House of Cards

/ 20138.1212 voti
serie tvHouse of Cards

A Washington D.C., Frank Underwood detta legge: dopo essere stato silurato nella corsa alla carica di Segretario di Stato alla Casa Bianca, Frank reclama la propria vendetta nei confronti dei vertici politici che lo hanno tradito e tesse una trama di allenze, ricatti, manipolazioni, aiutato dalla moglie Claire.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: House of Cards
STAGIONI/EPISODI: 6 Stagioni , 73 episodi, conclusa
Durata episodi: 50 min.
Attori principali: Robin WrightRobin WrightMichael KellyMichael KellyConstance ZimmerConstance ZimmerPatricia ClarksonPatricia ClarksonDerek CecilDerek CecilBoris McGiver, Lars Mikkelsen, Cody Fern, Diane Lane, Greg Kinnear, Campbell Scott
Creata da: maschioBeau Willimon
Sceneggiatura/Autore: Andrew Davies, Michael Dobbs, Beau Willimon
Produttore: Frank Pugliese, Melissa James Gibson, Robin Wright, Dana Brunetti
Produzione: Usa
Genere: Drama
Network: Netflix

Dove vedere in streaming House of Cards

Non capisco tanti elogi…. / 20 Febbraio 2020 in House of Cards

Assieme a “Dr.House” è l’unica serie che ho iniziato, ma che dopo poco ho rifiutato di proseguire.
Non mi ha preso per niente: mi sa di deja-vù e ripetitivo.
A parte la bravura (gia nota) di Spacey il resto a me non è degno di nota.
4.

. / 8 Gennaio 2019 in House of Cards

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Il confronto con l’omonimo (e ben realizzato) prodotto originale made-in-UK dei primi anni ’90 è impossibile, oltre che inutile; totalmente differenti i contesti storici, geografici, culturali e politici, quindi sorvolerò del tutto su questo punto.
Le prime due stagioni scorrono via che è un piacere, molto efficaci e ben strutturate, mai noiose, ci raccontano l’ascesa del discutibile Underwood da anonimo parlamentare a POTUS. Gli intrighi, i magheggi, i ricatti, i crimini, per quanto forzati in fin dei conti sono tutti funzionali alla trama e come spettatori si è disposti ad accettarli come “non implausibili”.
Voto: 7.5

I problemi iniziano con le successive stagioni (3-4-5-). Caduta libera. La trama si avvita su sé stessa con troppi filoni secondari fini a sé stessi, l’immersione nelle dinamiche di coppia Frank-Claire è eccessivamente enfatizzata fino a divenire il cardine attorno a cui tutto gira, e la massiccia dose di propaganda american way annacqua e ammanta imperdonabilmente di stars&stripes perfino un personaggio amorale e cinico come Underwood, con i buoni tutti da una parte e i cattivi dall’altra quando si parla di politica estera e dinamiche geopolitiche (I russi sono ovviamente i cattivoni del pianeta col pallino eterno del dominio globale e dell’oppressione, presidente russo in testa, come viene brutalmente espresso in S6 dalla lobbista Jane Davis che, con la bava alla bocca, definisce Petrov/Putin grossomodo “un comunista in abiti costosi”), ma un Underwood interessato alla pace nel mondo senza secondi fini, in opposizione banalizzata con gli egoismi esteri e la fame di dominio dei “tiranni” di turno non è credibile per niente se non in funzione di un messaggio agli spettatori: il peggiore dei nostri è sempre meglio dei migliore dei loro.
A tutto questo aggiungiamo l’inverosimile quantità di scandali, inchieste e ombre a cui nella realtà effettiva nessun personaggio politico d’oltreoceano saprebbe sopravvivere, tantomeno un VP o, addirittura, un POTUS. Una cascata esagerata si abbatte a ritmo serrato sulla first couple e sui cortigiani (corruzioni, riciclaggio, collusioni con potenze straniere, lobbismo occulto, servizi segreti deviati, falsi attentati per giustificare provvedimenti d’emergenza, addirittura si arriva a manomettere in modo sfacciato le elezioni presidenziali – il sogno/incubo di Michael Moore, insomma – senza colpo ferire, con tutto il paese e il mondo lì a prendere per buono il caos istituzionale e geopolitico scatenato da Frank&co. sin dalla sua ascesa), cadono teste di poco conto, ma tutto sommato i due Underwood se la cavano con pochi graffi agli occhi dell’opinione pubblica…fino al redde rationem finale, come prevede il copione. Perchè se è vero che tutti i nodi vengono al pettine, prima o poi, è ancor più vero che i castelli di carte più sono alti e più è facile buttarli giù anche solo con un soffio. Non ci sarebbe nulla di male in tutto ciò, se non fosse che in modo del tutto OOC è lo stesso Underwood ad autosabotarsi. Inaccettabile. E il “colpo di scena” finale, chiamiamolo così, non si può dire del tutto inaspettato per lo spettatore.
Voto: 5

