Solo Dio perdona

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Solo Dio perdona

Julian e Billy sono due fratelli e vivono a Bangkok, spacciando stupefacenti e gestendo una palestra di boxe thailandese. Una notte, il violento Billy stupra ed uccide una prostituta sedicenne. Istigato da un influente ex poliziotto, il padre della ragazza lo uccide brutalmente. La madre dei due fratelli si precipita a Bangkok e, dopo aver reclamato il corpo del figlio ucciso, chiede a Julian di mettere in atto la propria vendetta.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Only God Forgives
Attori principali: Kristin Scott ThomasKristin Scott ThomasCharlie RuedpokanonCharlie RuedpokanonRhatha PhongamRhatha PhongamVithaya PansringarmVithaya PansringarmGordon BrownGordon BrownRyan Gosling, Tom Burke, Byron Gibson, Sahajak Boonthanakit, Wannisa Peungpa, Narucha Chaimareung
Regia: Nicolas Winding RefnNicolas Winding Refn
Sceneggiatura/Autore: Nicolas Winding Refn
Colonna sonora: Cliff Martinez
Fotografia: Larry Smith
Costumi: Wasitchaya 'Nampeung' Mochanakul
Produttore: Vincent Maraval, Lene Børglum, Sidonie Dumas
Produzione: Francia, Danimarca, Svezia, Tailandia, Usa
Genere: Drammatico
Durata: 90 minuti

Dove vedere in streaming Solo Dio perdona

Rimorso e Redenzione / 7 Marzo 2020 in Solo Dio perdona

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Dopo il successo di critica e botteghino con Drive(16mln il budget, 80 mln l’incasso), Nicolas Winding Refn, fa ritorno con un film molto particolare e molto poco amato (forse il meno amato) : Only God Forgives.
Grazie alla scelta di farsi abbassare dalla produzione il budget a 4,8mln, Refn, riesce ad ottenere il consenso per avere completa libertà espressiva sul film.
Se Drive era un film più “mainstream” perche ne conservava determinati stilemi, come ad esempio la storia d’amore, le corse automobilistiche, una sceneggiatura molto più presente, un ritmo comunque più serrato e, diciamocelo, una più facile comprensione, Only God Forgives è una creatura completamente figlia della mente di NWR. Un montaggio perfetto. Il film parla per inquadrature(non a caso Refn crede che il montatore sia la figura più importante perché quando tutti vanno a casa lui rimane, c’è sia in pre che in post produzione), la sceneggiatura è ridotta all’osso. Possiamo dire a tutti gli effetti che sia un film d’autore.
La prima cosa che non si può fare a meno di non notare è che il film è rosso, non comunista è, rosso nel vero senso della parola. La splendida fotografia al neon presenta le tonalità più disparate di rosso, dal meno chiaro al più acceso.
Altro dettaglio impossibile da non notare sono le inquadrature in dettaglio sulle mani. Simbolo importantissimo(non so se nella cultura orientale o nell’immaginario di Refn),evidenziate come mezzo con il quale l’uomo compie azioni, nel bene e nel male. Non a caso Chang conservando una specie di moralità, se cosi si può chiamare, non uccide il padre della bambina uccisa da Billy, bensì gli taglia una mano. Chiaro atto di punizione e simbolo di separazione da un qualcosa che rende in grado di agire(in questo caso far prostituire la figlia) e di cui l’uomo in questione non è degno(mia personalissima chiave di lettura). Allo stesso modo Julian taglia il ventre di sua madre Crystal e ci infila dentro la mano, per sentirsi finalmente, per un momento, parte di lei, simbolo in questo caso (sempre secondo me) di ricongiungimento.
Emblematico e chiarificatore del rapporto malato, a tratti incestuoso, con entrambi i figli, il dialogo tra Julian e Krystal quando lei sentendo la giustificazione per la vendetta incompiuta, giustifica lo stupro e l’omicidio perpetrato da Billy con un laconico “avrà avuto le sue ragioni”, perché Billy è il primogenito e perché “ha il ca**o enorme”.
La repressione di Julian, interpretato ottimamente da un Ryan Gosling che ha avuto carta bianca, è palpabile. Reagisce passivamente alle angherie della madre e si sfoga violentemente (verbalmente) con la ragazza che gli chiede perché si fa trattare in quel modo e (fisicamente) con un poveraccio che si becca una bicchierata in faccia solo per aver riso,un atteggiamento che personalmente mi fa tornare alla mente Berry Egan(Adam Sandler) in Punch-Drunk Love di Paul Thomas Anderson.
La peculiarità di quasi tutti i personaggi scritti da Refn non si sa bene da dove vengano e non si capisce (quasi) mai che fine facciano. Si guardi la trilogia di Pusher, Drive e anche the Neon Demon. Solo che in questo caso è “l’antagonista”(se cosi si può chiamare) che non si sa bene da dove arrivi, sappiamo solo che tutti i poliziotti lo rispettano e viene quindi chiamato per fare giustizia, forse perché in qualche modo, anche loro, simpatizzanti di quel tipo di legge fai da te, esercitando in maniera arbitraria le proprie ragioni. Chang(Interpretato egregiamente dall’attore/non attore Vithaya Pansringarm con una monoespressività da brividi) dona un tocco fantasy e fumettistico al film, non sembra proprio un umano bensì un essere soprannaturale, un angelo della morte in grado di leggere le persone con uno sguardo e capire se siano innocenti o no, è inamovibile, non si fa abbindolare dalle parole, ma anzi, chi cerca di giustificarsi puntando il dito contro terzi, e non facendo mea culpa, viene punito più severamente.
Parlo di connotazioni fumettistiche perché a differenza dei Pusher(soprattutto nel terzo) e in Drive, le scene violente sono meno realistiche e ricordano molto lo stile dei fumetti: *inquadratura dell’arma* poi *inquadratura del braccio* poi *inquadratura del sangue che schizza* e infine *inquadratura della ferita*. In un fumetto non vedremmo mai una visione d’insieme della scena appena descritta. Molto interessate anche la scelta dell’arma (non so se sia una katana o un Wakizashi o altro) non lavorata, ancora grezza, molto artigianale e esteticamente più brutale e animalesca.
Non so bene per quale motivo ma questo film ha qualcosa di magnetico, ogni tanto c’è qualcosa che mi spinge a rivederlo. Personalmente non ho adorato il finale con Chang che canta, anzi l’ho trovata una scelta registica abbastanza discutibile, avrei terminato con l’amputazione delle mani di Julian nel bosco(in fuori campo), l’avrei trovato più poetico.

