Recensione su Kon-Tiki

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Correnti / 26 Febbraio 2013 in Kon-Tiki

Thor Heyerdahl ha l’avventura nel sangue, Thor Heyerdahl ha un carattere indomito e niente può fargli paura, Thor Heyerdahl è convinto che delle sua gesta si parlerà per secoli.
Thor Heyerdahl ha una idea originale: la sua tesi è che la colonizzazione della Polinesia sia stata realizzata da genti provenienti dalla lontana America del sud, che a bordo di zattere e con il semplice favore delle correnti, raggiunsero le remote isole coralline del Pacifico.
Tanti piccoli indizi a sostegno della sua teoria non bastano, però, a convincere le autorità scientifiche a pubblicare il libro, frutto delle fatiche di dieci anni di studi. Thor dovrebbe dimostrare che il viaggio è possibile. Quale migliore occasione per mettere alla prova il suo coraggio?
Decide così, con l’aiuto di amici non proprio esperti di mare, di costruire una enorme zattera, chiamata Kon-tiki, che dalle coste peruviane lo possa portare fino in Polinesia.
Un viaggio di 8000 chilometri, in balia delle correnti, degli squali, dei capricci del mare, delle tempeste e di interminabili bonacce.

Peccato che nel 1947 le conoscenze genetiche e linguistiche fossero ancora agli albori. Thor Heyerdahl si sarebbe reso conto che le sue teorie non poggiavano su basi così solide. Con il suo viaggio poteva dimostrare soltanto che il viaggio era possibile. Adesso, grazie soprattutto agli studi di Luigi Cavalli Sforza, si sa che l’uniformità genetica delle isole del Pacifico è sorprendente, così come l’uniformità linguistica. L’unica valida ipotesi, a tutt’oggi, è che una popolazione partita dalla Cina meridionale, parlante una lingua austronesiana, sia arrivata in Indonesia e nelle Filippine. Da qui si sia irradiata nelle miriadi di isole che costituiscono la Polinesia, la Micronesia e la Melanesia. Si tratta di un evento relativamente recente, il che non ha permesso ai colonizzatori di raggiungere una particolare diversità etnica e linguistica.
Kon-tiki è (fortunatamente) un film europeo, il che ha fatto sì che la retorica, i colpi ad effetto siano leggermente smorzati e il film non sia un film ruffiano alla maniera hollywoodiana. I personaggi sono autentici: sono uomini, non eroi senza macchia e senza paura. Hanno dubbi, paure, ossessioni, ma anche passioni trascinanti, fede incrollabile, slanci e contraddizioni. Non sono marionette senza spessore e profondità.
Memorabili, grazie ad una fotografia sontuosa, le innumerevoli scene di mare: squali toro, pesci volanti, lampughe, megaplancton scintillante, balene e squali balena. E l’immensità dell’oceano Pacifico.
qui la colonna sonora.

1 commento

  1. DonMax / 3 Marzo 2013

    Tutta la parte sullo Sforza non la conoscevo.
    Ma era parente dell’omonimo rinascimentale ? xD
    DonMax

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