata, fragile, percossa, ammaliata, generare per noi e contro di noi, quale mostro dell’anima si annida dietro lo sguardo di una bambina, che bambina più non è, quale ennesima e ultima follia si cela dietro un atto estremo.
Il tutto a ritmo di note famose. Ma mai, come in questo film, tutte nuove e rivoluzionate.

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Talento sprecato / 2 Giugno 2011 in Il cigno nero

Forse nell’ultimo periodo ho vissuto un po’ fuori dal mondo ed ero l’unico a non conoscere questo film, ma quando sono stato invitato a passare una bella serata al cinema con alcuni amici non potevo immaginare che mi sarei trovato davanti a un tale “capolavoro”. Sicuramente brava Natalie Portman e il suo oscar è stato sicuramente meritato, ma per il resto direi che “il cigno nero” non è decisamente un film che verrà ricordato per molto altro. Film che cerca di descrivere quello che la mente umana riesce a inventarsi quando una persona molto fragile si ritrova a vivere in una situazione di enorme stress (protagonista frigida fino a livelli davvero poco credibili,la madre che cerca di vivere in prima persona i successi della figlia, per non parlare di un insegnante di danza con un pò troppe attenzioni per la sua allieva). Per concludere, non un brutto film, ma decisamente niente di particolare. Se cercate un film che tratti lo stesso tema, quello di persone fragili che si creano personalità alternative o che non riescono a distinguere la realtà dalla fantasia, guardatevi “Fight Club”. PS forse potrò sembrare volgare ma mi sà che il film verrà ricordata solo per la scena lesbo con Natalie Portman e Mila Kunis

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Fin troppo chiaro / 9 Maggio 2011 in Il cigno nero

E’ fin troppo chiaro il tema del doppio. E’ fin troppo chiaro che lei è la cigna bianca messa sotto la campana di vetro della mamma rosicona. E’ fin troppo chiaro che la mamma era una zoppa incapace che vive nel suo mondo. E’ fin troppo chiaro che nel momento in cui scruta l’abisso, l’abisso comincia a scrutare dentro di lei tirando fuori il cigno nero. E’ fin troppo chiaro che Aronofsky ha avuto seri problemi di droga da piccolo. Ma una cosa non mi è chiara. Perché lei si droga e va a letto con l’altra? ma ci va davvero a letto con l’altra? E quando vede l’altra che va a letto con Cassel è in verità lei che va con Cassel? E quando accoltella lei che in realtà è se stessa… Forse non mi è troppo chiaro come credevo.
Però Aronofsky è un bravo.

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CHE ANGOSCIA! / 6 Maggio 2011 in Il cigno nero

quando una passione viene esasperata così tanto da portare alla pazzia! un oscar a Natalie Portman assolutamente meritato!

La morte del cigno e la nascita di una grande attrice / 23 Aprile 2011 in Il cigno nero

Di solito si comincia criticando gli Academy Awards…e invece, anche se devo vedere molti dei candidati agli Oscar da poco proclamati, penso che stavolta ci abbiano azzeccato: Black Swan è un buon film ma non da Oscar, però è difficile immaginare una performance attoriale superiore a quella di Natalie Portman.

La ragazza ha mantenuto la deliziosa freschezza di quando interpretava l’adolescente a fianco di Leon, ma nel frattempo è cresciuta enormemente come attrice evitando di restare relegata al ruolo perenne di bambolina come invece pare stia succedendo a Scarlett Johansson, tanto per dirne una.
Lo dimostra in questo ruolo “forte” dove è in scena praticamente per tutte le oltre due ore del film, con una presenza scenica da grande attrice, forte e delicata.

Il film è ascrivibile al genere “maledizione dell’arte (o dello spettacolo)” anche se in questo caso si tratta di danza classica e, a differenza di altre opere del genere, la discesa agli inferi non è mediata dall’abuso di alcool o psicofarmaci. Vi concorrono invece, in misura maggiore o minore secondo i punti di vista, tre fattori: la maniacale ambizione al perfezionsmo, una tendenza già connaturata al personaggio verso l’autolesionismo, l’influenza ossessiva della madre e del “maestro” coreografo (molto ben interpretati da Barbara Hershey e da Vincent Cassel che finalmente si è liberato anche in USA dell’etichetta di “il marito di…”).

