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Recensione su Anonymous

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Perché svegliare la storiografia che dorme? / 3 dicembre 2011 in Anonymous

Non credo proprio che questo film abbia niente a che fare con le questioni storiografiche di cui si è tanto dibattuto (più per far sapere che “se ne sa” sospetto), anche se è il prologo stesso a spingere su questo. Sì, errore di Emmerich, e forse l’unico davvero rilevante. In effetti, quel prologo (e l’epilogo a specchio) ci stanno come i cavoli a merenda, ma detto questo, e lasciata da parte la poco interessante – per un film di questo genere, anzi, per un film di genere tout court – “questione Shakespeare” credo che Anonymous valga tutti i suoi 130 minuti.
L’ambientazione è molto curata, intensa, e riesce nell’intento di trasportare dentro lo spaccato che ritrae, con anche qualche guizzo suggestivo e creativo. I personaggi sono ben delineati, totalmente di genere, certo, ma in quanto tali belli, pieni e rappresentativi. Inoltre, a mio parere le recitazioni di quasi tutti – minori e principali – sono assolutamente convincenti. Lo stesso certamente vale per la quasi caricaturale Elisabetta, volutamente un passo oltre la soglia di quella vecchiaia che il cinema considera poco ritraibile – e di cui sospetto che Emmerich abbia voluto prendersi gioco – a tratti volutamente sopra le righe, ma anche così sorprendente e certamente incredibilmente brava in questi passaggi rapidissimi tra regalità, superficialità bambina e rasentata stupidità. Infine, l’intrigo c’è, sufficiente, ben condotto, con una rivelazione finale forse un po’ troppo spinta verso il “drammone” ma nella quale intravedo un tentato occhiolino al senso della “tragedia” proprio di Shakespeare, sebbene fallendo la sua raffinata maestria del dramma [del resto, se fosse alla portata di tutti, Shakespeare non sarebbe Shakespeare]
In conclusione, sarà che dei tanti film di genere, il genere in costume se ben fatto, mi è sempre piaciuto, chissenefrega (scusate l’eufemismo) se ci sono errori su errori rispetto alla realtà storica, e chissenefrega (in questo caso) della questione dell’autore autentico o attribuito. Direi che sono entrambi fattori irrilevanti in un film che non è certamente un capolavoro, che potrebbe essere ripensato sotto alcuni aspetti (ma pochissimi non lo sarebbero), ma che in fondo, uscendo dalla sala, lascia il gusto di una visione appagante.
Decisamente interessante il messaggio di fondo: le parole (sensate) possono cambiare il mondo .
Visto come vanno le cose oggi, e visto il ruolo che hanno la cultura, l’arte e il (libero e approfondito) pensiero (anche) di questi tempi, non mi sembra né superfluo né insulso.

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