Recensione su Sul globo d'argento

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7 Maggio 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Quattro astronauti decidono di abbandonare la Terra per creare una nuova civiltà. Giungono così su una zona sconosciuta della Luna caratterizzata da colori bluastri, pur avendo fattezze molto simili al nostro pianeta. Solo uno sopravviverà e verrà adorato come un semi-dio dalle generazioni future, con il nome di “Old Man”. Poco prima della sua morte invia un video sulla Terra, che porterà Marek a giungere su questo pianeta sconosciuto. Arrivato a destinazione verrà osannato come il Messia, come la reincarnazione dell’Old Man, ma il pianeta è scisso in due fazioni e gli Shernes, sorta di mostruosi volatili con fattezze sia di angeli che di demoni, stanno tentando di schiavizzare parte della popolazione. Marek non riesce però a reggere la pressione dei sanguinosi conflitti e la tribù, dopo averlo smascherato, deciderà di lapidarlo e crocifiggerlo.
Il film, purtroppo, è arrivato a noi mutilato a causa della censura del governo Polacco degli anni ’80, per cui alcune scene invece di essere raccontate dall’occhio della telecamera, le possiamo solo immaginare grazie alla voce narrante che accompagna scene di vita in Polonia, contemporanea al film.
La Nuova Civiltà, molto simile ad una tribù primitiva, non sembra che essere una brutta copia della nostra, sottolineata dalla terza parte del film, dove ci sono chiari parallelismi fra i due mondi. Incapace di governarsi, vede il suo fallimento con il regnare dell’anarchia. Marcata anche la necessità umana di credere in qualcosa, di sottostare ad un disegno più grande. Żuławski si pone sull’orlo dell’abisso e tutta la sofferenza e il disagio dell’essere umano sono vissuti dallo spettatore stesso anche grazie ad un uso inconsueto della telecamera e a scene di violenza inaudita.

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