?>Recensione | Venere in pelliccia | 7.5

Recensione su Venere in pelliccia

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7.5 / 7 marzo 2014 in Venere in pelliccia

Polanski, dopo Carnage, continua a dirigere film da palcoscenico. Da 4 gli attori scendono a 2 e dall’appartamento il set si sposta in teatro, ma il perno rimane la trasformazione dei personaggi. In Carnage, l’elemento che subiva l’inversione caratteriale più marcata era il personaggio di John C. Reilly (l’attore meno celebre dei 4) e si trattava di quello all’apparenza più fragile. Non è certo paragonabile all’adattatore interpretato da Mathieu Amalric ma l’accostamento è utile per far sottolineare il fatto che Polanski consideri, in un certo qual modo, il sesso maschile quello debole. L’adattatore di Venere in pelliccia è un uomo che nasconde dietro una vena di misoginia le sue insicurezze caratteriali e la sua propensione al masochismo. La sua concezione di storia d’amore è legata ad un romanzo austriaco dai tratti marcatamente pornografici che non riusciamo mai a convincerci possa rappresentare un capolavoro della letteratura moderna.
La vera leonessa del palco è una bravissima Emmanuelle Seigner che oscura il sempre valido Amalric con la sua prestazione caleidoscopica e poliedrica. Sembra sempre qualcosa che non è, provoca e si ritrae, entra ed esce dal personaggio, usa la sua sensualità per ammaliarlo e dominarlo. E’ davvero una dea e un diavolo al contempo: persegue uno scopo, intende confrontarsi con le idee dell’autore, vuole infiliggere una punizione?
Il suo personaggio non segue un percorso di trasformazione lineare ma totalmente frazionato, su cui si innesta bene anche l’altro scopo di Polanski: mutare i suoi personaggi non solo nella storia ma nella realtà del film.
Si assiste ad un cambiamento non solo sul piano del racconto ma anche su quello personale di chi interpreta il racconto ed i due si intersecano perfettamente come due assi cartesiani. La misoginia che diventa masochismo è in relazione con l’essere Wanda dell’adattatore mentre la sensualità sciatta che diventa dominazione sadica è in equilibrio con gli intenti di Wanda-Severin.
In un certo qual modo anche l’uomo nell’ombra presentava rimandi a questo ruolo dominante della donna. Che Emmanuelle Seigner sia pure la consorte del regista strappa un sorriso.
Venere in pelliccia è un film intelligente, che premia le qualità degli attori e di Polanski.

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