The Young Pope

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serie tvThe Young Pope

Lenny Belardo sale al soglio pontificio appena quarantasettenne con il nome di Pio XIII: è il primo Papa nordamericano della storia della Chiesa.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: The Young Pope
STAGIONI/EPISODI: 1 Stagioni , 10 episodi, conclusa
Durata episodi: 55 min.
Attori principali: Jude LawJude LawDiane KeatonDiane KeatonSilvio OrlandoSilvio OrlandoJavier CámaraJavier CámaraScott ShepherdScott ShepherdCécile de France, Ludivine Sagnier, Toni Bertorelli, James Cromwell
Creata da: Paolo SorrentinoPaolo Sorrentino
Sceneggiatura/Autore: Paolo Sorrentino, Stefano Rulli, Tony Grisoni, Umberto Contarello
Colonna sonora: Lele Marchitelli
Fotografia: Luca Bigazzi
Costumi: Luca Canfora, Carlo Poggioli
Produttore: Carole Scotta, Roberto Amoroso, Simon Arnal, Caroline Benjo, Mario Gianani, Tony Grisoni, John S. Lyons, Lorenzo Mieli, Fatima Ovejero
Produzione: Italia, Francia, Spagna, Gran Bretagna, Usa
Genere: Drama, Mini-Series
Network: HBO, Canal+, Sky Atlantic

Dove vedere in streaming The Young Pope

Poteva essere meglio… / 20 Maggio 2018 in The Young Pope

Ero titubante a vedere questa serie per paura di annoiarmi, in realtà si è rivelata abbastanza originale e comunque è fatta molto bene. Peccato che non si sono spinti oltre a livello di eccessi… è una serie con il freno a mano!

Ho adorato ogni puntata. / 25 Ottobre 2017 in The Young Pope

Ho adorato ogni puntata di questa serie di Sorrentino. Sorprendente e che ti appassiona. DA VEDERE.

”L’uomo è come Dio: non cambia mai.” / 10 Gennaio 2017 in The Young Pope

Forse il Sorrentino più intimista. Riesce a discutere di religione senza mai veramente parlarne. I tempi della televisione, più dispersivi rispetto a quelli del cinema, lo aiutano, e da essi si fa trasportare, come lo spettatore con il suo traslato, al limite tra il grottesco e la poesia.
Ogni episodio di The Young Pope, sua prima avventura in un ambito tipicamente mainstream, tratta un tema specifico, sviscerato nella sua primordiale forma. La cornice ecclesiale, pare, difatti, quasi un pretesto per poter affrontare con una certa austerità toni e costumanze sociali, mai così indicative di un sistema e di un potere definito ormai banale.
Eppure di banale, The Young Pope, non ha quasi nulla. Il protagonista, il papa giovane interpretato da un magistrale Jude Law, nel suo arcaico anticonformismo, ribalta i canoni della figura, in una sorta di gioco di ruolo ove ogni caratterista è una vivace sfumatura oltre una tavolozza predefinita di colori.
Il reparto sonoro, coadiuvato da immagini suggestive e d’impatto, è ipnotico, e dona languore e abbandono.
Una serie che nonostante gli scetticismi o le preferenze, merita di essere ammirata.

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Incanta / 10 Gennaio 2017 in The Young Pope

Sono rimasta colpita, affascinata, incantata da questo telefilm. Atmosfera davvero particolare, apprezzabile (a mio parere) soprattutto da chi è già fan di Sorrentino, ma non solo. Colonna sonora che ti entra in testa, e un personaggio fuori dal comune. Mi ha convinto!

Come nei film di Sorrentino non è per la trama che si deve guardare la serie, ma per i ritratti disincantati di personaggi ricchi di sfumature.

