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Recensione su The Young Pope

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”L’uomo è come Dio: non cambia mai.” / 10 gennaio 2017 in The Young Pope

Forse il Sorrentino più intimista. Riesce a discutere di religione senza mai veramente parlarne. I tempi della televisione, più dispersivi rispetto a quelli del cinema, lo aiutano, e da essi si fa trasportare, come lo spettatore con il suo traslato, al limite tra il grottesco e la poesia.
Ogni episodio di The Young Pope, sua prima avventura in un ambito tipicamente mainstream, tratta un tema specifico, sviscerato nella sua primordiale forma. La cornice ecclesiale, pare, difatti, quasi un pretesto per poter affrontare con una certa austerità toni e costumanze sociali, mai così indicative di un sistema e di un potere definito ormai banale.
Eppure di banale, The Young Pope, non ha quasi nulla. Il protagonista, il papa giovane interpretato da un magistrale Jude Law, nel suo arcaico anticonformismo, ribalta i canoni della figura, in una sorta di gioco di ruolo ove ogni caratterista è una vivace sfumatura oltre una tavolozza predefinita di colori.
Il reparto sonoro, coadiuvato da immagini suggestive e d’impatto, è ipnotico, e dona languore ed abbandono.
Una serie che nonostante gli scetticismi o le preferenze, merita di essere ammirata.

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