Recensione su Rashômon

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24 Marzo 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Film di Kusosawa, kurosawissimo, a budget ridicolo, con otto attori e tre sfondi. Le tre voci narranti, che si trovano alla porta di Rasho, dove piove sempre, e per passare il tempo riflettono sulla relatività dei casi umani. I tre personaggi – tra cui super Toshiro Mifune aka il bandito Tajomaru – di cui si racconta la storia, in parte immersi in una foresta dove la luce del sole filtra tra gli alberi e si è compiuto un omicidio, in parte seduti sul pavimento di un posto di polizia (che mica è Perry Mason qua, siam japu e ci sediam per terra, quindi la scenografia è il pavimento della stanza e basta) e interrogati, a dare la loro versione dell’accaduto.
Quale versione è più vera delle altre? Oppure: come di può scegliere di chi fidarsi, se ognuno ha la sua verità?
Fu il primo film trasmesso in televisione dalla RAI (che allora si chiamava EIAR) dopo la sua nascita nel 1954.

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