Recensione su Prima del tramonto

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I primi segni del crepuscolo / 15 novembre 2017 in Prima del tramonto

Nove anni dopo, Linklater riunisce la coppia formata da Ethan Hawke e Julie Delpy che aveva lasciato il segno nel genere romance indipendente con Prima dell’alba (1995). Il primo impatto è la netta sensazione della perdita della freschezza giovanile, ed è un effetto assolutamente voluto; il soggetto scritto da Linklater insieme a Kim Krizan affronta proprio quella zona d’ombra, i “primi segni del crepuscolo” nei trentenni che mettono su famiglia o quelli che viceversa non sono mai riusciti a formarne una. Due insoddisfazioni polarmente diverse si incontrano per cercare la magia di quell’amore fugace di dieci anni prima; che ne è stato di quei giovani sognatori, affamati di vita?
Linklater tiene la cinepresa addosso ai due, ricorrendo a un montaggio minimo, con finti piani sequenza che ci portano a percorrere le strade e le viuzze di Parigi. Assistiamo in pratica a un lungo, estenuante monologo della Delpy in cui Hawke tenta timidamente di inserirsi; nella logorrea inarrestabile della donna emergono i dolori del fallimento, dell’incapacità di amare, della condanna a non essere amati, fino al geniale e reciso finale aperto sulle note dolenti di Nina Simone.

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