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Recensione su Signore delle illusioni

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Ultimo Barker al cinema. / 9 gennaio 2017 in Signore delle illusioni

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Los Angeles, durante uno spettacolo di magia, il detective privato Harry D’Amour (Scott Bakula) assiste all’orrenda morte del prestigiatore Philip Swann (Kevin J. O’Connor). Apparentemente si tratta di un fatale incidente, ma la moglie Dorothea (Famke Janssen) decide comunque di ingaggiare il detective per investigare sulla morte dell’illusionista. D’Amour sembra specializzato in casi riguardanti l’occulto e i fantasmi del suo ultimo tragico caso continuano a perseguitarlo. Swann a sua volta, non è un semplice illusionista, ma un vero mago le cui facoltà derivano dal fatto che tredici anni prima era stato membro di una setta capeggiata da Nix (Daniel von Bargen), un uomo dagli oscuri poteri. Durante una cerimonia tenutasi nel deserto del Mojave, Swann interviene nel tentativo di salvare la ragazza che doveva essere sacrificata (che si rivelerà essere Dorothea) provocando uno scontro che porterà alla morte del santone. Adesso gli accoliti superstiti della setta stanno preparando il campo al ritorno di Nix. Clive Barker adatta e dirige per il cinema il proprio racconto, L’ultima illusione, dilatandolo forse oltremisura tanto che della trama originale rimane ben poco, se non il tema di base del disorientamento tra illusione e realtà, illusionismo e magia. Molti personaggi, pur mantenendo i medesimi nomi, sono nel carattere e nell’evoluzione estremamente diversi dagli omologhi sulla carta stampata Solo il protagonista, quell’Harry D’Amour che ritornerà in altri racconti e romanzi dell’autore, è sostanzialmente fedele a se stesso, una specie di detective hard boiled calato in una realtà contemporanea a districarsi tra stregoni e demoni. L’ambientazione si sposta dalla New York del racconto a una Los Angeles forse troppo solare e luminosa per far risultare convincente la storia cupa che intendeva raccontare.
C’è stato un momento fra gli anni ottanta e novanta, in Clive Barker sembrava il nuovo profeta dell’horror più “carnale”, fatto di sangue, dolore e piacere. Dopo questo film però non ne realizzò altri, dedicandosi ad altri progetti. Peccato, perché pur con i suoi difetti, questo film si lascia guardare con piacere, i temi dell’illusionismo e della magia sono sempre affascinanti. Inferiore ai precedenti lavori del regista Hellraiser e Cabal (che non a caso aveva tra i protagonisti David Cronenberg, il cantore della Nuova Carne), ebbe scarso successo e considerazione sia dal pubblico sia dalla critica. Fu forse questo il motivo per cui Barker non s’impegnò più in altre regie.
Nel film si possono notare i primi deleteri effetti della computer grafica sui film horror, capaci di togliere credibilità ed efficacia a qualsiasi scena di tensione con la loro palese artificiosità (vedere a questo proposito la scena dell’attacco a casa di Dorothea dell’entità simil-hellraiseriana o alcune sequenze del prologo).

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