8 Recensioni su

Anonymous

/ 20116.5197 voti

Chi diavolo è Shakespeare? / 14 Ottobre 2018 in Anonymous

“Anonymous” è un bel thriller politico che si chiede chi realmente abbia scritto le opere teatrali attribuite a William Shakespeare. Il film è un po’ complesso, ma per quanto riguarda i costumi e l’atmosfera il regista ha fatto un ottimo lavoro. Per chi ama i film storici, questo è da vedere.

5 Ottobre 2014 in Anonymous

Emmerich porta sul grande schermo una delle teorie cosiddette anti-stratfordiane che vorrebbero declassare il bardo William Shakespeare a mero prestanome di opere scritte da altri.
In particolare, in Anonymous si espone la tesi, concepita attorno agli anni ’20 del Novecento, secondo la quale dietro l’opera di Shakespeare ci sarebbe il Conte di Oxford Edward De Vere, membro dell’aristocrazia britannica e presunto amante della Regina Elisabetta I.
Una teoria che trova le sue più importanti argomentazioni in alcune somiglianze tra le opere del bardo e gli intrighi di corte ai tempi di Elisabetta I, nonché alcuni episodi della vita dello stesso Conte.
Ma come tutte le altre tesi alternative sull’attribuzione delle opere Shakespeariane, anche questa si fonda più che altro sulla debolezza della documentazione sulla vita dello Shakespeare di Stratford, che ha permesso a tali teorie di proliferare nel corso dei secoli (tra le più seguite quelle che attribuiscono le opere del bardo a Francis Bacon, Christopher Marlowe – che peraltro compare nel film -, o all’italo-inglese Giovanni Florio).
Tutte tesi minoritarie tra gli accademici, ma molto suggestive e non prive di riscontri (tra gli indizi principali, la mancata citazione di qualsiasi scritto nel testamento dello Shakespeare di Stratford, quando circa metà delle sue opere non erano ancora state pubblicate).
Emmerich presenta l’ipotesi De Vere (che peraltro non è tra le più verosimili) in un modo convincente e affascinante (il Conte rifiutava di pubblicizzare la sua vena letteraria perché scrivere opere teatrali, amate per lo più dal popolo, era un vezzo che mal si conciliava con il blasone, e che anzi poteva esporre al ridicolo un nobile aristocratico come lui).
Lo sceneggiatore John Orloff, tuttavia, sembra esagerare con le speculazioni quando attribuisce al De Vere oltre che la paternità delle opere di Shakespeare e una relazione con Elisabetta I (che potrebbe anche essere vera), la discendenza dalla Regina stessa, sfociando così nell’incesto scoperto a posteriori.
Per non parlare poi dell’azzardo di rappresentare Shakespeare come un illetterato ubriacone, un estortore che si compra l’araldo e che a malapena sa tenere in mano una penna.
Da un punto di vista contenutistico il film ha il pregio di sollevare ancora una volta l’attenzione sulla questione della paternità dell’opera Shakespeariana, anche se c’è da dire che tutte le teorie “alternative” non possono che assurgere al rango di mere speculazioni intellettuali difficili da provare.
Per il resto l’opera, oltre a presentare un intreccio indubbiamente accattivante, è notevole per costumi e scenografie (una Londra a cavallo tra ‘500 e ‘600 ove spiccano le splendide abitazioni in stile Tudor con facciata a graticcio).
Interessante anche l’incipit meta-teatrale, ripreso nel finale, anche se la citazione di Broadway in un’opera ispirata a Shakespeare (e ambientata nella sua epoca) non può che apparire come l’ennesima forzatura gettata in pasto al pubblico statunitense.

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7 Marzo 2013 in Anonymous

Curiosità: dal libro è stato tratto un film, o meglio il film si è ispirato alla storia trattata nella libro riuscendo a renderla meglio.
Il film è interamente ambientato nel passato e sebbene non apprezzi certi “colpi di scena” (come l’incesto della regina) devo dire che tratta il problema della paternità delle opere di Shakespeare in modo molto più lineare e coerente rispetto al libro.
L’idea di attribuire le opere al conte Edward de Vere è però un tema già discusso da J. Thomas Looney nell’opera Shakespeare identified, ma non solo egli si è dedicato a questo tema nel corso del tempo.
Un tema diffuso, un film coinvolgente ma non imperdibile. Continua su: http://loren-ilmondodilory.blogspot.it/2012/03/il-libro-segreto-di-shakespeare.html

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Riassumiamo… / 21 Agosto 2012 in Anonymous

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

La regina Elisabetta Ia 16 anni ha avuto un figlio illegittimo, il fututo Edward conte di Oxford. Il nostro Edward da giovincello torna a corte e fa innamorare follemente la regina. Non che lui faccia il prezioso e tanto fanno che lei rimane nuovamente incinta. Nasce il biondissimo e capellonissimo conte di Southempton(figlio e nipote di Elisabetta e fratello e figlio del conte di Oxford) che neanche troppo celatamente se la intende col conte di Essex, altro figlio illegittimo della regina e quindi suo fratellastro, nonché zio

E ora scusate ma io me ne torno a “Cronache del ghiaccio e del fuoco”

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24 Marzo 2012 in Anonymous

Incomprensibile, insulso, inutile.
Bah…!

