Personal Shopper

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Personal Shopper

Maureen si è trasferita dagli Stati Uniti a Parigi, dove lavora come personal shopper di una celebrità, curandone il guardaroba: l'impiego non le piace, ma, in questo momento, è l'unica maniera che ha per mantenersi economicamente. Maureen è anche una medium, ha la capacità di comunicare con le anime dei defunti e, infatti, da qualche tempo, sta tentando di contattare lo spirito del fratello gemello, scomparso recentemente. Un giorno, Maureen inizia a ricevere strani messaggi anonimi sul telefono cellulare.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Personal Shopper
Attori principali: Kristen StewartKristen StewartLars EidingerLars EidingerSigrid BouazizSigrid BouazizAnders Danielsen LieAnders Danielsen LieTy OlwinTy OlwinHammou Graïa, Nora Waldstätten, Benjamin Biolay, Audrey Bonnet, Pascal Rambert, Aurélia Petit, Olivia Ross, Thibault Lacroix, Calypso Valois, Benoït Peverelli, Dan Belhassen, Leo Haidar, Mickaël Laplack, Vianney Duault, Célia Ouallouche, Khaled Rawahi, Julie Rouart, Monika Bastova, Jakup Stritezsky, Charlotte Caussarieu, Charles Gillibert, Christina Konstantinidis, David Bowles, Natasa Novotna, Iris Müller-Westermann, Helmut Zander, Pamela Betsy Cooper, Yun Lai, Abigail Millar, Fabrice Reeves, Mostra tutti

Regia: Olivier AssayasOlivier Assayas
Sceneggiatura/Autore: Olivier Assayas
Fotografia: Yorick Le Saux
Costumi: Jürgen Doering
Produttore: Charles Gillibert, Geneviève Lemal
Produzione: Francia
Genere: Thriller, Fantasy
Durata: 106 minuti

Dove vedere in streaming Personal Shopper

Film binario: qualche ipotesi e la spiegazione del finale (forse) / 22 Febbraio 2021 in Personal Shopper

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Personal Shopper è un film binario, fondato su una serie di coppie di elementi, che basa ogni suo sviluppo narrativo proprio sulla propria intrinseca dualità.
Enumero solo alcuni dei doppi che credo di aver individuato, cercando di ordinarli secondo un criterio di “discendenza”:
– Maureen (Kristen Stewart) e il fratello gemello Lewis;
– Maureen viva e Lewis morto;
– il mondo dei vivi e quello degli spiriti;
– Maureen personal shopper e Maureen medium;
– aspirazioni personali (Arte) e vita pratica (denaro);
– Maureen e Kyra;
– essere se stessi ed essere altro;
– Maureen viva e Kyra morta;
– Maureen asessuata e Maureen donna.

Anche dal punto di vista “strutturale” il film di Olivier Assayas è perlomeno duale: è un thriller psicologico (che bazzica dalle parti di Polanski e Repulsion) e un film sul paranormale.

Pure il finale di Personal Shopper non sfugge, intenzionalmente, alla sua natura binaria.
La sequenza conclusiva, davvero emblematica, mostra la Stewart alle prese con una rivelazione fondamentale. Rivolgendosi al pubblico (e al fratello Lewis, altra coppia), la sua Maureen dice: “Lewis, sei tu? O, forse, sono io?”.
Il finale del film, quindi, propone almento altre due coppie di elementi:
– realtà e immaginazione (o lucidità e confusione);
– Maureen viva e Maureen morta.

