The Leftovers

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serie tvThe Leftovers

Il 2% della popolazione mondiale sparisce improvvisamente nel nulla. Nessuna spiegazione razionale appare plausibile. Chi è rimasto deve affrontare il fenomeno e far fronte alla sparizione di parenti e amici.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: The Leftovers
STAGIONI/EPISODI: 3 Stagioni , 28 episodi, conclusa
Durata episodi: 60 min.
Attori principali: Justin TherouxJustin TherouxAmy BrennemanAmy BrennemanChristopher EcclestonChristopher EcclestonMargaret QualleyMargaret QualleyChris ZylkaChris ZylkaCarrie Coon, Scott Glenn, Regina King, Jovan Adepo, Kevin Carroll
Creata da: Tom PerrottaTom PerrottaDamon LindelofDamon Lindelof
Colonna sonora: Max Richter
Produttore: Eugene Kelly, Mimi Leder, Tom Spezialy, Tom Perrotta, Damon Lindelof, Sarah Aubrey, Peter Berg
Produzione: Usa
Genere: Drama
Network: HBO

Dove vedere in streaming The Leftovers

La serie più bella / 22 Aprile 2021 in The Leftovers

Commovente, profonda, scritta in maniera incredibile. Ardita come una cattedrale gotica.
E la cosa più intrigante è il gioco con lo spettatore che continuamente è lasciato libero di scegliere quello in cui vuole credere.

Originale induzione alla riflessione / 10 Settembre 2015 in The Leftovers

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Prima stagione: 9
Prima stagione apprezzatissima (e vorrei tanto che si concludesse qui, ma pare ne sia prevista una seconda: facciamoci del male).

Risulta chiaro pressoché da subito che, almeno durante il primo ciclo di episodi, alcuna curiosità “tecnica” in merito alla misteriosa sparizione istantanea del 2% della popolazione mondiale non avrà nessun tipo di spiegazione.
Il pregio di questa serie televisiva è quello di proporre un argomento di quotidiana prassi in chiave misterica, scandagliandolo da un numero impressionante di punti di vista.

The Leftovers propone in maniera a mio dire inedita e senza accondiscendenza la questione del distacco: un incidente, un imprevisto, un suicidio, una malattia, un allontanamento volontario o meno… In aggiunta, la serie tv tocca un nervo scoperto e sensibilissimo della cultura americana: non è un caso, a mio parere, che le commemorazioni di massa ricordino quelle, annuali, per eventi come la commemorazione dell’11 settembre.
In breve, non sappiamo in quale preciso momento un nostro parente, un amico o semplicemente la persona con cui stiamo interagendo in un dato istante scomparirà, né è dato sapere puntualmente per quale motivo non farà più parte della nostra vita. Chi è rimasto, come affronterà questa scomparsa?

I protagonisti di questa serie tv propongono un’ampia serie di atteggiamenti in reazione all’evento, concepito principalmente come luttuoso: essi vi si rapportano con il rifiuto, l’oblio, la rassegnazione, la rabbia, l’indifferenza, la follia e via dicendo, affidandosi di volta in volta all’agnosticismo, alla religione, alla violenza o alla quiescenza, sublimando in molti casi i difetti, le mancanze e le colpe degli scomparsi per il solo fatto che non ci sono più (uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente del racconto è l’insistenza sul concetto che la morte o la scomparsa di qualcuno non deve cancellare ciò che di negativo una persona ha fatto quando era presente).
La serie tv funziona alla perfezione senza proporre alcun tipo di soluzione al dolore ed allo stupore generati dalla strana vicenda, evitando di affidarsi ad un plot smaccatamente mistery ed insistendo, piuttosto, sulle emozioni reali degli spettatori, inducendoli a domandarsi ripetutamente (se già non fosse accaduto loro) come si comporterebbero.

Indubbiamente, un’originale induzione alla riflessione.

Seconda e terza stagione: 9
Proponendo la storia da nuovi e inaspettati punti di vista e sconcertanti evoluzioni, la serie tv ha mantenuto le sue promesse fino alla fine, turbandomi ed emozionandomi in maniera assolutamente originale.
Personaggi complessi, plurivalenti, fallaci, realistici nelle loro imperfezioni.
Per quanto può valere, mi sono davvero stupita che questa serie non sia mai riuscita a vincere vagonate di premi. Negli anni, per esempio, ha guadagnato una sola nomination agli Emmy (andata all’incredibile Carrie Coon).
Indimenticabile.

Voto complessivo: 9

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C’è chi urla al capolavoro chi alla ciofeca. / 13 Settembre 2014 in The Leftovers

Ammetto di essermi ritrovata, dopo i primi tre episodi, nella seconda posizione. Dal Pilot The Leftovers non ha fatto altro che farti sorgere 80 domande, ma non si degna di rispondere neanche ad una. Visto che non ci trovo nulla di piacevole nel passare la vita ad arrabbiarmi, ho abbandonato la serie, fino a quando non mi sono imbattuta su una maratone delle ultime tre puntate della stagione su Sky Atlantic. Ed è a questo punto che ho capito due cose riguardo questo telefilm.

– E’ una serie da binge watching. Non c’è niente da interiorizzare, in quanto tutte le emozioni rappresentate da questo telefilm sono viscerali: perdita, rabbia, rancore, senso di colpa. Guardate tre episodi di seguito e poi crogiolatevi nel vostro dolore per ben benino.

– La “potenza” di The Leftovers risiede nel fatto che si troviamo nella stessa posizione dei protagonisti che in una giornata di autunno hanno visto scomparire davanti ai loro occhi famigliari e amici. Non hanno spiegazioni, non hanno più punti di riferimento, ma vogliono risposte. Risposte che non riescono a trovare se non nella religione, o meglio, nelle sette.
C’è “l’ennesimo cogli**e che si crede Dio”, il prete la cui fede è messa a dura prova, un gruppo di persone che hanno annullato loro stesse dopo il giorno della Dipartita.
E poi, improvvisamente, la rivelazione: non guardi The Leftovers per avere delle risposte, ma per seguire i protagonisti che cercano instancabilmente qualcosa a cui aggrapparsi, che sono alla ricerca della speranza e della forza per ricominciare. Ma probabilmente lo si capisce solo nel finale di stagione, quando per 50 minuti sei sull’orlo del crollo.

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