Recensione su Personal Shopper

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Horror atipico / 19 Luglio 2019 in Personal Shopper

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Un film dell’orrore non presenta in genere soltanto situazioni sovrannaturali e spaventose: c’è quasi sempre qualche scena in cui i personaggi si dedicano a qualche attività relativamente normale, come andare al lavoro o dedicarsi a uno sport. Ma anche se in queste scene la tensione si allenta, essa non è mai del tutto assente: lo spettatore presagisce il ritorno imminente dell’orrore, o assiste ai tentativi dei personaggi di riprendersi da qualche spavento appena subito.
In questo curioso film di Assayas le cose vanno in modo decisamente diverso. Le visioni sovrannaturali della protagonista non interferiscono che minimamente col suo lavoro di personal shopper; la tensione non tracima quasi per nulla da una scena all’altra – anzi a dire il vero dalle scene horror non tracima a volte proprio nulla, nessuna conseguenza sul resto. È quasi come se stessimo assistendo a due film di genere diverso uniti da una protagonista comune: un horror e un film psicologico (che a un certo punto vira però nel thriller). Anche se la cosa si spiega almeno in parte con la robusta costituzione psichica della protagonista, che non si fa turbare da eventi banali come l’apparizione di un fantasma che vomita ectoplasmi, rimane comunque un elemento di originalità – ma anche di debolezza della trama, che spesso sembra appunto disgiunta e chiusa in compartimenti non comunicanti.
Il film ha anche altri difetti: le interminabili sessioni di texting, che mettono a dura prova la pazienza dello spettatore; una fondamentale ambiguità di certi avvenimenti, che possono avere diverse spiegazioni (o forse nessuna spiegazione), senza che questa indeterminatezza contribuisca a elevare il livello artistico del film (anche se ha il merito di far riflettere lo spettatore, vedi sotto); infine, i nudi di Kristen Stewart sono tanto incantevoli quanto gratuiti. La sua interpretazione, nella parte a lei ormai consueta della giovane perennemente corrucciata, è comunque buona, e costituisce l’aspetto migliore del film.

Aggiungo qui una possibile interpretazione di alcune delle situazioni o sequenze più enigmatiche di Personal Shopper.
Chi manda i messaggi a Maureen? Sembra inevitabile concludere che sia Ingo, visto il loro carattere assai poco fantasmatico, e visto che difficilmente un fantasma potrebbe pagare in contanti una stanza d’albergo (vedi verso il minuto 1:11). L’ipotesi che sia tutto un complicato episodio di poltergeist (come adombra la scena finale del film) implica poco verosimilmente che Maureen abbia una doppia personalità (sempre per il pagamento dell’albergo).
Esiste il fantasma del fratello? Parrebbe di sì: si vede chiaramente una figura maschile dietro la finestra della casa della compagna di Lewis, che fa cadere subito dopo il bicchiere a terra. Da notare che Maureen non si accorge della figura, che quindi non sembra essere una sua creazione, in contrasto con il finale. O forse è un parto del suo inconscio?
Che succede dopo che Maureen sente il rumore nella stanza d’albergo? Per quanto sembri un po’ bizzarro, sembrerebbe che Maureen sia diventata invisibile agli occhi di Ingo (che stava, immagino, aprendo la porta) e di chiunque altro, riuscendo per questo a uscire illesa dalla stanza e dall’albergo. Sarebbe ancora più bizzarro, infatti, se un fantasma avesse bisogno di prendere l’ascensore.

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