Per quanto assurda possa sembrare l’idea che Maureen sia morta, da un certo punto del film in poi (che identifico con la misteriosa scena dell’albergo, in cui le porte di ingresso e dell’ascensore si aprono come se fossero in presenza di una persona, mentre in scena non compare nessuno – eppure la macchina da presa sembra seguire i movimenti di una persona che esce dall’edificio), caldeggio anche per questa soluzione, tra le plausibili. In qualche modo è la più accomodante, tra quelle su cui ho riflettuto, ma la ritengo molto interessante. Come avviene nei film The Others di Amenabar o Una pura formalità di Tornatore, fino a un certo punto (cioè, fino allo sfondamento della quarta parete) Maureen non sa di essere morta (uccisa da Ingo, ritengo, come Kyra: quindi, doppio omicidio). Maureen si muove in un mondo fittizio e illusorio in cui crede ancora di essere viva e di interagire con le persone, tuttora in vita, a cui voleva bene (la fidanzata del fratello, il suo ragazzo -irraggiungibile- in trasferta in Oman). In maniera inconsapevole, Maureen ha un sottile contatto con il mondo reale:
– parla con il nuovo ragazzo della sua amica: lui non è un medium, ma è interessato alla materia, ne aveva parlato con il gemello di Maureen, e, forse, i due entrano effettivamente in contatto e conversano grazie a un portale temporaneo tra i due mondi;
– giunta in Oman, Maureen sente rispondere uno spirito, alla maniera dei fantasmi “incontrati” da Victor Hugo, di cui ha appreso grazie a un film per la televisione. Lo spirito genera un rumore, un tonfo. Ma, in realtà, chi è a generare il suono? Lo spirito con cui Maureen crede di parlare o lei stessa che, in forma fantasmatica, si rivela a qualcuno che tenta di contattarla, durante una seduta?

La battuta finale non apre solo questo scenario, ma, a mio parere, ne spalanca almeno un altro, se vogliamo più prosaico.
“Sono io?”: Maureen (viva) prende in considerazione l’eventualità che la sua mente le stia giocando orribili scherzi e di essere vittima di allucinazioni uditive e visive.

Nel complesso, nonostante il finale aperto e sibillino, per cui non esiste (e, forse, neppure è richiesta) una soluzione univoca, Personal Shopper è un film avvolgente e intrigante.
La Stewart incarna bene un personaggio che dà l’impressione di essere sempre capace di sbrigarsela da sé, eppure a disagio (altro dualismo), che si tratti del contesto lavorativo, della sua relazione sentimentale, dei propri abiti, del suo corpo.
Bella la fotografia algida di Yorick Le Saux, molto interessanti i movimenti di macchina di Assayas, specie nelle scene iniziali, quelle della villa, con la macchina da presa che segue Maureen come un altro fantasma, senza che l’operatore faccia scricchiolare il pavimento (a differenza dell’attrice, i cui passi sono sempre perfettamente udibili, mentre cammina sulle scale e sui solai di legno antico).

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Horror atipico / 19 Luglio 2019 in Personal Shopper

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Un film dell’orrore non presenta in genere soltanto situazioni sovrannaturali e spaventose: c’è quasi sempre qualche scena in cui i personaggi si dedicano a qualche attività relativamente normale, come andare al lavoro o dedicarsi a uno sport. Ma anche se in queste scene la tensione si allenta, essa non è mai del tutto assente: lo spettatore presagisce il ritorno imminente dell’orrore, o assiste ai tentativi dei personaggi di riprendersi da qualche spavento appena subito.
In questo curioso film di Assayas le cose vanno in modo decisamente diverso. Le visioni sovrannaturali della protagonista non interferiscono che minimamente col suo lavoro di personal shopper; la tensione non tracima quasi per nulla da una scena all’altra – anzi a dire il vero dalle scene horror non tracima a volte proprio nulla, nessuna conseguenza sul resto. È quasi come se stessimo assistendo a due film di genere diverso uniti da una protagonista comune: un horror e un film psicologico (che a un certo punto vira però nel thriller). Anche se la cosa si spiega almeno in parte con la robusta costituzione psichica della protagonista, che non si fa turbare da eventi banali come l’apparizione di un fantasma che vomita ectoplasmi, rimane comunque un elemento di originalità – ma anche di debolezza della trama, che spesso sembra appunto disgiunta e chiusa in compartimenti non comunicanti.
Il film ha anche altri difetti: le interminabili sessioni di texting, che mettono a dura prova la pazienza dello spettatore; una fondamentale ambiguità di certi avvenimenti, che possono avere diverse spiegazioni (o forse nessuna spiegazione), senza che questa indeterminatezza contribuisca a elevare il livello artistico del film (anche se ha il merito di far riflettere lo spettatore, vedi sotto); infine, i nudi di Kristen Stewart sono tanto incantevoli quanto gratuiti. La sua interpretazione, nella parte a lei ormai consueta della giovane perennemente corrucciata, è comunque buona, e costituisce l’aspetto migliore del film.