Il film, pur avvelendosi della raffinata fotografia di Matthew Libatique, non è all’altezza della sua protagonista soprattutto perché Aronofsky, come in altre opere precedenti, non sa dosare il registro del “troppo forte” inserendo scene al limite del grand guignol, che ci possono anche stare, ma esagerando fino ad abusarne. Donde una sensazione di sovraccarico su un tema, già di per sé colmo di pathos, che avrebbe tratto giovamento da qualche intervallo di delicatezza o quanto meno di sospensione.

Resta comunque un buon film con molte frecce al suo arco e pochi difetti, che trova il suo simbolico centro di gravità nel dualismo cigno bianco/cigno nero; una dicotomia che, allorquando la protagonista si dimostra incapace di conciliare all’interno della propria essenza, fisica e psichica, ne determina la lacerazione fatale.

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Gli estremi che uccidono / 28 Marzo 2011 in Il cigno nero

Il cigno bianco e il cigno nero sono un po’ come i due cavalli di Platone. La parte razionale, controllata e pura da un lato; quella passionale, istintiva e impulsiva dall’altro.

In Nina prevale, ovviamente, il cigno bianco, tant’è vero che all’inizio fatica a interpretare la parte di balletto in cui dovrebbe essere il cigno nero. Però, sebbene sopita, anche in lei è presente la componente passionale e selvaggia, ed è proprio quella che il maestro cerca di tirare fuori.

Imparando il balletto, la protagonista affronta quindi un duro percorso di auto-scoperta, viene cioè a contatto con il cigno nero. Per un bel po’ non se ne accorge, infatti non si capacita dei segni (graffi e ferite)da esso lasciati sul suo corpo.

Nel film gli altri due personaggi femminili, la madre e Lily, sono proiezioni della personalità di Nina. La prima incarna il controllo e la ricerca della perfezione del cigno bianco, la seconda la sensualità e il godimento del cigno nero.

Alla fine cigno bianco e cigno nero, anzichè convivere più o meno pacificamente come in tutte le persone, cercano di annullarsi a vicenda. Ma uno non può vivere senza l’altro. Se infatti Nina rimanesse solo cigno bianco non potrebbe più crescere e resterebbe intrappolata nella sua gabbia di controllo. Se però fosse solo cigno nero, abbandonandosi ai meri impulsi, commetterebbe atti inauditi (come appunto l’omicidio).

Ci sono riferimenti all’anoressia, ma più che alle condotte alimentari in sè (pompelmo, vomito, torta, mini-pasto la sera che esce con Lily) è la psicologia dell’anoressica ad essere descritta con estrema precisione. Il controllo, la ricerca della perfezione, la chiusura nel guscio dell’infanzia. Persino il rapporto con la madre, che, a torto o a ragione, molti imputano tra le cause della malattia. Lily, al contrario, rappresenta la parte “sana” della persona quella che si gode la vita. Avete notato come il regista si sofferma sul pasto consumato dalla ragazza la sera in cui porta fuori Nina? Cheaseburger al sangue. E mentre lo ordina non si risparmia ammiccamenti sessuali nei confronti del cameriere…

L’omosessualità, invece, resta più in sordina. In realtà non si parla tanto di bisessualità, quanto dell’infatuazione che Nina nutre nei confronti di Lily. E non senza ragione: Lily rappresenta la tentazione, il proibito, ciò che nella sua vita non si è nemmeno immaginata di desiderare.

Notare che Lily e Nina si incontrano per la prima volta in un momento cruciale per NIna, quando cioè sta provando davanti al maestro la parte del cigno nero. E l’arrivo nella stanza di Lily le fa perdere quella impenetrabile concentrazione che l’aveva caratterizzata negli attimi precedenti.

Credo che la tragicità del film stia nell’esasperazione. Entrambi i lati simboleggiati dai due cigni sono infatti indispensabili per la vita di una persona: l’uno per vivere in una società civile e non abbandonarsi ad un’esistenza dissipata, l’altro per sfogare e liberare la cosiddetta libido freudiana. Il problema sta nel portare all’estremo queste parti. Che poi è la logica tutto-niente dell’anoressia.