7.5 / 29 Dicembre 2011 in Anonymous

Forse il voto più alto ad un film di Roland Emmerich, che sopo averd diretto blocbuster a manetta (vedi “Indipendence day”, “Godzilla”, “2012”, “10.000 A.C.) decide di approcciare un genere diverso. Intrighi a corte. E quale corte migliore di quella inglese? Bella l’idea di partenza, il mistero che avvolge la figura di Shakespeare, a cui poi si ricollega la parte relativa ai tramacci dei conti inglesi per la successione al trono.
Forse un pò macchinoso in certi punti, è un film che si rivela interessante e coinvolgente. Ben scritto, con un’ottima fotografia e una bella interpretazione di Rhys Ifans (mi ricorda un pò Peter Stormare).
Speriamo che il prossimo film di Emmerich non sia più una cagata spaziale ma qualcosa di questo genere!

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Perché svegliare la storiografia che dorme? / 3 Dicembre 2011 in Anonymous

Non credo proprio che questo film abbia niente a che fare con le questioni storiografiche di cui si è tanto dibattuto (più per far sapere che “se ne sa” sospetto), anche se è il prologo stesso a spingere su questo. Sì, errore di Emmerich, e forse l’unico davvero rilevante. In effetti, quel prologo (e l’epilogo a specchio) ci stanno come i cavoli a merenda, ma detto questo, e lasciata da parte la poco interessante – per un film di questo genere, anzi, per un film di genere tout court – “questione Shakespeare” credo che Anonymous valga tutti i suoi 130 minuti.
L’ambientazione è molto curata, intensa, e riesce nell’intento di trasportare dentro lo spaccato che ritrae, con anche qualche guizzo suggestivo e creativo. I personaggi sono ben delineati, totalmente di genere, certo, ma in quanto tali belli, pieni e rappresentativi. Inoltre, a mio parere le recitazioni di quasi tutti – minori e principali – sono assolutamente convincenti. Lo stesso certamente vale per la quasi caricaturale Elisabetta, volutamente un passo oltre la soglia di quella vecchiaia che il cinema considera poco ritraibile – e di cui sospetto che Emmerich abbia voluto prendersi gioco – a tratti volutamente sopra le righe, ma anche così sorprendente e certamente incredibilmente brava in questi passaggi rapidissimi tra regalità, superficialità bambina e rasentata stupidità. Infine, l’intrigo c’è, sufficiente, ben condotto, con una rivelazione finale forse un po’ troppo spinta verso il “drammone” ma nella quale intravedo un tentato occhiolino al senso della “tragedia” proprio di Shakespeare, sebbene fallendo la sua raffinata maestria del dramma [del resto, se fosse alla portata di tutti, Shakespeare non sarebbe Shakespeare]
In conclusione, sarà che dei tanti film di genere, il genere in costume se ben fatto, mi è sempre piaciuto, chissenefrega (scusate l’eufemismo) se ci sono errori su errori rispetto alla realtà storica, e chissenefrega (in questo caso) della questione dell’autore autentico o attribuito. Direi che sono entrambi fattori irrilevanti in un film che non è certamente un capolavoro, che potrebbe essere ripensato sotto alcuni aspetti (ma pochissimi non lo sarebbero), ma che in fondo, uscendo dalla sala, lascia il gusto di una visione appagante.
Decisamente interessante il messaggio di fondo: le parole (sensate) possono cambiare il mondo .
Visto come vanno le cose oggi, e visto il ruolo che hanno la cultura, l’arte e il (libero e approfondito) pensiero (anche) di questi tempi, non mi sembra né superfluo né insulso.

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Tragedia all’interno della tragedia / 14 Novembre 2011 in Anonymous

Visionato in anteprima, Emmerich tenta nuovamente la strada del dramma storico. Il risultato è un prodotto registicamente corretto e storicamente corrotto. Non aspettatevi una biografia su Shakespeare (che, a dirla tutta, è quasi un personaggio secondario), non lo è affatto e, anzi, Derek Jacobi ci avverte di ciò sul nascere del film. Non amo particolarmente le fiabe cui protagonisti sono personaggi storici, personalmente credo creino solamente confusione, ma parliamo di una questione -quella della vera identità dello Shakespeare drammaturgo- dove la confusione regna oramai da più di un secolo. Ma d’altronde quando ci si affaccia a una pellicola sappiamo di assistere a una finzione, per quanto realistica vogliamo che ci si presenti; e in Anonymous la realisticità è uno dei maggiori pregi, realizzata grazie all’eccezionale lavoro “dietro le quinte”: superba la fotografia di Anna Foerster, ottima la scenografia di Sebastian T. Krawinkel così come i costumi di Lisy Christl e anche Jessika Eisenkolb (e un altro nome che non ho fatto in tempo ad annotare) meritano di essere menzionati per la scelta di un cast idoneo ai ruoli. Joely Richardson sempre bellissima!

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