The End of the Rainbow / 25 Agosto 2020 in Judy

Ci sono molte ragazze all’altezza di Judy. Più belle di Judy, più alte di Judy, più obbedienti di Judy, più brave a recitare, più intelligenti, più capaci forse. Ma nessuna ha la sua voce. Lo mette in chiaro Louis B. Mayer mentre parla alla ragazzina che ha scelto per interpretare Dorothy nel Mago di Oz. Lei è solo una campagnola, con una madre ansiosa di farla emergere e che verrà rigettata nel mare delle comparse se non farà come le dicono. Così Judy firma un contratto con questo diavolo-orco che le preme la mano sul petto e la circonda con la sua ombra. Trent’anni dopo, con quattro ex mariti all’attivo, tre figli, nemmeno un soldo in tasca e una dieta a base di alcol e pillole, Judy è l’ombra di ciò che è stata, persino la sua voce si è bruciata e si trascina da un palco all’altro in cambio di quattro spiccioli. Il mondo è già pronto a sostituirla con una sua versione più giovane e fresca, traboccante di talento, la figlia Liza Minelli.
La Zellweger ci mette tutta l’anima a interpretare questa donna bambina mai cresciuta, affamata che non si sfama, insonne che non riposa, ma soprattutto, attrice decaduta, troppo vecchia, instabile, non abbastanza bella…una Judy che non si può salvare, nè redimere.
Eppure quando sale sul palco la sua figura piegata dalla scogliosi, fiorisce e si prende uno spazio in cui chiunque altro sembrerebbe ridicolo. Judy sfida chi la circonda “Prova a farlo tu” dice prova tu a rischiare e a metterti sotto la luce, già a sedici anni lo sa, lei è oltre i comuni esseri umani, per questo non può abbandonare Oz. Per il grande pubblico Oz era la meraviglia, era l’arcobaleno, era i colori e la liberazione da un mondo grigio, ma nascondeva dentro di sè plastica, amianto, nani abusivi, produttori orchi e assistenti streghe che porgono veleno sotto forma di pillola. Eppure, è forse anche questo il prezzo per un’eccezionalità impossibile da nascondere, che si materializza solo sul palco.
Prova a farlo tu, a interpretare Judy Garland, senza pietismo, senza angiografia, senza edulcorare, e senza renderla odiosa per questo, o sbagliata. Questo perché per ritrarre un’eccezionalità, hanno sfruttato quella della bravissima Renèe.

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