Recensione su Lost

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13 gennaio 2013

Una delle tante moderne variazioni sul tema del Robinson Crusoe di Defoe, non si può dire certo che brilli in originalitá, nonostante gli autori facciano di tutto per farlo credere.
Che dire? Serie tv sicuramente avvincente e ricca di suspence, ma anche inevitabilmente prolissa, sopratutto nei numerosissimi flahsback che cercano, con reiterato (a volte fastidioso) buonismo, di fornire alibi e giustificazioni per il carattere dei sopravvissuti del volo 8-15.
Non amo le serie tv, soprattutto quelle non episodicamente autonome, come questa. Ma una serie di recensioni e giudizi entusiasti (per alcuni di essi, vedi sotto) mi hanno spinto ad affrontare la visione di Lost.
Nevroticamente, ho chiuso la mia esperienza alla fine della seconda stagione, in quanto si prestava ad un finale sufficientemente “chiuso”, consentendomi di iniziare anticipatamente la disintossicazione. E meno male, perche leggendo per curiositá le sinossi brevi delle successive stagioni c’é veramente da andare in paranoia apocalittico-fantascientifica.
Il mio giudizio é dunque limitato alle prime due stagioni: innanzitutto ammetto di non aver trovato motivo per l’entusiasmo summenzionato, forse perché non sono portato a confondere l’amore con l’affetto, la bellezza con la familiaritá.
Detto ciò resta una serie da 8 per l’innegabile efficacia nel creare suspence e per un aspetto tecnico che ho apprezzato moltissimo: i paesaggi tropicali dai colori saturi e vividi, che personalmente mi fanno impazzire (intendo i colori saturi!).

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