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Recensione su Jurassic World

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18 giugno 2015

Premessa: Jurassic World non è Jurassic Park così come Jurassic Park all’epoca non fu “Lo Squalo”.

Jurassic World è un film che riparte da Jurassic Park (libro e film) e spinge quell’idea ai giorni nostri, mentre in Jurassic Park si speculava sulle potenzialità e le entrate da capogiro del parco, Jurasssic World ci mostra il sogno di John Hammond divenuto realtà (e questo vale il biglietto direte voi? si assolutamente si).
E così rieccoci su Isla Nublar insieme a ventimila persone che portano i figli a cavalcare e accarezzare baby-dinosauri, a fare gite in Kayak lungo fiumi costeggiati da grossi erbivori, oppure in un anfiteatro aperto sulla laguna dello sproporzionatissimo Mosasauro (e smarthphone alla mano) aspettano che divori un enorme Squalo Bianco per poi esplodere di entusiasmo “E’ fantastico!”.
Si, perchè è questo che vuole la gente da sempre: vuole il sangue e l’arena, in questo caso vuole “più denti”!
Perciò il parco si assicura un’attrazione nuova ogni due anni, ma questa volta le entrate calano e c’è bisogno di qualcosa di “più grosso e con più denti” (con buona pace della sicurezza).
Ed ecco spuntare fuori dal cappello a cilindro dell’esperto genetista il terribile Indominus Rex! “progettata per essere più grande del T-Rex” ammette il Dr. Wu (BD Wong) gongolando, e manco a farlo apposta l’I. Rex dopo essersi cibata delle sorelle e aver sviluppato particolari (e letali) qualità derivanti dal DNA dei diversi animali con cui è stata creata sfugge ai controlli e scappa nella selva e come un treno in corsa travolge ogni cosa lungo il suo passaggio.
A questo punto entra in scena Owen Grady (Chris Pratt) ex-marine che compie studi comportamentali sui raptor in un area del parco isolata e lontana dal pubblico, tocca a lui insieme a Claire Dearing (Bryce Dallas Howard) cercare di fermare l’I. Rex e salvare i nipoti della Dearing la fredda manager del Jurassic World.
Tutto il resto non è noia (sopratutto il finale)ma è Spoiler!

Detto ciò se vi state chiedendo “perché andare a vedere Jurassic World?”
La risposta è: perché oltre ad essere un sequel di JP è forse il migliore sotto quasi ogni punto di vista (+ coerente con la fanta-fiction Crichtoniana, il parco aperto finalmente, i rimandi strappa-lacrime al primo film per i nostalgici, quel John Williams che ritorna proprio dove te lo aspetti ecc…) altra nota di merito va ai dinosauri, la “raptor squad” formata da quattro raptor che vivono a stretto contatto con Owen ma a cui non bisogna mai dare le spalle (non aspettatevi che siano ammaestrati come cagnolini) e l’I. Rex che ha sviluppato una personalità da sociopatico a causa dell’isolamento in cui è cresciuta.
Peggio invece il “villain” interpretato da Vincent D’Onofrio di cui francamente non se ne sentiva il bisogno, molto meglio il diabolico Dr. Wu che mostra una vena “Hammondiana” da romanzo (ricordiamo che l’Hammond del romanzo è un magnate senza scrupoli a differenza dell Hammond cinematografico che risulta essere un “pasticcione” dalle buone intenzioni).

Che dire, ora che “Il parco è aperto” almeno un giro è d’obbligo!
Lo dobbiamo tutti al bambino che è in noi, quel bambino che ha fantasticato tanto su come sarebbe stato il parco mentre Spielberg ci mostrava (magistralmente) qualche albero e qualche km di recinzione e noi come Ian Malcolm picchiettavamo sullo schermo chiedendo “è previsto vedere dei dinosauri nel suo parco dei dinosuari?”

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