Recensione su Curb Your Enthusiasm

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20 Gennaio 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

12 Years A Slave non è un’analisi allo schiavismo nel termine più familiare, non inciampa in politica, emendamenti e presidenti. Ci si trova piuttosto davanti all’uomo, alla collera, all’amore, ai sentimenti. E’ legittimo “possedere” una persona? Fino a dove siamo disposti a comprometterci per il nostro tornaconto personale? Quanto sopportiamo pur di sopravvivere? Non sono domande poste eplicitamente dalla pellicola, ma quesiti che noi spettatori siamo invitati a postulare attraverso i personaggi e le situazioni. Non vengono date risposte, tutto è in dubbio, come Dio stesso; l’esistenza può essere davvero beffarda (il Signore dà e il Signore toglie) e l’inclemente e amarissimo finale ne è massima rappresentazione.
Tecnicamente è un prodotto squisito: il cast è altamente apprezzabile e convincente -in particolare Lupita Nyong’o dà prova di inesauribile abilità-, la fotografia è curata e dispensata di luce naturale e la colonna sonora di Hanz Zimmer scandisce perfettamente i momenti più lancinanti della narrazione (quest’ultima non limpida sul piano temporale).

Steve McQueen sforna così una grande storia universale, che segna un netto distacco dalle regie intime e personali di Hunger e Shame. Non è il miglior film dell’anno, ma sbancherà nella categoria Best Picture, come se i membri dell’Academy, rappresentanti del cinema mondiale, volessero rimediare e scusarsi con l’umanità per i crimini commessi nel passato.

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