Recensione su I 400 colpi

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9 Febbraio 2012

Bisognerebbe cominciare dalla fine, Antoine che corre verso il mare, si volta, fermo immagine.
E’ il primo di Truffaut, il primo lungometraggio 1959
Con questo film inaugura una politica cinematografica che gira attorno ad ossessioni private per farsi specchio di una società e lo fa in maniera più sottile e durevole di molto cinema “impegnato”. In questo primo film c’è tutto, i bambini (prima le donne e i bambini), vitali, incontrollabili, fantasiosi, feriti, soli, le donne e le loro gambe, tutte le fascinazioni sessuali del maschio (è primaria la fascinazione del corpo materno, infatti edipicamente Antoine la uccide), che non cresce mai emotivamente, le figure maschili così un po’ di risulta e la mancanza della figura paterna, il sistema soffocante degli anni 40/50 e il tentativo di venirne fuori, i libri e la loro magia, la fame di cinema, Parigi e la Moreau, la libertà.
Da non dimenticare: la rappresentazione della scuola, Antoine nel tamburo rotante, il ragazzino che combina pasticci nel tentativo di fare il dettato (una gag straordinaria, piena rappresentazione della sconfitta della volontà), il dialogo unidirezionale con la psicologa, il mondo degli adulti e quello dei bambini, separati ognuno nel proprio universo, incomunicabili fra di loro.
un inizio luminoso

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