PS: comunque nessuno mi toglie dalla testa che Gosling si fa tagliare volontariamente le mani perché le sente ancora sporche di sangue per l’omicidio del padre più che per il fatto di essere entrato a casa di Chang(spiegato nel film nella scena dove esce il sangue dal lavandino) e quindi reputa l’amputazione una giusta punizione.

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Mah… / 19 Febbraio 2016 in Solo Dio perdona

Realizzato in modo ineccepibile per quanto concerne il comparto tecnico, Solo Dio Perdona risulta però essere una grossa delusione. Uno svolgimento lento, intricato, infarcito di elementi spesso e volentieri incomprensibili rovinano il tutto. Peccato davvero, perché Drive, il lavoro precedente di Refn con Gosling, era veramente ben fatto e coinvolgente.
Questo film sinceramente non lo è proprio. Bella realizzazione, ma da sé non basta.

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Che delusione ! / 17 Novembre 2014 in Solo Dio perdona

Dopo aver visto driver mi aspettavo un bel film invece … non mi convince niente !

3 Maggio 2014 in Solo Dio perdona

E’ più un 8 tendente al 9 il mio, comunque…
Sembra di stare dentro un’insegna luminosa, ma il gioco di luci colorate che contrastano tra loro (tipo il blu e il rosso) crea effetti interessanti e di conseguenza l’atmosfera ha un nonsoché di surreale, che riesce a metterti ansia. Di sicuro uno spettacolo per gli occhi e anche la storia in sè, il suo svolgimento riesce a catturare l’attenzione.

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Stile, vendetta, redenzione / 11 Aprile 2014 in Solo Dio perdona

Seconda pellicola consecutiva dell’accoppiata Refn-Gosling. Dopo il grande successo ottenuto con Drive, Refn cambia quasi totalmente marcia e genera un’elaborata storia di vendetta principalmente votata alla cura estetica.
Tralasciando i commenti detti e ridetti sulla regia maniacale, sui piani sequenza, sulla scelta cromatica tendente al rosso (che non è una vera e propria novità, visto che l’autore ne aveva fatto abbondante uso già in altri lavori come Pusher II o Valhalla Rising), una piccola analisi la merita a mio avviso la storia.
Premessa: dai suoi film si capisce che Refn ama molto il tema della redenzione. Le sue pellicole narrano tutte, chi più chi meno, di parabole di criminali che chiedono una specie di seconda chance o meglio ancora, che arrivano a costruirsela con le loro mani. Tutti i suoi personaggi, a modo loro sembrano gridare “Io voglio essere perdonato per tutto il male che ho fatto”.
Solo Dio Perdona si distanzia molto dalla filmografia complessiva del regista danese. Qui la redenzione è pressoché assente. Il protagonista non è un eroe (non è una novità) ma stavolta non è nemmeno un antieroe. Non prende in mano la situazione (non vuole farlo fondamentalmente). Egli non ha il desiderio della risoluzione della vicenda avendo dalla sua parte l’ultima parola, perché in fondo sa che non la merita. Ma è costretto a farlo, perché non fare nulla sarebbe peggio. E’ obbligato ad innescare moti che lo porteranno ad uno stato di angoscia e sofferenza. Il volto perennemente malinconico di Gosling, in questo caso, si presta perfettamente ad una figura triste quanto impotente. Al suo fianco, una brava Kristin Scott Thomas nel ruolo della madre autoritaria, carica di rancore e mentalmente poco stabile, rendono la pellicola di Refn un qualcosa di simile ad una tragedia shakespeariana.
Solo Dio Perdona è quindi più di un titolo. E’ la triste morale secondo cui una forza superiore è l’unica cosa davvero in grado di rispondere a quel grido disperato dei personaggi del regista danese.

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