Napoli velata

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Napoli velata

Napoli. Adriana viene letteralmente travolta da due eventi: un amore improvviso e un violento delitto.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Napoli velata
Attori principali: Giovanna MezzogiornoAlessandro BorghiAnna BonaiutoPeppe BarraBiagio ForestieriLina Sastri, Isabella Ferrari, Luisa Ranieri, Maria Pia Calzone, Carmine Recano, Loredana Cannata, Angela Pagano, Maria Luisa Santella, Daniele Foresi
Regia: Ferzan Özpetek
Sceneggiatura/Autore: Ferzan Özpetek, Gianni Romoli, Valia Santella
Costumi: Alessandro Lai
Produttore: Gianni Romoli, Tilde Corsi
Produzione: Italia
Genere: Drammatico, Thriller, Erotico
Durata: 113 minuti

Più dubbi che certezze / 12 Dicembre 2019 in Napoli velata

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Mi dispiace moltissimo dare 4 a Ozpetek perché non è un regista scadente,anche se di suo ho visto solo 2 film, però santo cielo ma cosa abbiamo guardato? io ODIO i finali dove si scopre che tutto quello che abbiamo visto è un sogno oppure il colpevole è il protagonista. Vedi: Secret Window per dire. Ma qui cosa abbiamo capito? ‘na mazza! a parte che questa cosa del genitore identico al figlio è davvero assurda, io ancora nella vira vera devo trovare un figlio che è il gemello del genitore da giovane, infatti credeo che la scena iniziale fosse un dopo che lei si era rotta di Luca che era ossessivo e geloso e gli sparava, no, quella è sua madre sua gemella, ma dai! ma poi se Luca non esiste ma lei immagina Andrea perché con un nome diverso? perchè non tatuato? c’è una scena verso la fine dove vediamo Adriana uscire da un luogo e la ferma una donna e le fa: il ragazzo che era con lei, ha perso questo e le da l’occhio. Se di prima impressione può essere che la signora veda i fantasmi e non lo sa, come può perdere un oggetto? a chi Adriana aveva dato l’occhio? lei era sola dice in quel luogo. Se Luca esiste, il collega di lei cos’è ha i filtri per gli uomini? come fa a non vederlo sul balcone e sulla poltrona vicino a lei? ma poi lei dov’è alla fine quando fanno vedere che va in una strada ma non c’è, la maschera che hanno le due donne Valeria e quella bionda è quella vera? non mi piacciono i film così, io voglio capire quello che vedo, mi sembra sensato. Peccato il trailer prometteva benissimo.

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I fantasmi di Ozpetek / 5 Giugno 2019 in Napoli velata

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Con Napoli velata, Ferzan Özpetek torna alle atmosfere psicologicamente torbide à la Cuore sacro e sceglie (se non sbaglio) per la prima volta Napoli per raccontare una (nuova) storia di fantasmi, quasi di eduardiana memoria, seppure sia assente la “leggerezza” di Questi fantasmi! di De Filippo.
Nella filmografia di Özpetek, i fantasmi sono onnipresenti, sia in forma esplicita (Magnifica presenza) che evocata, sono spiriti o numi, talvolta benevoli, in altri casi infidi, che, con le loro azioni passate e le loro influenze presenti, segnano la strada dei diversi protagonisti dei film.

Qui, 14 anni dopo La finestra di fronte, la scena è di Giovanna Mezzogiorno alias Adriana, dei suoi sguardi e, soprattutto, del suo corpo, esibito senza censure fin dalle primissime, torride scene con Alessandro Borghi in versione “oggetto del desiderio”.
Le premesse di questo film sono estremamente accattivanti, fin dalla scelta della città ospite, una Napoli multiforme che, alle sue umidità misteriche e orfiche (rappresentate dall’incipit del parto dei femminielli e, azzardo, dalla natura del rapporto di Adriana con il suo ultimo amante), contrappone ambienti asettici come la casa della protagonista e il suo luogo di lavoro, o altri artificiali in maniera ridondante, come la casa della zia.

Purtroppo, le suggestioni in ballo sono così tante che Özpetek vi si perde in mezzo, annaspando. Ci sono echi argentiani fin dalla comparsa in scena della scala ellittica, che continuano con i giochi di sguardi, la sensazione che regista e spettatore assistano a certi passaggi come se stessero sbirciando dal buco di una serratura, la ricerca insistita di un’estetica che sia barocca in maniera inquietante.
La contrapposizione tra velatura e svelamento, che dovrebbe essere il perno del racconto, è labile, si intuisce presto il meccanismo narrativo della storia, bastano pochi dettagli per inquadrare il motore del racconto e trarre le debite conclusioni.
Stancano le insistenze di Özpetek, alla continua ricerca di caratterizzazioni a effetto (a nulla possono Peppe Barra, Lina Sastri e Anna Bonaiuto, quando gli vengono affidati personaggi così stereotipati e impalpabili), di personaggi “indimenticabili”, di almodóvariani legami (a che serve il personaggio di Catena della Ranieri?).

Il risultato è un film che, pure compiuto nella sua evoluzione da giallo a sfondo eroto-sentimentale a dramma psicologico, vuole dire troppo, senza approfondire nulla (da dimenticare il personaggio -e purtroppo anche l’interpretazione- di Maria Pia Calzone, inutile il sottofondo saffico tra le due commercianti d’arte, banale il poliziotto di Biagio Forestieri).
La stessa rappresentazione della città, fatta di tante (troppe) anime, è superficiale, legata più alla forma che alla sostanza (vedi, la scena della Smorfia). Tale, alla fine, è anche il film.

Nota a latere: non ho potuto fare a meno di notare che, qui, la bellezza di diverse attrici (a partire dalla Mezzogiorno per finire con la Sastri) è inspiegabilmente sacrificata da tagli di capelli poco azzeccati. Può sembrare un dettaglio da poco, un desiderio di fare le pulci a un film che non ho gradito, ma confesso che sono rimasta colpita da subito dalla cattiva resa estetica del lavoro del reparto trucco e parrucco del film. Peccato, perché l’attenzione riservata agli altri reparti tecnici (vedi, scenografia) è notevole.

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