Diaz - Don't clean up this blood

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Diaz - Don't clean up this blood

Luglio 2001. Durante il vertice del G8, in corso nella città di Genova, si verificano scontri tra manifestanti e polizia. I black block imperversano nelle strade del centro, compiendo vandalismi e saccheggi. Le forze di polizia giustificheranno la violenta irruzione nella scuola A.Diaz, dove avevano trovato alloggio per la notte giornalisti e manifestanti pacifici, come una retata per arrestare le cosiddette frange sovversive. Amnesty International ha definito questa operazione ed i successivi pestaggi avvenuti nella caserma genovese di Bolzaneto come la più grande sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Diaz - Don't Clean Up This Blood
Attori principali: Claudio SantamariaClaudio SantamariaJennifer UlrichJennifer UlrichElio GermanoElio GermanoDavide IacopiniDavide IacopinimaschioRalph AmoussouFabrizio Rongione, Renato Scarpa, Mattia Sbragia, Antonio Gerardi, Francesco Acquaroli, Paolo Calabresi, Alessandro Roja, Eva Cambiale, Rolando Ravello, Emilie de Preissac, Mica Bara, Sarah Marecek, Lilith Stangenberg, Christian Blümel, Christoph Letkowski, Orlando Klaus, Friederike Straub, Max Mauff, Esther Ortega, Aylin Prandi, Monica Bârlădeanu, Camilla Semino Favro, Ana Ularu, Pietro Ragusa, Jerry Mastrodomenico, Duccio Camerini, Vincenzo Zampa, Cosmin Seleși, Paolo Giovannucci, Federico Pacifici, Ignazio Oliva, Niccoló Piga, Giovanni Di Felice, Alessia Giuliani, Renato Marchetti, Mircea Caraman, Alexandru Bindea, Bruno Armando, Giorgio Caputo, Marit Nissen, Pino Calabrese, Davide Gemmani, Jacopo Maria Bicocchi, Boris Vecchio, James Longshore, Gianmaria Martini, Ioana Picos, Oliviu Cristian, Stefan Huluba, Piero Di Tanno, Cezar Vlad Eugeniu Popescu, Cezar Grumarescu, Sorin Hroni-Godi, Alin Gheorghiu, Nicodim Ungureanu, Gheori Moussem, Aziz Jassim Umar, Alessandro Marini, Dana Maria Mattei, George Remeș, David Brandon, Maximilian Dirr, Christiane Grass, Olimpia Malai, Bogdan Daniel Bobocea, Bogdan Marhodin, Dan Radulescu, Pop Augustin, Abu Zayed Amir, Alexandru Nagy, Alessandro Procoli, Massimiliano Franciosa, Marco Conidi, Clara Vodă, Fabrizio Lo Presti, Orietta Notari, Luis Frontini, Antonio Carlo Francini, Vanni Valenza, Ioana Elecfi, Răzvan Hîncu, Alberto Bergamini, Adina Cristescu, Isabela Neamțu, Cristina Gabriela Buburuz, Bruno Buzzi, Șerban Georgevici, Gabriel Costin, Orlando Petriceanu, Marcel Cobzariu, Rares Lucaci, Andrei Mateiu, Ionut Chermenski, Silvia Quarantini, Clara Flores Aguilera, Daniel Marian Popa, Liviu Pojoni Jr., Lucia Istrate, Alexandru Unguru, Antonio Zavatteri, Simone Sabani, Cristiano Morroni, Mostra tutti
Regia: Daniele VicariDaniele Vicari
Sceneggiatura/Autore: Daniele Vicari, Laura Paolucci
Produzione: Italia, Romania, Francia
Genere: Drammatico
Durata: 127 minuti

Dove vedere in streaming Diaz - Don't clean up this blood

Quella sera del 21 luglio 2001.. / 12 Agosto 2017 in Diaz - Don't clean up this blood

Premettendo che il film tratta un argomento davvero profondo e complesso, difficilmente “indirizzabile” sotto un unico punto di vista, non ho trovato nell’opera di Vicari ciò che mi aspettavo. Dal punto di vista strettamente cinematografico, Diaz è un’opera per lo più visiva, esteticamente ineccepibile, ma ciò, a mio avviso, non basta per raccontare i fatti che accaddero durante la “Macelleria Messicana”. Si lascia poco spazio ai dialoghi, forse il metodo migliore per raccontare le diverse visioni dell’accaduto, e ai personaggi, molto criptici ed enigmatici, davvero troppo. Vicari non vuol fare “di tutta l’erba un fascio”, perciò deresponsabilizza, per quanto può, un po’ tutto e tutti. Nella Polizia c’è chi è buono e chi no, nei manifestanti c’è chi è un “black bloc” e chi no. E’ giustissimo pensarla così, tuttavia avrei preferito un maggior coraggio sull’osare risposte, considerando che questo film era necessario, sopratutto dopo la sentenza di assoluzione dei vertici della Polizia.

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Cazzo! / 15 Marzo 2016 in Diaz - Don't clean up this blood

Neanche a vedere Salò di Pasolini mi era venuto un attacco di vomito. Qui si, perchè, c’ero. Ero alla tv a vederlo quel G8. Ero un adolescente e volevo andarci a quella manifestazione, ma poi non ne ebbi la volontà. Ero sola, ed essendo una ragazzina, i miei non si fidarono. Così ero alla tv, a sperare coi manifestanti in un futuro migliore di quello deciso da pochi potenti. Poi… Il delirio. La morte e la follia.
Neanche Pasolini ha potuto immaginare il degrado umano a cui siamo giunti con questa Europa, dalle notti della Diaz, e del G8 di Genova.

