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Recensione su Taxi Teheran

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A Teheran trafficassai / 13 settembre 2015 in Taxi Teheran

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Ah, il cinema iraniano (e la tauromachia)! La litania e l’incedere del farsi doppiato, che trovo splendida, e insomma, sono gli unici film che mi fa piacere siano doppiati. Quei bei tempi quando si poteva passare un pomeriggio a vedere ore di mediometraggi di Kiarostami con camera fissa sulle transenne a chiudere una strada principale di Teheran nei giorni della rivoluzione del ‘79 (vidi davvero una roba così). Kiarostami te lo richiamo poi. Traffico, c’è Panahi con la coppola alla guida di un taxi. Infatti non sa mai dove sono le strade. Al suo fianco saliscendono personaggi vari, a dipingere del paese parziale un ritratto. Il migliore, il nano spacciatore cinefilo con le dita ipertozze, che smercia Kim Ki Duk ma anche BBT a richiesta. E la bambina, sua nipote, di Jafar, non del nano, che parla come il vento e fa girare la testa, chiedendosi se tutto è proibito come si fa a scrivere e girare una storia che sia poi proiettabile. Chiusura col campo non lunghissimo ma lungo, ricordi il finale di Sotto gli uliivi, sempre di Kia? Mi mangio un cane se non pensava a quello – è statisticamente provato dall’università di stocazford che chi dice mi mangio un cane perda poi le scommesse. E comunque anche Dieci, era quasi tutto sui taxi. Tra i registi iraniani famosi e da festival, Panahi è l’unico riuscito a farsi vietare in patria di fare il suo mestiere, non può girare, scrivere né lasciare interviste. Per cui fa tutto di nascosto, camere a mano o appoggiate lì, attori amici suoi e senza credits, non è il caso di puntare il dito. Ne viene fuori un cinema inevitabilmente nuovo per i limiti materiali in cui nasce, che lo obbliga a cercare soluzioni creative a problemi che altrove non ci sono. Lui ascolta e accompagna le vicende dei passeggeri, col sorriso. Si passano in rassegna pena di morte, diritti umani negati, povertà estrema, con uno sguardo che mostra senza di giudicar pretendere. E, anche visto quanto è inviso al regime, coglie nel segno.

4 commenti

  1. paolodelventosoest / 14 settembre 2015

    E su tutto rimane quel sorriso pacioso di Panahi, così rassicurante e apparentemente inoffensivo. Kiarostami, lo confesso, mi manca del tutto.

    • paolodelventosoest / 14 settembre 2015

      Aspetta. Ma… la tauromachia?

      • tragicomix / 22 settembre 2015

        beato te, che ancora puoi vedere tutto Kiarostami 😀
        La tauromachia invece ci sta sempre random, senza senso come lo diceva Fabio De Luigi facendo un personaggio di Mai dire gol di anni fa (ti avrei messo una videotestimonianza ma non l’ho trovata)

        • laschizzacervelli / 23 settembre 2015

          La tauromachia ci sta sempre bene, fa per la conersazione quello che il tappeto del Big Lebowski faceva per l’ambiente: da un tono! 😉

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