Recensione su Rachel sta per sposarsi

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Parenti serpenti / 25 Giugno 2012 in Rachel sta per sposarsi

C’è Neil Young,che con la sua musica di esprime un senso di eterna magia malinconica.C’è il volto angelico e diabolico di Anne Hathaway a dare un senso di veemente realtà.C’è la figlia di Sidney Lumet,chiamata a scrivere una storia realistica e non per questo poco fiabesca.E poi c’è Jonathan Demme,ovvero,uno dei migliori registi della Nuova Nuova Hollywood.Questi alcuni degli ingredienti del cult “Rachel sta per sposarsi”,probabilmente la summa dell’opera del suo adorato autore e del suo cinema che non può spettacolarizzarsi oltre la soglia dovuta e ritratta.Come sempre in Demme,oltre agli aspetti quotidiani,sono elevati al massimo gli aspetti psichici di una vicenda.Ma andiamo con ordine.La storia racconta della bellissima Kym,ex modella,ex figlia adorata,ex tossicodipendente,appena uscita da una clinica per la riabilitazione per partecipare al matrimonio incombente della sorella Rachel.Sarà l’occasione per confrontarsi con i passaggi e i fantasmi più cupi del suo passato.Elettrizzante in ogni singolo passaggio,Demme muove una macchina da presa velocissima nei meandri della classica famiglia americana,intenta a festeggiare la celebrazione di un evento estremamente importante,come il matrimonio.Lontano dagli shock orrorifici di “Il silenzio degli innocenti” e dagli studi legali di “Philadelphia”,il talentuosissimo regista torna a raccontarci una storia che ricorda i suoi inizi di carriera.Probabilmente risente della grande arroganza provocatrice classica del regista,che su una storiella adeguatamente setacciata costruisce un filmone esaltante e ampiamente provocatorio,Demme parte da uno spunto (quasi) documentaristico per raccontarci,nel modo più reale possibile,genesi e conflitto di una famiglia americana “normale”.Alla visione viene in mente,senza esitazioni,un dramma cupo e a tratti romantico,ma qui sta la grande genialità di Demme:Nell’aggiungere screzi domestici e obiettivi ilari,sfide e scherni tra familiari,appiattisce la tensione emotiva,protraendola verso la carica zero.Gli ultimi dieci(o forse più) minuti di mise en scene del matrimonio realizzato,rendono partecipe lo spettatore,tra balletti,danze e coreografie jazzistiche,in una celebrazione che ricorda “Il Padrino” e “Il cacciatore” senza scadere nella parodia o nella semplicità.Demme è disarmante,improvvisatorio,favoloso.Siamo in un territorio di guerra,di una lotta continua,in un dramma famigliare che sembra quasi votato all’auto-distruzione.E forse,suggestionato dal caso,mi è venuto perfino in mente Lars Von Trier.Azzardatissimo come esperimento,questo di Demme diventa un colpo da maestro,una vincita straordinaria alla slot-machine del cinema,,dosato su una Anne Hathaway in condizioni straordinarie,che nella parabola della donna che “va protetta” dai suoi fantasmi esistenziali,calza a pennello,e,secondo me,è stata scippata di un Oscar più che dovuto.Ma non c’è premio che basti per questo assoluto capolavoro.

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