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Recensione su High-Rise: La rivolta

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Elegantissimo e disturbante ma imperfetto / 25 ottobre 2017 in High-Rise: La rivolta

Wheatley ha un senso estetico notevole che, in questo caso, nell’espressione formale, mi pare decisamente debitore del Kubrick distopico di Arancia meccanica (non credo sia un caso, quindi, che anche la locandina del film richiami apertamente quella del film del ’71).
Confesso che sono rimasta a bocca aperta nel vedere sullo schermo gli interni del grattacielo del romanzo di Ballard da cui il film è tratto esattamente come ricordo di averli immaginati all’epoca della lettura del romanzo: o Ballard è riuscito a descrivere con una precisione univoca e “universale” gli ambienti che aveva in mente, o lo scenografo di Wheatley mi è entrato nel cervello. Quale ipotesi vi piace di più?

Detto questo e con un plauso alla prova artistica dell’assortito e nutrito cast di attori (fra questi, Tom Hiddleston, spaventosamente raffinato anche con i pantaloni al ginocchio e la faccia pasticciata di vernice, Jeremy Irons, Sienna Miller, Luke Evans, Elisabeth Moss), High-Rise mi è parso un’occasione sprecata. Se visivamente è un film ricco di soluzioni e di suggestioni elegantemente pop, dal punto di vista narrativo sembra costantemente scollato e ciò, a parer mio, non è dovuto solo al (bel) montaggio adottato, a tratti frenetico. Per quanto l’atmosfera generale sia correttamente disturbante, non si percepisce affatto la progressione alienante che conduce agli esiti apocalittici della vicenda. Se ne prende atto, senza comprenderne facilmente le premesse (e, completamente, gli esiti).
Peccato.

Bella anche la colonna sonora (azzeccatissimo l’abbinamento fra il brano Fly United degli Amon Düül 2, a me finora sconosciuti, e la scena del ballo sfrenato di Hiddleston ed Evans).

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