Aggiungo qui una possibile interpretazione di alcune delle situazioni o sequenze più enigmatiche di Personal Shopper.
Chi manda i messaggi a Maureen? Sembra inevitabile concludere che sia Ingo, visto il loro carattere assai poco fantasmatico, e visto che difficilmente un fantasma potrebbe pagare in contanti una stanza d’albergo (vedi verso il minuto 1:11). L’ipotesi che sia tutto un complicato episodio di poltergeist (come adombra la scena finale del film) implica poco verosimilmente che Maureen abbia una doppia personalità (sempre per il pagamento dell’albergo).
Esiste il fantasma del fratello? Parrebbe di sì: si vede chiaramente una figura maschile dietro la finestra della casa della compagna di Lewis, che fa cadere subito dopo il bicchiere a terra. Da notare che Maureen non si accorge della figura, che quindi non sembra essere una sua creazione, in contrasto con il finale. O forse è un parto del suo inconscio?
Che succede dopo che Maureen sente il rumore nella stanza d’albergo? Per quanto sembri un po’ bizzarro, sembrerebbe che Maureen sia diventata invisibile agli occhi di Ingo (che stava, immagino, aprendo la porta) e di chiunque altro, riuscendo per questo a uscire illesa dalla stanza e dall’albergo. Sarebbe ancora più bizzarro, infatti, se un fantasma avesse bisogno di prendere l’ascensore.

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Sono senza parole / 28 Dicembre 2017 in Personal Shopper

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Prima di tutto si poteva chiamare presenze, che è quello che gira di più attorno al film che lei che fa la Personal shopper. E poi alcune cose che non mi sono chiare sono.
1. Quindi era l’ex di Kyra a mandare a Maureen gli SMS stile Pretty little liars?
2. Cos’è andato a fare nella stanza dell’albergo con Maureen? perché noi non possiamo vedere?
3. Il finale cosa vuol dire che è lei che si immagina tutto non esiste nessuna presenza? visto che lei chiede: sono io a fare questo? (oppure qualcosa di simile) e le viene risposto di sì.
Io non capisco gli Americani è il loro GRAVE problema nel fare finale con un senso.

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Ah, i film francesi / 22 Aprile 2017 in Personal Shopper

Ah, i film francesi. Sfiorano così tanto il livello della genialità da rischiare di essere percepiti in tutt’altro modo.
Questo film in particolare è un’accozzaglia di generi e stili differenti, il cui pregio fondamentale è quello di essere del tutto imprevedibile e orginale; personalmente non ho mai visto nulla del genere.
Per quanto sia incredibilmente interessante, non è una di quelle pellicole che rivedrei o uno stile che spero di ritrovare in altri prodotti cinematografici.
Non solo risulta piuttosto lento (ah, i film francesi), ma il regista lascia volutamente in sospeso alcune questioni e offre al pubblico libera interpretazione – cosa che per me è fin troppo frustrante 😛

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doh! / 19 Aprile 2017 in Personal Shopper

L’elaborazione del lutto segue vie tortuose come è tortuoso questo film che sicuramente lascia interdetti nel mix di generi di rappresentazione scelti, forse un prodotto postmoderno che punta all’abbattimento dei topoi cinematografici. Il risultato? Boh