Recensione su Sin City - Una donna per cui uccidere

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6– / 15 ottobre 2014 in Sin City - Una donna per cui uccidere

Sono Rosario quella del quartiere, quanto è bello il mio sedere !?

Sin City -A dame to kill for-

When i was fourteen, it was a very good year. It was a very good year, for a Sabinian boy..

Era il 2005, i Gorillaz se non erro avevano inciso Dare e io avevo quasi 14 anni. Dovevo tenere a giorni la discussione dell’esame di III media e per alleviare la “pressione” andai a vedere Sin City (senza 1, c’era solo Sin City, perché chi ca**o lo immaginava potesse svilupparsi un seguito ?). Uscito dalla sala ero soddisfattissimo, gasato come una lattina di Sprite e compiaciuto per la qualità-prezzo film-biglietto. Quelle atmosfere dark, quei caratteri politicamente scorretti, la violenza che trasudava l’opera, il montaggio frenetico e l’intreccio narrativo… sapevo ci sarebbero voluti anni per togliermi dalla testa quel film.

Quattordici anni avevo, Sin City vedevo.
Per me era la cosa più bella mai prodotta dall’uomo, dopo Gta Vice City naturalmente.. e la pasta al forno di nonna, ma non vale perché donna (sarcasmo).

A distanza di un decennio, circa, ieri sono andato a vedere il secondo capitolo: Sin City -una donna per cui uccidere- .

A grandi linee, se vi è piaciuto Machete II, probabilmente vi piacerà anche questo. E’un prodotto sufficiente, avrebbe potuto essere il film del mese, ma le possibilità che aveva se le gioca un pochino male. Senza dubbio il primo gli dà una pista, in questo Sin City è completamente assente l’atmosfera che invadeva il capitolo precedente, quel politicamente scorretto, quella violenza quasi maniacale. Non nego che probabilmente se si fosse chiamato “Gordon Levitt faccia d’angelo” o “Gli innominati”, e senza una parte della trama, probabilmente avrebbe avuto un mio punteggio diverso perché il rimando all’opera prima è spontaneo. Narrativamente gli episodi sono a cavallo, cioè vanno inseriti in quello che abbiamo visto dieci anni fa. Quindi Marv è vivo, il processo è caduto in prescrizione; John Hartigan invece è sotto due metri di terra, le armi non uccidono John si; la piccola Jessica Alba lo va a trovare regolarmente al cimitero; Manute ha ancora un occhio; il Senatore Rourke ha fatto suo il dramma di non avere più un figlio (ma forse è più preoccupato per il fatto che il Bastardo giallo non sarà mai presidente). Quindi sommariamente non ci sono grossi problemi, stilisticamente invece si. Si cerca di emulare il capitolo precedente e il risultato finale è quasi caricaturale: Rourke un kebab ambulante, poco credibile nella parte del duro Marv; le esplosioni vengono pompate a tal punto da risultare eccessive, quasi di cattivo gusto; la dolce Miho diventa liberal-democratica ed abbandona le svastiche; vengono presentati una serie di personaggi che allungano il brodo ma che tirando le somme potevano essere tolti..

Quindi se da un lato abbiamo tutta una serie di roba evitabile, dall’altro abbiamo almeno due episodi degni di nota, su cui forse doveva svilupparsi totalmente l’opera. C’è un J. Brolin sempre in forma (il sogno del fisico bestiale lo troviamo già ne “I Goonies”), consumato nel profondo dai suoi demoni, dall’amore infranto. A mio avviso “A dame to kill for” se si regge in piedi è grazie alla sua presenza, grazie alla sua morale da principe azzurro decadente che fa di tutto per liberare la sua principessa, una strega chiamata Ava Lord (Eva Green); piccola parentesi “zinne” di Eva Green, non è che le hanno detto: “Mettiti a tette di fuori”. Cioè si, o meglio, anche ma proprio il personaggio interpretato dalla nostra, nel fumetto, è continuamente a seno scoperto quindi almeno per questo si è cercato di riprendere in modo positivo la graphic novel scritta da Frank Miller (co-regista assieme a R.Rodriguez); altro punto a favore è il credibilissimo Joseph Gordon-Levitt nella parte dell’abile e fortunato pokerista che sfida il Senatore Rourke (peccato per il colpo di scena sviluppato malissimo); Jessica Alba/ Nancy in preda alla disperazione che trova rifugio in Marv, uomo dal cuore tenero e dalla corazza di ferro. Un paio di battute del nostro le ho trovate tenere, anche il suo atteggiamento protezionistico da fratello maggiore è buono.

La regia di Rodriguez è quella, è la solita regia di Rodriguez arricchita dagli effetti speciali. Ecco, si avrei preferito meno effetti speciali ed un po’ più sana violenza, un po’ più di cinema fatto con le unghie e con il sangue, quello cattivo insomma. Alla fine si, l’elemento violenza è presente ma si sminchia tutto, si preme l’acceleratore sugli effetti speciali.
Secondo me non ce ne era bisogno visto che già nel primo erano presenti ma in modo pulito.

Qualcuno lo ha definito immondizia, non credo sia proprio così. La pellicola ha delle buone carte da giocare ma non le sfrutta appieno, è questo il problema. Non vorrei soffermarmi sul finale alla “abbiamo finito i minuti, tiè” perché gli spoiler non sono ammessi. Ad ogni modo se qualcuno mi dovesse dire: “Don, mi consiglieresti un film da andare a vedere al cinema di questo periodo ?”, probabilmente gli consiglierei Perez ma non mi sento di demonizzare troppo l’opera di Rodriguez.

E’ sufficiente, è un film che se lo vedi o non lo vedi non cambia molto e forse questo è ancora peggio di aver visto un film brutto.

DonMax

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