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Recensione su Holy Motors

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28 marzo 2013

Come si suol dire in inglese – e qui calza a pennello – it blew my mind.
Fin dalla primissima scena, “Holy Motors” mette in campo tutto il suo potenziale esplosivo, intessendo una storia che potrebbe rimandare a “Uno, nessuno e centomila” nel messaggio, ma anche al nulla. Proprio così… il film di Leos Carax procede spedito su un binario folle, è anarchico e splendente, ermetico e illogico, fino all’apoteosi finale, quando il mio primo pensiero è stato che lo volevo rivedere da capo.
Il significato più profondo di questo film potrà anche sfuggire o non esserci dunque, ma quello che spiazza è la costruzione perfetta e potente di scenari magnifici, dove il talento di Denis Lavant spicca continuamente in nuove vesti; personaggi scandalosamente affascinanti, scene impressionanti ( la famosa scena della motion capture è semplicemente meravigliosa nel suo essere inquietante; ma anche tutto il segmento con Monsieur Merde ed Eva Mendes, folle e provocante. Merita anche l’Accordion scene), uso della musica intelligente e una ricerca scenografica finissima, a tratti straniante, sempre di colpo.
E’ un film ammaliante, che per un altro verso potrebbe anche essere odiato, ma che a prima visione mi ha profondamente colpita e riempita di domande.

5 commenti

  1. Stefania / 28 marzo 2013

    Non fai altro che accrescere la mia curiosità!

    • Alice* / 28 marzo 2013

      🙂

    • yorick / 28 marzo 2013

      Benvenga, @stefania, anche perché il film merita molto.

      Per quanto riguarda la rece, completamente d’accordo – anche se a me è capitato il contrario: a una prima visione non mi ha detto moltissimo, dopodiché Lithops mi ha rimbrottato, l’ho rivisto un’altra volta e l’ho apprezzato molto di più. Alla terza visione, l’8 era d’obbligo.

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