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Surreale, sorprendente / 24 Marzo 2011 in Il cigno nero

Credevo fosse un film sul mondo della danza classica (motivo per cui non volevo andarlo a vedere, perchè inorridisco alla vista dei tutù), invece è un film sulla psicologia di una donna, una ballerina. Infatti i temi di cui tratta, ovvero la sessualità negata – forse legata alla forte presenza della madre nella vita della protagonista, oppure dovuta agli eccessivi sforzi che la danza richiede – il doppio (e quindi il bene e il male), l’autopunizione, sono solo in parte legati alla danza. Nina infatti potrebbe anche avere un’altra professione e avere gli stessi problemi. Naturalmente la danza c’entra, in quanto METAFORA di un ambiente (come la famiglia) o di una società o di un mondo (dipende da come la si interpreta), che esercitano continuamente pressioni su una persona fragile e impressionabile come Nina. Così si trova a reagire, a vincere le sfide e le paure che si porta dietro dall’infanzia, insomma a crescere e a staccarsi definitivamente dalla madre, la quale vede nella figlia solo una “ricompensa” per aver dovuto lasciare la propria carriera di ballerina. Dopo incubi, ferite, droga e autoerotismo Nina sarebbe pronta per interpretare il cigno nero, ovvero l’essenza del male, la seduzione, la sessualità, l’abbandono dell’infanzia e adolescenza (e quindi della madre), ma non ha ancora fatto i conti con la ballerina che vede come rivale, suo opposto. crede di averla uccisa, ma in realtà uccide se stessa: involontariamente, forse, uccide quella parte di lei che doveva cambiare, in modo da potersi trasformare, finalmente, in cigno nero.

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19 Marzo 2011 in Il cigno nero

Portman da Oscar, film da Razzie Award.

“Voglio essere perfetta” / 19 Marzo 2011 in Il cigno nero

Mario Monicelli affermò una volta in una intervista che i registi che utilizzano troppi primi piani non sanno girare .
Si può anche non essere d’accordo con questo tranciante giudizio del grande Maestro da poco scomparso , ma resta il fatto che questo film, che di primi e primissimi piani ne offre in quantità industriale , pur apprezzabile sotto il profilo formale , non mi è sembrato invece così esaltante come molti lo hanno descritto bensì sopravvalutato e, non me ne vogliano gli estimatori di Aronofsky , pure un tantino noioso. Eccellente invece la prestazione della Portman in versione anoressica degnamente gratificata da un Oscar.

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il trionfo del corpo / 1 Marzo 2011 in Il cigno nero

Partirei dal presupposto che Scarpette rosse non c’entra davvero nulla. Il cigno nero mi sembra un film imperniato su un male psichico che pochissimo ha a che fare con l’arte se non per il fatto che la protagonista è una ballerina. E all’interno del male psichico i temi principali sono la sessualità e il doppio.
Non per nulla c’è il lago dei cigni, una quantità infinita di specchi (il balletto è un’arte allo specchio) che sono moltiplicazione e frantumazione, e una incalcolabile bolgia di doppi veri o presunti (nina-beth, nina-lily, nina-madre, nina-nina). La poetica del corpo è fondamentale, anoressia, bulimia, autoferimenti, frigidità in cui il sesso/passione sono colpa e negazione del futuro (vedi la mamma), quasi il peccato originale, ogni avvenimento è una tacca sul corpo della protagonista che non riesce a ricomporre una dualità identitaria (o una molteplicità) se non soffocandone una parte, uccidendosi quindi per liberarsi (ma poi sarà morta sul serio?). Il rapporto con la madre è uno dei doppi di Nina, ma è ben svolto, è un rapporto castratorio, la mamma la spinge all’arte, la ridimensiona sessualmente, è il femminino che si realizza solo nella purezza, l’alleva alla repulsione del sesso, ne monopolizza la dieta (il pompelmo all’inizio e la torta alla fine), è un rapporto assolutamente non adulto in cui la madre ha il pieno potere del corpo e della mente della figli, quasi neonatale.
La sceneggiatura dunque ci mette un po’ tutto, alcune cose sono scontate, ma le ancora appunto a un vissuto corporeo tanto da trovare comunque uno spiraglio di identificazione, di leggibilità per tutti.