E giungiamo all’atto finale della sesta e ultima stagione. L’assenza di Kevin Spacey si fa sentire pesantemente, non tanto per l’interprete in sé quanto per il personaggio di Frank Underwood senza il quale il “castello di carte” si ritrova privo del più illustre inquilino. Una S6 nata male già in partenza, nata morta e messa alla luce solo per via del denaro già speso da network e produttori per incardinarla. Gli innesti da epoca mee too (come i flashback dell’infanzia/giovinezza di Claire) si fanno logicamente sentire come previsto, si punta ad enfatizzare l’opposizione a Claire più per il suo essere donna che per il suo passato (e presente) discutibile – sebbene la stessa Claire, vediamo, non esiti a strumentalizzare questa sorta di neofemminismo varando un gabinetto tutto “rosa” solo per mettersi preventivamente al riparo dagli attacchi – ma la sua mutazione in mastermind, per quanto non del tutto inverosimile, risulta forzata e fuori luogo, così come il volerla far passare come vittima di Frank. La politica esce fuori dalla narrazione, tutto s trasforma in una tragedia psicologica, e la Claire asserragliata alla Casa Bianca è un po’ la metafora di una trama chiusa in sé stessa senza alcuno sbocco.
Il finale con cliffhanger, poi, dà il colpo di grazia ad un prodotto divenuto già scadente da sé; trovo sia una grande ed imperdonabile scorrettezza non dare al pubblico un finale vero ad un serial già annunciato come concluso.
Voto: 3

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Molto intrigante / 22 Ottobre 2016 in House of Cards

E’ anche un serial di straordinaria attualità, moderati gli intrigi forse esagerati per fare storia, visti i tempi

Super Kevin / 17 Luglio 2015 in House of Cards

geniale, studiato nei dettagli. Kevin Spacey è il top e il cast non è da meno. E’ certamente una delle migliori serie tv mai realizzate

Thriller sul potere / 26 Maggio 2015 in House of Cards

Recensione sulle prime 2 stagioni

Appassionante thriller fantapolitico, ben scritto e con ottime interpretazioni.
Di certo non è realistico, come si capisce già fin dalle prime puntate, ma la riflessione sui meccanismi del potere è interessante, così come sono interessanti i rapporti che si creano e distruggono tra i vari personaggi, in particolare tra i due protagonisti.
Il maggior pregio della serie è Frank Underwood (interpretato magistralmente da Kevin Spacey), un politico non solo ambizioso, ma quasi malvagio, ma per il quale è difficile non tifare, a causa del suo carisma e anche del rapporto che crea proprio con noi spettatori (Frank rompe la quarta parete rivolgendosi proprio ai spettatori.)
Interessante anche l’altra protagonista della serie, Claire Underwood (anche qui, fantastica Robin Wright), personaggio più complesso e sfaccettato rispetto al marito Frank.
Il problema della serie è che tutte le vicende non strettamente legate ai coniugi Underwood, sono molto noiose.
Difetto da poco, comunque, per una serie che, almeno per le prime 2 stagioni, è davvero di alto livello

Recensione terza stagione
La terza stagione è decisamente diversa dalle prime due, e a mio parere la peggiore.
I coniugi Underwood sono più umani e vulnerabili che mai, e il loro matrimonio è il tema principale di questa stagione. Il problema è che per fare questo, vengono fatte scelte narrative discutibili e forzate, senza contare che in fondo, chi se ne frega di indagare sul matrimonio degli Underwood? Si capisce già dalle prime puntate della prima stagione che la loro unione è inverosimile, ma efficace narrativamente. Cercare di renderla più realistica smonta in gran parte il giocattolo. Si consideri poi che le varie difficoltà di Frank vengono risolte per caso (senza più le brillanti macchinazioni delle prime due stagioni), che il protagonista (seppur con un sempre eccezionale Kevin Spacey, ma è tutto il cast ad essere impeccabile) perde carisma e che le storyline secondarie sono ancora più pallose di prima, e si capisce che il giudizio per questa terza stagione non può che essere insufficiente, nonostante certi momenti di grande impatto.

Quarta stagione: pessima prima parte, perché continua sul confronto tra Frank e Claire, si riprende nella seconda parte ed ha un bellissimo finale

Quinta stagione: ha due grandi pregi. Il primo, è che mantiene le promesse del finale della stagione precedente: questa stagione è cupa e cattiva. Il secondo è Frank Underwood/Kevin Spacey, più carismatico che mai, con monologhi e scene di grande impatto. Ha anche due grossi difetti: il primo è Claire/Robin Wright, personaggio che per me diventa sempre più ridicolo, e l’attrice praticamente fa sempre le stesse due espressioni (molto brava come regista, invece). Il secondo è che nelle ultime puntate abbondano le insensatezze.
La devono chiudere per forza con la prossima stagione

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