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Recensione su Miral

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Coraggio e amore / 22 febbraio 2011 in Miral

Protagoniste di questo intenso film di Schnabel (“lo scafandro e la farfalla”) sono due donne, simili ma diverse. Hind Hussein, la donna che ha sacrificato la vita e l’amore per costruire una scuola per ospitare gli orfani di Gerusalemme. Miral, una delle ragazze che frequenta la scuola, una ragazza passionale e desiderosa di abbracciare la causa dei combattenti. Sullo sfondo la nascita dello stato palestinese e l’evolversi del conflitto arabo-israeliano.
Schnabel ha il tocco della farfalla nel descrivere il contrasto tra palestinesi ed israeliani, evidenziandolo attraverso la dicotomia caratteriale delle due protagoniste. La focosità di Miral, che desidera fare qualcosa di concreto per il suo popolo e l’abnegazione e lo spirto di sacrificio di Hind, che pensa che il benessere sia raggiungibile diversamente che combattendo. Alla fine Miral comprenderà la sua vecchia maestra, nel perdere ciò che essa aveva trascurato in nome degli altri.
Il film che avrebbe meritato di trionfare a Venezia e che oggi come oggi risulta di estrema attualità.

3 commenti

  1. Matteo Bostsethi / 23 febbraio 2011

    A me non è che Schnabel abbia convinto particolarmente qui. Colpa forse di aver mischiato lavoro e sentimenti ed essersi lasciato trascinare nella trasposizione dell’opera della sua compagna. Secondo me il film contiene fondamentalmente solo un generico “appello alla pace perché tutti stiamo sbagliando e ci stiamo facendo del male”. Purtroppo, ed è sempre il mio parere, ora come ora ciò non aggiunge niente al discorso sul conflitto tra Israele e Palestina e, anzi, tende un po’ a banalizzarlo.
    Bellissima davvero Freida Pinto, mentre Hiam Abbass invecchiata con il trucco non si può vedere! E non riesco ancora a darmi una risposta alla domanda: “Ma cosa ci faceva Willem Dafoe in quel film?”

  2. henricho / 23 febbraio 2011

    Si, in effetti mescola molto sentimentalismo e storia, ma quel che mi è piaciuto è che non fa della lotta politica il centro del discorso. Non penso che banalizzi, ma più che altro che sposti l’attenzione su due caratteri molto diversi, vittime della stessa crudeltà. Senza dare giudizi a me ha fatto percepire un punto di vista un pò diverso.
    Anche il fatto del papà di lei, molto meno fondamentalista dell’immaginario l’ho trovato un bello spunto.
    Comunque hai peinamente ragione sul trucco di Hiam Abbass (ho visto maschere di carnevale migliori!) e su Freida Pinto che è una dea indiana ;-).
    Il mistero di Willem Dafoe non sono riuscito a capirlo neanche io. Giusto un “ci sono pure io” ma pensavo facesse una parte più grossa!

  3. Matteo Bostsethi / 23 febbraio 2011

    In effetti se si tiene l’attenzione sulle donne il film probabilmente ha più possibilità di risultare gradevole…
    Interessante la questione del punto di vista un po’ diverso, mi piacerebbe sapere se altri condividono questa tua percezione.

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