Però l’operazione è abbastanza approssimativa in altre parti, non mi è piaciuto nulla nulla il personaggio di Cassel, poco magnetico e, diciamolo, anche poco importante in tutta la storia: fra nina e il suo direttore non c’è comunicazione, passione, sfida, non vogliono la stessa cosa, non bruciano dello stesso male, non si capsicono proprio. E come è debole lui è debole tutto il mondo del balletto, efficace a mio parere solo nelle poche scene di studio, non si respira l’arte da nessuna parte e nessuna passione artistica. Insomma se lo avesse ambientato in un altro scenario sarebbe stato lo stesso. Cassel vive in un mondo in bianco e nero, il suo ufficio e la sua casa sono dominati dai due colori, ma tutto ciò rimane lì, perchè è qui che fallisce il film.
Non ho amato le scene di ballo, meglio la Portnam, fragile al punto giusto.

Ora come donna direi pure che la soluzione alla cosa è un bel pasto completo da 5 portate minimo

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Disperata erotica stomp / 27 Febbraio 2011 in Il cigno nero

Aronofsky ha confezionato un film densissimo, capace di stordire lo spettatore con campi stretti ed una mimica parossistica.
Come in The wrestler, l’occhio del regista sviscera implacabilmente i corpi degli attori: in entrambi i film, il fisico è il mezzo espressivo principale con cui i rispettivi protagonisti si dànno al pubblico e le pene patite per raggiungere la perfezione espressiva nei propri campi vengono esposte con un iperrealismo quasi disturbante.
La Portman acquista uno spessore palpabile di scena in scena e l’acme della sua interpretazione corrisponde, con precisione sorprendente, a quello del suo alter-ego, un personaggio caratterialmente irrisolto, fino al momento in cui non si impone uno scopo definitivo.
Il film di Aronofsky non è solo un racconto di genere sul mondo del balletto: personalmente, l’ho inteso come una metafora della crescita e dell’affermazione personale e le scene in cui Nina si abbandona all’autoerotismo, in questo senso, sono emblematiche, anche se scontate.

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Natalie Portman da oscar / 27 Febbraio 2011 in Il cigno nero

Storia morbosa di un’ossessione per la perfezione che travolge lo spettatore a tratti e lo fa ridere in altri. Si, parecchi in sala hanno riso in alcune scene, cosa per altro davvero irritante a mio avviso. Se ciò è avvenuto, però, qualcosa deve non aver funzionato. Nonostante la trama inconsistente e un Cassel fuori forma la Portman riscatta il film. Una delle prove migliori dell’attrice che candida e perversa allo stesso tempo turba e affascina, trascinando nel suo viaggio di autodistruzione lo spettatore sulle note di uno dei più bei balletti del XIX secolo.

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Cosa si nasconde sulla strada per la perfezione? / 18 Febbraio 2011 in Il cigno nero

L’ossessione per la perfezione è parte integrante dell’artista. Ma è una meta (quasi) mai raggiungibile. Il resto è un cammino verso. Un cammino che a mio parere Darren Aronofsky sta compiendo. “Requiem for a dream” e “Pi-Il teorema del delirio” sono opere meravigliose, ma imperscrutabili, un po’ rivolte a se stesse. Con “The Wrestler” Darren è riuscito a trovare un linguaggio comunicativo potente, perdendo però quell’aspetto vertiginoso delle prime opere. In “Il cigno nero” si verifica il ricongiungimento del Darren intimo degli inizi con quello che sa comunicare ad un’intera platea. E la perfezione passetto passetto si avvicina. Molti (gran parte della critica) un po’ storceranno il naso, ma per me è stato uno spettacolo. Un crescente di piroette mentali al quale fanno da immagine i passi de “Il lago dei cigni”.
Inoltre dopo aver visto in questi giorni tanti film che sembrano disegnati apposta per gli attori principali, come se fossero stati commissionati da questi, qua finalmente sono gli attori a doversi adattare al virtuosismo del regista. E Darren li sa guidare benissimo, sa lavorare egregiamente persino con Vincent Cassel… Natalie Portman risulta per gran parte del film fastidiosa nella sua debolezza e frigidità, tanto da non essere attraente come il solito. Ma che ci volete fare? Quello era il ruolo e l’ha saputo ricoprire. Io continuerò a ricordarla come la ragazza dai due volti di Closer, ma la premierei per questi due cigni. La strada è quindi quella giusta, peccato che, come lo stesso Darren ci dice, le minacce sono tante, mentre sono poche le uscite verso la perfezione…

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