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Recensione su Il dottor Miracolo

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Classico Universal poco conosciuto, molto liberamente tratto da Poe / 24 febbraio 2017 in Il dottor Miracolo

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Tra i classici horror della Universal di quegli anni, quali il Dracula di Tod Browning (1931) e il Frankenstein di James Whale (1931), questo è probabilmente il film meno noto e di minor successo del lotto. Tutto ciò nonostante la presenza del divo horror del momento Bela Lugosi in un ruolo non molto dissimile dal villain interpretato nel menzionato Dracula e ne L’isola degli zombies (White Zombie, 1932), e della stupenda fotografia che richiama visivamente il capolavoro espressionista Il gabinetto del dottor Caligari (Das Cabinet des Dr. Caligari, 1920), di Karl Freund, regista lo stesso anno di un altro classico Universal di successo come La mummia (The Mummy, 1932). Nella Parigi del 1845, il dottor Miracolo (Bela Lugosi) esibisce al pubblico di un circo uno scimmione di nome Erik (nella fattispecie un orangutan), cercando di spiegare loro, essendone deriso, le teorie evoluzionistiche (più di dieci anni prima della pubblicazione de L’origine delle specie di Charles Darwin). Nelle notti, il dottore utilizza Erik per rapire giovani donne da utilizzare come cavie dei suoi esperimenti atti a dimostrare le proprie teorie evoluzionistiche, esperimenti che si concludono invariabilmente con la morte delle ragazze. Tutto ciò va avanti fin quando il dottore decide di rapire Camille (Sidney Fox), fidanzata dello studente di medicina Pierre Dupin (Leon Ames). Come si evince dalla trama, il film è ispirato molto vagamente dal racconto originale di Edgar Allan Poe I delitti della Rue Morgue (1841), aggiungendo atmosfere da horror espressionistico, una certa dose di umorismo, un’irrinunciabile storia d’amore e una figura di scienziato pazzo a quello che è considerato uno dei primi esempi di letteratura poliziesca, dove a prevalere era l’indagine analitica di un “caso” di omicidio multiplo, perpetrato da uno orango. Nel racconto mancava la figura di un personaggio negativo su cui indirizzare il biasimo dei lettori, proprio per questo il regista Florey e gli sceneggiatori introdussero la figura interpretata da Lugosi, uno scienziato con più di un punto in comune con il dottor Frankenstein del coevo film di Whale, soprattutto per quanto riguarda la loro volontà di usurpare il ruolo di Dio nell’universo. Ricorrere alla scienza per cercare di svelare i misteri della vita e del suo sviluppo non può che portare alla corruzione e alla depravazione. Soprattutto il modo in cui è presentato il dottor Miracolo (accennando a bestiali incroci di razze) è indicativo di come negli anni trenta erano ancora viste dal grande pubblico le immorali ed eretiche teorie evoluzionistiche. L’Auguste Dupin di Poe, prototipo del moderno investigatore e padre putativo dello Sherlock Holmes di Conan Doyle, nel film diventa Pierre Dupin, studente di medicina, professione funzionale a scoprire durante un’autopsia la natura dei nefandi esperimenti del dottore, ma mantiene un certo carattere analitico del personaggio letterario, anche se in maniera meno pedante. Altro elemento tratto direttamente dal racconto, è la scoperta del corpo di una donna trovato dentro la cappa del camino, anche se nel film si tratta della madre di Camille (Betty Ross Clarke) e non di Camille stessa, personaggio eletta al ruolo di amata da Dupin e quindi assolutamente da salvare. Nelle apparizioni della scimmia nelle scene, si alterna un attore (Charles Gemora, specialista nell’interpretare ruoli da primate in diversi film hollywoodiani) a una vera scimmia per i primi piani, con un effetto non molto convincente. Il finale sui tetti parigini, con la scimmia che tiene in braccio la bella, anticipa di un anno una scena analoga del King Kong di Merian C. Cooper ed Ernest B. Schoedsack.

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