Recensione su Astolfo

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La dimensione rassicurante di Di Gregorio / 2 Novembre 2022 in Astolfo

Il cinema di Gianni Di Gregorio è sempre rinfrancante: i suoi film da regista e interprete danno l’impressione che esista una dimensione lenta e sospesa, sotto la superficie della quotidianità piena di problemi, soprattutto economici, e i suoi personaggi vi si immergono, per sperimentare una nuova vita e trovare rinnovati stimoli, a dispetto della propria età anagrafica.

In questo senso, i film di Di Gregorio mi fanno l’effetto (piacevole) di certe produzioni giapponesi e coreane, caratterizzate da ritmi moderati e una particolare gradevolezza di situazioni e azioni.

Astolfo non fa eccezione e, se pure, a tratti, il film incespichi e non offra particolari novità dal punto di vista narrativo, nell’ambito della filmografia del regista, attore e sceneggiatore romano, infonde belle sensazioni e lascia il ricordo di personaggi poco complessi (ma non per questo banali) e “sogna(n)ti” che, prima o poi, in qualche occasione, farebbe piacere incontrare.

Il Professore (interpretato dallo stesso Di Gregorio), che, più o meno camuffato, ricorre praticamente in tutti i suoi film (a memoria, mi pare che faccia esplicita eccezione solo Buoni a nulla, 2014), sta invecchiando inesorabilmente, ma vorrei che non sparisse mai dal grande schermo, perché, nell’attuale panorama del cinema italiano, non ci sono altri latori di storie sensibili e interessanti legate alla “terza età”.

In questa fase della sua carriera, la Sandrelli si conferma decisamente adatta per il ruolo della donna matura che ha conquistato saggezza e una certa visione del mondo, che non rinuncia alla propria personalità e ai sentimenti più vibranti in nome delle convenzioni sociali e dei pur comprensibili timori legati all’età.

2 commenti

  1. Mr.O / 22 Novembre 2022

    Questo purtroppo ancora non l’ho visto, a questo punto aspetto l’uscita su qualche piattaforma, ma ho sorriso alla tua recensione perché, guardando il trailer e amando i suoi film precedenti, ho pensato la stessa cosa: dio ce lo preservi! Un regista in grado di creare un mondo così coerente, in Italia, non si vedeva dal primo Moretti. La differenza con Moretti, però, è che nel mondo di Di Gregorio vorresti viverci anche tu, perdertici dentro. Capisco chi lo paragona, in questo senso, a Jacques Tati

  2. Stefania / 22 Novembre 2022

    @mr-o: “nel mondo di Di Gregorio vorresti viverci anche tu, perdertici dentro”: è proprio così 🙂 Si vorrebbe vivere le “avventure” del suo Professore, per scoprire/apprezzare nuovi punti di vista del quieto vivere.

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