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Le conseguenze dell’Amore / 21 Novembre 2016 in The Young Pope

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Prima stagione
Posso dire senza eccessivo timore di essere smentita, che, nel bene o nel male, Lenny Belardo alias Pio XIII è entrato nelle nostre vite di teleutenti per lasciare un segno indelebile: ritengo che, nell’ambito della produzione televisiva (e cinematografica!) internazionale, The Young Pope sia un unicuum di impossibile riproposizione.
Se Belardo si presenta come un papa rivoluzionario, pronto a sconvolgere le coscienze, allora The Young Pope è la rivoluzione del concetto tradizionale di serie tv: privo di un’identità di genere propriamente detta, il lavoro di Sorrentino si basa su un canovaccio che lascia presto da parte sentieri battuti altrove, evitando scientemente di usare gli intrighi di palazzo, le pruderie e le ripercussioni fantapolitiche come assi portanti della storia.

Sorrentino si prefigge si raccontare una vicenda potenzialmente atemporale e delocalizzata: nella sua inviolabilità, il Vaticano sorrentiniano è solo un’idea, è Camelot, è un sogno circondato dalla malia struggente e decadente della grande bellezza di Roma. E, se nel film premiato con l’Oscar, Jep Gambardella voleva avere il potere di far fallire la scintillante, chiassosa, fuori misura ma inconsistente mondanità romana, Papa Belardo è consapevole di avere a disposizione i mezzi per sconvolgere la Chiesa di Roma e tutti i suoi accoliti, siano essi più o meno dichiarati, se non -addirittura- più o meno consapevoli.
Il Papa di Sorrentino è il fulcro di una narrazione che, come il suo protagonista, sfugge a ogni possibile catalogazione: la vicenda di Belardo si snoda all’interno di una sorta di iperuranio sorrentiniano pervaso da ieratica ironia, in cui i pensieri, le azioni, le preghiere e le intenzioni del pontefice si spandono lentamente all’esterno delle mura vaticane, pervadendo il mondo lentamente, sensibilmente, totalmente, riempiendolo in ogni interstizio. La spasmodica ricerca di amore del giovane papa è il motore di una vicenda che, visto il soggetto coinvolto, passa gradualmente da un piano personale ad uno collettivo e condiviso, toccando temi di secolare attualità (l’ossimoro è voluto), come l’aborto, l’omosessualità, la pedofilia e l’ingordigia praticate all’interno delle istituzioni ecclesiastiche, affrontando tali argomenti senza alcuna facile ipocrisia o accomodamento, ma proponendo il punto di vista di un uomo (prima ancora che un pontefice) che non cerca scorciatoie o facili consensi di massa e che, con il suo culto del mistero e del fanatismo religioso, ha una precisa idea di apostolato: Pio XIII, il miracoloso, ambisce esclusivamente a trovare Dio, che, egli è certo, è composto da, anzi è, quell’amore che, fin dall’infanzia, gli è stato negato.
Belardo ha bisogno di Dio/dell’amore incondizionato, per trovare il suo posto nel mondo. Letteralmente, Pio XIII ha fatto sua la riflessione di un altro personaggio sorrentiniano: “Progetti per il futuro: non sottovalutare le conseguenze dell’amore”.

The Young Pope è costituito da una massa densissima di contenuti, dialoghi e forme: Sorrentino l’ha definito “il figlio bello di letteratura e cinema”, concepito percorrendo precise direzioni documentarie e iconografiche.
Il risultato, pretenzioso ma appagante (e costosissimo, stando all’apparato di forze dispiegato), comunque non esente da taluni difetti, come un certo eccesso di metafore, è nato dalla fortunatissima compresenza di un progetto narrativo ben definito, di interpreti (tutti, non solo lo strepitoso Jude Law) in superbo spolvero e di maestranze d’eccellenza (come il direttore della fotografia Luca Bigazzi, la scenografa Ludovica Ferrario e i costumisti Canfora e Poggioli): questa serie tv dimostra -se ancora ve ne fosse bisogno- che la fantasia, assecondata e nutrita dai più variegati apparati culturali, può (ancora) dare vita a inediti mondi narrativi ed espressivi.

Voto prima stagione: 8

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