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Recensione su The Leftovers

/ 20147.867 voti

Originale induzione alla riflessione / 10 settembre 2015 in The Leftovers

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Prima stagione: 9
Prima stagione apprezzatissima (e vorrei tanto che si concludesse qui, ma pare ne sia prevista una seconda: facciamoci del male).

Risulta chiaro pressoché da subito che, almeno durante il primo ciclo di episodi, alcuna curiosità “tecnica” in merito alla misteriosa sparizione istantanea del 2% della popolazione mondiale non avrà nessun tipo di spiegazione.
Il pregio di questa serie televisiva è quello di proporre un argomento di quotidiana prassi in chiave misterica, scandagliandolo da un numero impressionante di punti di vista.

The Leftovers propone in maniera a mio dire inedita e senza accondiscendenza la questione del distacco: un incidente, un imprevisto, un suicidio, una malattia, un allontanamento volontario o meno… In aggiunta, la serie tv tocca un nervo scoperto e sensibilissimo della cultura americana: non è un caso, a mio parere, che le commemorazioni di massa ricordino quelle, annuali, per eventi come la commemorazione dell’11 settembre.
In breve, non sappiamo in quale preciso momento un nostro parente, un amico o semplicemente la persona con cui stiamo interagendo in un dato istante scomparirà, né è dato sapere puntualmente per quale motivo non farà più parte della nostra vita. Chi è rimasto, come affronterà questa scomparsa?

I protagonisti di questa serie tv propongono un’ampia serie di atteggiamenti in reazione all’evento, concepito principalmente come luttuoso: essi vi si rapportano con il rifiuto, l’oblio, la rassegnazione, la rabbia, l’indifferenza, la follia e via dicendo, affidandosi di volta in volta all’agnosticismo, alla religione, alla violenza o alla quiescenza, sublimando in molti casi i difetti, le mancanze e le colpe degli scomparsi per il solo fatto che non ci sono più (uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente del racconto è l’insistenza sul concetto che la morte o la scomparsa di qualcuno non deve cancellare ciò che di negativo una persona ha fatto quando era presente).
La serie tv funziona alla perfezione senza proporre alcun tipo di soluzione al dolore ed allo stupore generati dalla strana vicenda, evitando di affidarsi ad un plot smaccatamente mistery ed insistendo, piuttosto, sulle emozioni reali degli spettatori, inducendoli a domandarsi ripetutamente (se già non fosse accaduto loro) come si comporterebbero.

Indubbiamente, un’originale induzione alla riflessione.

Seconda e terza stagione: 9
Proponendo la storia da nuovi e inaspettati punti di vista e sconcertanti evoluzioni, la serie tv ha mantenuto le sue promesse fino alla fine, turbandomi ed emozionandomi in maniera assolutamente originale.
Personaggi complessi, plurivalenti, fallaci, realistici nelle loro imperfezioni.
Per quanto può valere, mi sono davvero stupita che questa serie non sia mai riuscita a vincere vagonate di premi. Negli anni, per esempio, ha guadagnato una sola nomination agli Emmy (andata all’incredibile Carrie Coon).
Indimenticabile.

Voto complessivo: 9

2 commenti

  1. emiliailim3 / 24 ottobre 2015

    Contro ogni aspettativa, ho trovato i primi episodi della seconda stagione migliori persino della prima stagione. Te li consiglio vivamente, nel caso non li avessi già recuperati 🙂

    • Stefania / 24 ottobre 2015

      @emiliailim3: grazie! 🙂 Pur avendoli già a disposizione, sono molto combattuta se vedere o meno la seconda stagione: non mi interessa la risoluzione del mistero e non vorrei veder sfumarsi le caratteristiche positive del primo ciclo . Alla fine, però, credo che capitolerò, forte anche di questo consiglio spassionato 🙂 Complice un raffreddore incipiente, potrei dedicarmici proprio oggi, dopotutto…

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