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2 Giugno 2015 in Diaz - Don't clean up this blood

Propongo alcune considerazioni sparse su una pellicola sicuramente controversa, quanto ai contenuti, e che ho trovato non esaltante da un punto di vista tecnico-artistico.
È difficile non entrare nel merito quando si affrontano temi di questo genere, ma vorrei provare ad analizzare le cose nel modo più lucido, distaccato ed oggettivo possibile.

Ci sono poliziotti fascisti e che muoiono dalla voglia di usare il manganello, così come ci sono manifestanti non pacifici che pensano che la soluzione a tutti i problemi sia devastare qualsiasi cosa gli si pari davanti.
Ci sono molti poliziotti padri di famiglia che coprono poliziotti che si sono macchiati di violenze ed efferatezze, così come ci sono alcuni manifestanti non violenti che coprono manifestanti violenti perché, in fin dei conti, fanno comodo o semplicemente perché non hanno la forza di opporvisi, o ancora perché, inconsciamente, quel gioco sporco qualcuno di loro lo vorrebbe fare ma per paura o per non macchiare la propria maschera di pacifismo vi si sottrae.
Questi che ho elencato non sono stereotipi, ma categorie di persone che ciascuno di noi conosce e che io personalmente conosco.
I fatti di Genova hanno visto le une e le altre cose in un crescendo di violenze che non ha pari nella storia recente del nostro Paese.

Sono due ruoli difficili, quello del poliziotto e quello del manifestante.
La polizia come la fa, la sbaglia: quando agisce viene accusata di aver agito male, quando non agisce viene accusata per la sua inazione.
Il manifestante, invece, deve sempre sopportare l’accostamento al violento, per il solo fatto di essere un manifestante (fosse anche Gandhi, non importa).
Questo film parla della Diaz, tralasciando (o accennando in modo del tutto insufficiente) quanto accaduto nei giorni precedenti.
Dunque è un film che decide chiaramente di schierarsi dal lato dei manifestanti, che, per come la vedo io, vennero pestati selvaggiamente e crudelmente da poliziotti che persero la testa, diventando il braccio armato di coloro (vertici della polizia o della politica?) che in cuor loro desideravano riscattarsi da una figuraccia trasmessa in mondovisione: l’incapacità di gestire l’ordine pubblico in una situazione così importante, in cui i riflettori della comunità internazionale erano tutti puntati su una città.

Il film, è stato detto, è abbastanza verosimile in quanto basato su atti processuali. Eppure serve una precisazione molto importante: per atti processuali si intendono anche le testimonianze e le deposizioni delle parti offese. Quindi atto processuale non significa verità processuale, ciò deve essere ben chiaro. L’unica “verità processuale” è quella che emerge dalla sentenza definitiva, che ha attestato, in modo piuttosto generale, che vi sono state violenze e torture (reato che però non esiste nel codice penale italiano e che viene dunque ricondotto nelle fattispecie delle lesioni e delle percosse).
Sulla violenza rappresentata nella pellicola è stato detto tutto e il contrario di tutto: che Vicari ha esagerato, oppure che alla Diaz è stato addirittura peggio di quello che si può vedere nel film. Certo che se la scena dell’assalto fosse davvero verosimile, allora è stato un miracolo che alla Diaz non ci siano stati almeno una decina di morti (basta vedere il numero delle manganellate in testa che vengono dispensate).

Fatte queste considerazioni generiche sui fatti oggetto del film, e considerato che sarebbe stupido decidere di dare un voto sulla base di essi, non resta che il giudizio tecnico, l’unico che possa consentire una valutazione oggettiva.
Ma prima è necessario premettere (e ciò sicuramente può incidere sulla valutazione, non essendo un mero fatto) che un film del genere ci voleva, anche soltanto per accendere ancora una volta il dibattito e per far conoscere a chi era troppo giovane fatti di cui non si dovrebbe perdere memoria.
Ciò detto, ho trovato diversi attori francamente imbarazzanti, contrapposti ad altri decisamente all’altezza (sarà un caso, ma questi ultimi sono quelli stranieri).
La regia di Vicari è buona, con un ottimo controllo della macchina da presa nelle concitate scene dell’assalto.
Meno buona la sceneggiatura (l’immancabile, inutile, love story che toglie spazio a cose più importanti) nonché discutibili alcune scelte, in primis quella della bottiglia, a cui si da troppa importanza come pretestuoso “casus belli” quando l’unico vero movente dell’ingiustificata e stupida violenza barbara commessa dai poliziotti è stata l’altrettanto ingiustificata e stupida violenza barbara commessa dai black-block.

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Quel giorno del 2001… / 12 Maggio 2015 in Diaz - Don't clean up this blood

Quel giorno del 2001…
Film coraggio che denuncia in modo chiaro e netto una pagina orrenda della storia dell’Italia, la narrazione si basa su atti del processo ci sono scene crude ma rendano bene l’idea di quello che accade quel giorno e di come chi ha il potere lo usa spesso e volentieri a loro piacimento agendo per il “bene” dello stato.
Quel giorno del 2001 avevo 14 anni e capivo poco di quello che stava succedendo a Genova… ma gli anni passano ed una persona si informa sui fatti che non comprende e si fa una sua idea sulle torture di quei giorni e di come la “giustizia” assolve dei colpevoli acclarati, ma il parere di una persona libera non si cancella… io non dimentico.

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24 Ottobre 2014 in Diaz - Don't clean up this blood

Il film e interessante e sconvolgente. Avevo 11 anni quando e successo quindi non capivo molte cose ancora. Adesso sì e sono senza parole.

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