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Recensione su Before Midnight

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17 marzo 2014

Richard Linklater è forse uno dei cineasti americani più innovativi e al contempo più tradizionali che ci siano. In attesa di vedere il suo progetto Boyhood, la cui lavorazione è durata qualcosa come 12 anni, Linklater propone il terzo capitolo della saga di Jesse e Celine, i due ragazzi che hanno vissuto un’intensa notte a Vienna nel 1994, si sono reicontrati a Parigi dopo 9 anni e che ora, dopo altri 9 anni, vivono insieme.
Il primo capitolo è sicuramente indimenticabile, una delle storie d’amore più fresche, sincere e naturali che siano mai passate al cinema. Viene da chiedersi perchè dargli due seguiti. E la risposta è nella ricerca del realismo di Linklater.
Propinare la solita commedia in cui due si trovano, si lasciano e si rimettono insieme, in un valzer scontato di battute, lacrime e sorrisi è pedante e si è già visto troppo. Inoltre, in film del genere gli “attori” non crescono, non maturano, non cambiano.
Tutti e tre i film hanno una solida impalcatura che si basa sul dialogo più che sull’azione. Sono gli scambi tra Jesse e Celine a rendere bello il film. Ascoltare le loro riflessioni e il modo in cui matura il loro ragionamento è ciò che è conta, che è bello e che è vero.
Non c’è retorica, neanche nel terzo capitolo, che sa più di malinconia, che dà la sensazione che da Vienna siano passati 20 secoli e non 20 anni. Che la giovinezza spensierata di Prima dell’alba sia andata, sostituita da un concetto d’amore diverso, ma che in qualche modo, seppur meno romantico, sia destinato a durare per sempre.
Concetti già sentiti? forse…Ma esposti in maniera intelligente, convincente…come se ci trovassimo a guardare una coppia qualunque nel momento in cui affronti una crisi matrimoniale.
La storia di Jesse e Celine è una delle più belle che il cinema abbia mai raccontato perchè è una delle più autentiche. Anche con due seguiti…

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